È morto all'età di 70 anni

Woodstock e quattro canzoni in ricordo di Joe Cocker

Woodstock e quattro canzoni in ricordo di Joe Cocker
23 Dicembre 2014 ore 11:44

Lunedì 22 dicembre è morto, nella sua casa in Colorado, Joe Cocker, indiscusso protagonista della musica del ‘900, inconfondibile e graffiante voce di brani rock senza età e di ballate che hanno fatto innamorare milioni di persone in tutto il mondo. Se n’è andato con al suo fianco Pat, sua seconda moglie, che l’ha aiutato ad uscire dal tunnel della droga e dell’alcol in cui, negli anni Settanta, era naufragato insieme a tanti grandi del suo tempo. Se n’è andato lontano dalla sua amata Inghilterra, lontano dai minatori di Sheffield, che presero le sue canzoni e le resero, in qualche modo, bandiera, come fecero i raccoglitori di cotone dei primi anni del Novecento con il soul. Un cantante unico, in grado di portare il blues e il soul nel nuovo mondo del rock, in grado di dipingere capolavori con i soli colori della sua voce.

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Spesso si dice che Joe Cocker è stato un grandissimo interprete: vero, tanto che alcune sue esibizioni con canzoni dei Beatles sono diventate leggenda, come With a little help from my friends cantata sul palco di Woodstock nel 1969, dove incantò tutti e si impose al grande pubblico. Ma definirlo solo “interprete” è un errore, è una definizione così limitativa da scadere nell’insulto. Perché quando Cocker cantava le canzoni di altri artisti, come per magia quelle diventavano sue. Troppo unica la sua voce per non poter essere così, troppo abile nell’entrare nelle note, viverle e raccontarle ad altri perché quelle rimanessero opere altrui.

Joe Cocker visse due carriere: quella senza freni e senza limiti tra gli anni ’60 e ’70, e quella della consacrazione assoluta negli anni ’80, dove, abbandonati gli eccessi fuori dal palco, si erse a Frank Sinatra del rock, “The Voice” di un soul-rock inimitabile. È stato uno dei pochi, con parere unanime della critica, a produrre dischi di infinita bellezza e classe in quella che, per molti, diventa la fase calante della carriera, quella dei ricordi nostalgici e dei brani del passato. Si reinventò, vinse un Oscar grazie a Up where we belong, cantata con Jennifer Warnes e compresa nella colonna sonora del film “Ufficiale e Gentiluomo”. Fu fautore di milioni di spogliarelli domestici ammiccanti e imbarazzati grazie a quel piccolo capolavoro di sensualità che è You can’t leave your hat on, sulle cui note ogni donna può diventare Kim Basinger e far impazzire, alla luce di un frigorifero, il proprio personalissimo Mickey Rourke. Divenne istituzione, esibendosi al Giubileo per la Regina Elisabetta e ricevendo da lei un’onorificenza. Ma il suo mondo era e restò sempre il palco, con concerti che, nonostante il passare degli anni, restavano esperienze emozionalmente uniche. Ora Joe Cocker se n’è andato, ma come ogni grande artista, in realtà, non se ne andrà mai, avendoci regalato note inconfondibili e indimenticabili, che vogliamo onorare proponendovi 4 canzoni e un’esibizione.

 

With a little help from my friends – Woodstock, live, 1969

http://youtu.be/bRzKUVjHkGk

 

Delta Lady -1969

 

You can leave your hat on – 1986

 

When the night comes – 1989

 

N’oubliez Jamais – 1997

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