Gara al veleno in Malesia

Valentino fa cadere Marquez e il mondiale adesso è a rischio

Valentino fa cadere Marquez e il mondiale adesso è a rischio
25 Ottobre 2015 ore 10:04

Quando il gioco si fa duro. E’ proprio un bel guaio, perché a trecento all’ora cosa cavolo fai? A sportellate a tutta velocità, ecco cosa. Quello in Malesia doveva essere il duello dei duelli, epica in sella a una moto, e invece no. Valentino Rossi arriva terzo, appena dietro al compagno-avversario su Yamaha Jorge Lorenzo (primo Dani Pedrosa su Honda, invece). Il mondiale MotoGP si deciderà a Valencia l’8 novembre, ultima puntata della serie c’eravamo tanto odiati. Ma quella di Sepang passerà alla storia per l’avversità (un’altra), quella tra Rossi e Marquez, e per un gesto che è un patatrac, e farà discutere. Un calcetto, un tocco, una sportellata (appunto) che ha mandato ko Marc. La curva 14, lì dove è caduto Marquez, diventerà un cult. «Marquez ragiona come un bambino, sta aiutando Lorenzo per non farmi vincere», aveva detto Vale prima della gara. A forza di dirlo è successo davvero. In Spagna, contro Lorenzo e Marquez (e anche Pedrosa), contro una nazione intera, Valentino partirà in ultima fila con 7 punti di vantaggio e tanta rabbia. «Sarebbe stato bello giocarsela con Lorenzo – ha dello Valentino alla fine -, ma Marquez si è messo in testa di deciderla lui. Peccato. Poche volte nello sport è successa una cosa del genere».

 

Malaysia MotoGP Motorcycle Racing

 

Ci parlano di rettilinei, di curve strette, lunghe, corte, doppie, spezzate, di gomitini e di marce, quinta, seconda, quarta, ma quando il semaforo verde si accende i calcoli stanno a zero. Dài Vale, dài. Dopo due giri è già l’annuncio dell’apocalisse: Lorenzo sgraffigna posizioni, supera Vale, poi Marquez e tiene il passo del primo, Pedrosa. E Rossi? Marquez va ancora largo e Vale, zac, lo supera. Sembra passata una vita, sono andati via appena due giri. E le cose vanno anche più intensamente quando Valentino e Marquez si danno battaglia peggio dell’arrembaggio dei pirati. Sorpassi, controsorpassi, sussulti, paure, provocazioni, aaah: se non avete trattenuto il fiato lì, allora le moto non fanno per voi. Intanto Jorge Lorenzo saluta tutti e se va (insieme a Pedrosa eh). Il mondiale è una partita a scacchi giocata a trecento all’ora e il week-end di tensione era stato solo un assaggio.

E poi? La rabbia sfocia in un duello che cambia faccia alla corsa. Rossi e Marquez si prendono a schiaffi peggio di Bud Spencer e Terence Hill, botte da orbi ma la peggio ce l’ha Marc. Valentino lo aspetta, frena un po’, lo manda fuori (con un calcetto?, lui dirà di no) e lo spagnolo ruzzola a terra, è fuori dai giochi. Nervoso. Moviola. Volano urlacci ai box. Vale, proprio tu? A una gara dalla fine questo episodio farà discutere e arrabbiare, a Valencia (8 novembre) ne vedremo delle brutte. Quel che è certo è che la caduta di Marquez e il gesto di Valentino cambiano profondamente la gara, questa di Sepang, e a 6 giri dalla fine (da qualcuno prima) diventa stabile con Jorge al secondo posto e Valentino a inseguire il nemico di squadra alla Yamaha. In pista non succederà più nulla. Così Lorenzo rosicchia qualche punto in classifica. Ora i due sono divisi da una manciata di punti, appena 7. Ma in Spagna chissà.

 

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A fine gara la tensione è scura come un temporale. Il primo ad arrivare è Jorge Lorenzo, e tuona: «Spero che la direzione prenda una decisione giusta e dia una sanzione giusta. Penso che questa volta che sia la cosa giusta. E arrivare a Valencia con meno punti». Fulmini, saette, il post gara è un uragano. In direzione ci vanno Valentino e Marc, quelli di Yamaha e di Honda, e ci va pure Jorge Lorenzo urlando la sua. Nel paddock Valentino si presenta molto più tardi. Le dichiarazioni a caldo: «Purtroppo ho perso troppo tempo con Marc. Nella curva 14 sono andato un po’ largo. Poi lui si è avvicinato a me ed è caduto in quel momento. E’ un peccato, in una gara normale potevamo tranquillamente battagliare con Jorge. Invece adesso abbiamo perso dei punti e sarà più difficile la gara di Valencia». E quelle dopo? «Dalle immagini dell’elicottero si vede benissimo che non ho dato un calcio. Non lo volevo assolutamente buttare fuori. Volevo farlo rallentare un po’ e scappare via». E invece è il mondiale che adesso scivola via.

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