In arrivo la rotatoria

Venti ditte per cinquantasei abitanti Stiam parlando della Betosca di Orio

Venti ditte per cinquantasei abitanti Stiam parlando della Betosca di Orio
23 Marzo 2017 ore 04:00

Il quartiere «Betosca», frazione industriale di Orio al Serio, ha origini storiche e nobili. Proprietaria di queste terre era difatti la famiglia del nobile don Alessandro dei Betoschi. Uno dei primi riferimenti storici della zona, da sempre separata dal centro cittadino, è datato 1581 e attribuito al vescovo di Bergamo monsignor Regazzoni. Le terre a cui i documenti storici fanno riferimento si riferiscono tuttavia a quello che oggi è l’aeroporto civile. In memoria delle origini storiche, l’Amministrazione Comunale ha optato a intitolare la zona industriale di Orio al Serio «Nuova Betosca».

 

 

Oggi, la Betosca è una frazione industriale e artigianale, crocevia di commerci di ogni tipo: in tutto, si contano più di 20 attività, soprattutto nel settore secondario e in particolare metallurgico ed edile, e 56 abitanti. In particolare, lo sviluppo dell’aeroporto ha portato alla zona nuova vita, sia per l’avvento del turismo sia per l’aumento dei flussi di scambio di merci e prodotti. «Il via vai è molto aumentato in questi anni», racconta il vicesindaco Gianluigi Pievani. La zona, inoltre, sarà presto soggetta a una grande opera stradale: «Sono stati molti gli sviluppi recenti. Da un lato, il traffico dell’aeroporto in costante crescita e dall’altro la recente opera di ampliamento di Oriocenter», spiega Pievani. «La crescita ha reso necessario l’ampliamento della rotonda sita tra via Fermi, via Industria, via Padergnone (Zanica) e via Azzano (Grassobbio). È un importante punto di passaggio per le zone industriali dei tre paesi».

 

 

«La mia famiglia ha vissuto da sempre nel quartiere Betosca», spiega Gualberto Dovere, figlio e collaboratore dell’imprenditore oriese Pietro Dovere. «Siamo sempre stati staccati dal paese. Noi lavoriamo nel settore metalmeccanico (l’azienda esporta Gru in tutto il mondo) e abbiamo spesso riscontrato che lo spazio è insufficiente». Gualberto spiega che, negli anni, il traffico è aumentato vertiginosamente, rendendo le manovre industriali più lente. «Anni fa nessuno sapeva del quartiere Betosca, che sembra non esistere affatto. Abbiamo scritto una serie di lettere, ad esempio per ottenere il panello elettronico per le informazioni», aggiunge. Le cose, negli anni, sono cambiate. Oggi l’Amministrazione pone attenzione al quartiere industriale, anche decorandolo durante le festività. In Betosca si vive molto in casa. «Gli abitanti sono quasi tutti gli stessi imprenditori, che abitano vicino all’azienda e fanno da “custodi”, come ad esempio mio padre», aggiunge Gualberto. L’isolamento, conclude, ha anche aspetti positivi: il rumore e l’inquinamento acustico sono tenuti distanti e mitigati.

 

 

«Noi residenti della Nuova Betosca non ci conosciamo molto, viviamo perlopiù in casa», aggiunge Manuel Invernici, che è titolare con il fratello e il padre dell’azienda «Neon Adriano». E sottolinea «Noi viviamo qui dall’82. Oggi non ci sentiamo esclusi, ma le cose sono cambiate molto negli anni. Nei primi anni avevamo pure problemi con la fornitura di acqua, ma dagli Anni Novanta è stato sistemato». Gli imprenditori del luogo sottolineano soprattutto l’aumento del traffico sulle strade, dovuto anche alle cinque aziende di parcheggi sorte nel quartiere durante gli ultimi anni. «Ci sono ancora alcune criticità – continua Manuel – in particolare per le strade. Vorremo far installare anche qui come in paese telecamere di sicurezza e dossi per rallentare le auto». L’inquinamento acustico, inoltre, non è un problema: «ci si abitua a tutto. E comunque il rumore degli aerei è molto più forte in paese rispetto a qui», prosegue Invernici. «Purtroppo – aggiunge Pievani – I parcheggi che stanno sorgendo stanno convertendo la zona e la cultura artigianale e industriale sta diminuendo». Ma conclude: «Per noi è un prestigio avere una zona economicamente così produttiva e che dà molto lavoro. C’è imprenditoria e dimostra che la gente ha ancora voglia di mettersi in gioco».

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