Io non ne avevo mai conosciuto uno

Vi racconto il mio mestiere: il gigolò

Vi racconto il mio mestiere: il gigolò
Personaggi 04 Maggio 2017 ore 05:00

Io un gigolò non l’avevo mai conosciuto; nella mia testa mi richiamava l’immagine di un giovane senza arte né parte, una sorta di vitellone nostrano che dell’ars amatoria aveva fatto il suo scopo nella vita. Poi settimana scorsa me l’hanno presentato: a una cena in casa di amici è arrivato Paolo, 45 anni, una laurea in lingue e parlantina sciolta, di professione gigolò e le sue chiacchiere hanno tenuto banco tutta la sera. «Io mi definisco un accompagnatore, ma la gente mi chiama in mille modi diversi: escort, prostituto, amico speciale, professionista del sesso. Ho cominciato per gioco e per necessità e poi è diventato il mio lavoro. Per anni ho svolto l’attività di interprete in giro per il mondo: una settimana ero a Mosca, quella dopo a New York e quella dopo ancora a Tokio. Le donne mi sono sempre piaciute e durante i miei soggiorni di lavoro le avventure non sono mancate. Piacevo soprattutto alle consorti degli industriali presenti alle fiere. Poi un giorno un magnate francese ha scoperto che la moglie trascorreva il suo tempo libero nella mia camera d’albergo e nel giro di una settimana mi ha fatto terra bruciata: le due agenzie per le quali lavoravo hanno smesso di chiamarmi e mi sono ritrovato senza un’occupazione. La consorte del magnate si è sentita in colpa e quando veniva a trovarmi da Parigi, lasciava nella tasca della giacca un assegno, o come lo chiamava lei “mon petit cadeau”. All’inizio mi sono sentito in imbarazzo, poi ho capito che se volevo pagare le bollette, dovevo lasciare ogni sensazione di disagio fuori dalla mia vita. Dopo la signora francese, ne è arrivata una di Milano, poi un’altra ancora. Ho cominciato così e senza accorgermi mi sono costruito un’attività professionale. Non mi sono mai fatto pubblicità: è bastato il passaparola delle clienti».

 

 

E così oggi Paolo, al prezzo di cinquecento euro, spese per la trasferta escluse, regala dolcezza e attenzioni a chi le ha perdute da tempo o non le ha mai avute. I biglietti del treno o dell'aereo sono a carico loro, così come vitto e alloggio. Se poi l’impegno è per l’intero weekend, la tariffa triplica. Le sue principali clienti sono donne benestanti, single, sposate o divorziate che pagano per avere un compagno premuroso, un amico sincero, un amante focoso o un complice anche se solo per una notte. Tra loro ci sono molte manager in carriera: non hanno tempo per le relazioni, non hanno voglia di legarsi a un uomo o socializzare se non per parlare di affari; sono in ostaggio del proprio lavoro e a loro va bene così. «Guadagnano tanti soldi – dice – e non hanno problemi a spenderli; fanno le dure, ma non lo sono mai davvero, divise perennemente tra sesso e sentimento. Con qualcuna continuo a sentirmi anche se le vedo due o tre volte all’anno. Mi parlano dei loro problemi, della loro vita, con altre invece non accade. Non c’è alcun discorso e nessun coinvolgimento, ma solo il sesso quando ci si rivede».

 

 

Ma non tutte le donne che lo contattano cercano sesso, anzi questa idea è solo uno stereotipo. «A qualcuna di loro non interessa proprio fare l’amore, vogliono una sera romantica con un uomo che le corteggi, le faccia sentire desiderate e le prenda per mano tutta la cena. Alla fine della serata può anche scapparci un bacio, ma poi risalgono sul loro Suv e se ne vanno felici e appagate». Qualcun’altra affitta Paolo come accompagnatore ufficiale da portare ai matrimoni, alle feste di compleanno o alle serate di gala. «Mi ricordo di Mara, una donna del centro Italia; per un lungo periodo mi ha presentato ai suoi genitori come il fidanzato. La sua famiglia era preoccupata perché all’alba dei quarant’anni non aveva ancora trovato l’amore e allora lei per calmare gli animi e le ansie genitoriali, ha pensato bene di “crearsi” un compagno. Così una volta al mese, feste di Natale e Pasqua incluse, abbiamo raggiunto la provincia di Arezzo per trascorrere del tempo tutti insieme. Tra di noi non c’è mai stato sesso, ma solo complicità, tante chiacchiere e moltissimi momenti conviviali con tutta la sua famiglia. Poi un giorno mi ha chiamato per avvisarmi che aveva trovato un fidanzato: si era innamorata del suo capo e il sentimento era ricambiato. Non l’ho più sentita per circa sei mesi, poi una mattina mi è arrivato l’invito al suo matrimonio. L’ho ringraziata, ma non sono andato perché il mio lavoro era finito. Il giorno delle nozze le ho mandato cinquanta rose bianche, in onore dei giorni trascorsi, augurandole tutto il bene del mondo».

 

 

L’agenda di Paolo è sempre molto fitta e oggi per godere della sua compagnia, è necessario prenotare per tempo: di solito si aspetta dalle due alle tre settimane, ma può capitare di dover attendere anche di più. «Non dico mai di no a nessuno, perché è il mio lavoro e perché non esistono donne brutte; tutte sono a loro modo affascinanti ed uniche. Io riesco ad essere quello che loro vogliono: il partner premuroso, tenero e romantico, ma anche il complice che regala un amore trasgressivo, creativo e senza inibizioni dove tutto è lecito se sono loro a volerlo».

Solo su un aspetto Paolo è categorico: «Dico di no a chi mi contatta per perdere la verginità». Sembra una battuta, ma è un fenomeno più diffuso di quello che si pensa. «Sono donne che hanno dai 25 ai 35 anni, non hanno mai fatto sesso e si percepiscono diverse e lontane anni luce dal resto della popolazione femminile. Mi chiamano per chiedermi di iniziarle ai misteri dell’amplesso, qualcuna dice di essere molto curiosa e non vede l’ora di sperimentare il suo primo orgasmo, qualcun’altra sta cominciando una relazione e non vuole trovarsi impreparata. Quando me lo chiedono, consiglio di rivolgersi altrove; ci sono colleghi che a differenza mia, la considerano una prestazione come tutte le altre. Per me non è così: detto da me suonerà strano, ma considero la verginità un valore importante e un momento della vita che non va consumato con il primo che capita. E io non voglio essere quel “primo” con gente che magari non vedrò più».

 

 

E così la mia cena si è rivelata un interessante spaccato di sociologia dei nostri giorni, una finestra su un mondo che ignoravo, costellato di donne agiate che decidono in maniera consapevole di pagare un uomo per divertirsi, per sperimentare e stare bene una sera, una notte o l’intero fine settimana. La sua è una vita sui generis, che in molti invidiano: si alza vero le 10 della mattina, legge qualche pagina di un libro di arte (una delle sue grandi passioni), poi palestra, lampada e via per un’altra serata. Quando non lavora, va al cinema, a teatro e frequenta un corso di lingua inglese per conseguire la certificazione C2, il massimo livello da raggiungere. Da qualche anno – ha spiegato – lavoro con clienti straniere, soprattutto francesi e russe e conoscere in maniera ineccepibile l’inglese è fondamentale. Corpo e testa sono in egual misura gli strumenti del mio lavoro e il mio biglietto da visita e quindi vanno allenati con costanza».

Paolo oggi è un uomo sereno e rispettoso: ha raccontato delle sue “donne” con correttezza, senza mai giudicare o diventare inopportuno. Quando uno dei commensali glielo ha fatto notare, ha sorriso e ha risposto: «Mi sento un moderno Don Chisciotte, un cavaliere errante impegnato a difendere il sesso debole e a riparare i torti loro subiti. Ogni donna è una nobile dama, la mia principessa per una sera da trattare come il più raro e delicato dei fiori. Per me è anche business, ma loro questo non devono e non vogliono ricordarselo».