Hai voglia te, a darti da fare

22 Agosto 2014 ore 15:55

Il protocollo finale. Qui bisogna andarci coi piedi di piombo. Detto altrimenti: è come camminare sulle uova. Perché ne va della vita. Di quella di qui come di quella eterna. Il papa ha detto: leggete il capitolo 25 di Matteo, in cui si anticipa la seduta del tribunale finale. Riflettete bene su quello che ci sarà chiesto e comportatevi di conseguenza. Ok. Ma leggi e rileggi non è che la cosa esca bene in chiaro. In certo senso si complica.

Diciamolo meglio: quel che risulta chiaro è che a far del bene non si sbaglia. «Vedi uno che sta male (qualunque cosa significhi “star male”: aver fame, non avere acqua da giorni, stare in prigione, avere i calcoli renali. Qualunque cosa)? Dagli una mano, e alla fine ti prenderò con me», dice il Signore. Daremo la mano, ci mancherebbe.

Meno chiaro è perché quelli che si accorgono di trovarsi dalla parte giusta – le pecore – non capiscono, sulle prime, perché sia toccato loro questo privilegio. «Non ti abbiamo mai visto, perché dici che ci siamo presi cura di te?». «Perché ero in tutti quelli cui voi avete dato da mangiare aperto le porte di casa vostra ecc. ecc.», è la risposta.

Bene. Ora che lo sappiamo, facciamo anche noi così. Che altro c’è da dire? Non vogliamo farlo? Peggio per noi: faremo la figura dei caproni (capros). Per il modo di pensare di Gesù questo significa che le figura di cui sopra non la faremo solo dopo, o alla fine. La faremo fin da subito, perché l’eternità è in corso.

No. Un attimo. Già in precedenza ci era stata proposta un’anteprima della seduta del tribunale. Al posto di pecore e caproni c’erano alberi da frutto e piante cattive, ma la sostanza era la stessa.

In quella occasione Gesù aveva detto:

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?”. Io però dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”».

Ma come? chi compie miracoli nel Suo nome sarebbe un operatore di iniquità? perfino un esorcista, sarebbe un operatore di iniquità? Dice di sì. Che lui certa gente non la conosce nemmeno. Peggio che caproni, per dirla tutta.

Non so. Io direi così: che il punto decisivo sembra che sia fare la volontà del Padre. Fare miracoli (addirittura) per mostrare che si è bravi, per verificare se funziona, per convincersi di aver ottenuto il potere di farli, non va bene. (Non so chi siate). Cacciare i demòni per l’orgoglio di saperne una più del diavolo e fargliela pagare, non va bene. (Via di qui! Non vi conosco).

Vuol dire che non sono “i fatti”, i risultati, e nemmeno le nostre capacità che Gli interessano. Metter su una ONG che funziona a meraviglia? Non è questo il problema. Il problema è essere come Lui, che non è venuto qui per far miracoli, per guarire la gente, tenere discorsi profondi. È venuto qui, Lui, per fare la volontà del Padre. Per permetterci di ricucire il rapporto con lui. E la volontà del Padre certe volte consiste nell’operare miracoli, altre nell’andare a Gerusalemme via Gerico, altre nel salire in cima a un monte con tre dei suoi che poi non volevano più scendere, altre lasciarsi profumare i piedi da una donna, altre lavarli Lui, i piedi, ai suoi amici. Per fare la volontà del Padre, non per altro.

E dunque chi sono i suoi fratelli? Quelli che intendono fare la volontàdel Padre, come Lui. Non quelli che vogliono fare i fichi religiosi, o far vedere che sono potenti, o essere attivi su #SoloNoiAbbiamoCapito o altro.

Quelli che hanno a cuore il destino dei loro fratelli, quelli Gli interessano. Che li curano, li aiutano, li vanno a trovare, perché che altro si può fare, quando si vede uno che sta male? Animali docili, sempre convinti di essere inutili, tanto grande è il dolore del mondo. Soprattutto inutili, perché se Lui non fosse risorto, hai voglia te, a darti da fare. La ferita essenziale sarebbe ancora aperta, il Padre altrove. Vogliamo essere obbedienti, Signore. Solo questo.

 

 

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