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Vito e quei 75 concerti del Boss A Ponte ha praticamente un museo

Vito e quei 75 concerti del Boss A Ponte ha praticamente un museo
21 Settembre 2019 ore 04:30

«Alla fine degli anni Settanta lavoravo a West Radio, qui a Ponte San Pietro. Erano gli anni delle radio libere e selvagge, nascevano ovunque, portavano la musica in primo piano, si illudevano di potere regalare una vera libertà di espressione. Eravamo entusiasti. È stato lì che ho conosciuto Bruce Springsteen. È stata una rivelazione. Facevo un programma di musica dal vivo quando mi è arrivato questo disco doppio, un vinile, ovviamente… Ho perso la testa. Mi è sembrato così bello: potente e lirico al tempo stesso».

 

 

Vito Gianfrate ha sessant’anni: l’amore per Bruce dura da trentanove anni. Il Boss fa parte della sua famiglia, insieme a sua moglie e a suo figlio che un po’ condividono, e un po’ sopportano, la sua passione. Vito da quel 1980 ha assistito a ben settantacinque concerti del Boss! La sua casa, e soprattutto la sua cantina, sono una specie di santuario del cantante, con migliaia di ricordi. Dice Vito: «Il mio sogno sarebbe quello di creare un museo del Boss. Ho decine di manifesti, autografi, dischi, fotografie, biglietti di ingresso… Un museo vivo, dove si faccia della musica, dove vengano i giovani. Potrebbe diventare una vera casa della musica rock. E potrebbe ospitare altre collezioni, di altri grandi musicisti, cantautori… Sì, è il mio sogno. Credo nel valore culturale di un’operazione di questo tipo. Perché questi personaggi, Bruce Springsteen, Dylan, De André, Bennato e via dicendo, non sono semplicemente cantanti, ma hanno segnato un’epoca, hanno rappresentato una generazione. La rabbia, la voglia di cambiare, le storie degli ultimi, il guardare in faccia la vita. Springsteen viene dopo il Sessantotto, ma proprio per questo credo sia di particolare interesse, il suo è un discorso che prosegue nei decenni».

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Vito abita a Ponte San Pietro, ricorda il suo paese quando era una cittadina ricca, bella; ricorda i tempi dei Legler, dell’azienda che dava gran vita al paese, non soltanto per via del lavoro, ma anche sotto l’aspetto culturale, sportivo, sociale. Oggi Ponte San Pietro del suo splendore conserva la memoria, ma a tratti rischia di perdere pure quella. C’è bisogno di iniziative che rilancino la cittadina, il suo centro storico così bello lungo il fiume. C’è bisogno di sistemare quelle parti storiche che sono…

 

Articolo completo a pagina 33 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 19 settembre. In versione digitale, qui.

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