Terzo Landa, la sorpresa

Giro d'Italia, ci resta una domanda: Se la crono fosse stata più corta?

Giro d'Italia, ci resta una domanda:  Se la crono fosse stata più corta?
Personaggi 01 Giugno 2015 ore 10:00

Resta un punto di domanda di sessanta chilometri: senza la crono, quella lunghissima crono a spezzare l'incertezza, avremmo festeggiato la vittoria di Fabio Aru? La risposta cade nel vuoto, il Giro d'Italia 2015 lo ha vinto Alberto Contador, el Pistolero, lo spagnolo con le sopracciglia che sembrano un baffo. Ha staccato il suo giovane rivale sardo di 2'02'' (terzo Mikel Landa a 3'14'') e si preso, come nel 2008, la corsa rosa. È la seconda della carriera. (Lui dice di averne vinte tre, ma quella del 2011 gli è stata revocata per doping e noi ci atteniamo all'Albo d'oro che altrimenti a cosa serve.) Un po' ci dispiace. Prima che cominciasse il Giro, qualche settimana fa, speravamo davvero che Aru potesse arrivare a Milano vestito con quella bella maglia rosa dopo il piazzamento dell'anno scorso. Non è successo. Ma è stato comunque un Giro bellissimo, emozionante, avvincente come non ne vedevamo da anni.

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Landa, la sorpresa. È stato il Giro che ci ha fatto scoprire Mikel Landa, il compagno di Aru, che quasi quasi fa lo sgambetto al suo capitano. Abbiamo incontrato Davide Formolo, un giovane che farà parlare di sé (e nemmeno tra molti anni). Abbiamo riscoperto la generosità di Diego Ulissi, l'uomo della Lampre che cercava la resurrezione e l'ha trovata sulle strade del nostro bellissimo Paese. È stato il Giro delle montagne minacciose ma non troppo, degli imprevisti, delle cadute tremende (quella di Pozzovivo è stata davvero agghiacciante). Non è stato il giro di Ryder Hesjedal, il canadese che ha provato e riprovato a vincere una tappa. E invece? Tanta fatica e basta. Non è stato il giro di Uran, il colombiano doveva vincere il Giro. Niente da fare, è arrivato con 30' di ritardo. Ma è stato soprattutto il Giro di duelli come non se ne vedevano più, tra Aru e Contador, il ragazzino e il campione.

 

 

Meriti da dividere. E come sempre i meriti vanno equamente divisi. Quelli di Contador sono semplici e chiari: ha fatto il campione, attaccato quando c'era da attaccare, controllato quando c'era da controllare. Ironizzato tutte le volte che ha potuto. «Mi sono preparato cinque mesi per arrivare qui e prendermi il Giro», ha detto più di una volta. Falso: lui vuole il Tour de France più di ogni altra cosa. O anche: «Aru ricorda me quando ero giovane». Bugiardo. Adorabile bugiardo, Contador. Il giorno che cade, a Jesolo, quando mancano poco più di tre chilometri al traguardo della tredicesima tappa, lo spagnolo non perde la calma. Quel giorno Aru si prende la maglia rosa, proprio alla vigilia della cronometro tanto discussa. È stato lì che si è deciso il Giro d'Italia, con quel lungo percorso di 60 chilometri che Contador era in grado di gestire e Aru no, cercando invece miracolosamente di limitare i danni. Danni che alla fine si sono rivelati comunque incolmabili. La quattordicesima è stata la tappa che ha separato le nostre idee: di là ci sono finite tutte le certezze che Contador fosse il padrone del Giro.

 

 

I guizzi di Aru. Ma il merito di Aru è stato un altro, più grande, quello di averci fatto sognare fino alla fine, dimostrando un coraggio da leone. «Dai, vediamo», è stata la sua frase preferita ogni volta che gli hanno chiesto se avesse intenzione di attaccare. Come faceva a sbilanciarsi? O anche: «La squadra è fantastica e mi sta dando una grande mano». In effetti l'Astana, la squadra kazaka di Fabio, si è vista in tutte le tappe. A due dalla fine, quella con l'arrivo a Cervinia, Aru ci ha fatto però meravigliare: è andato a cercarsi la vittoria di tappa che gli mancava, e l'ha presa. Il giorno dopo, sul Sestriere, quando Contador ha avuto una piccola crisi, Fabio ha avuto il merito di metterci anche un dubbio: «Se scatta adesso può davvero prendersi la maglia rosa?», ci siamo chiesti. No, ora lo sappiamo. Ma quella serie di scatti più isterici di una turbolenza hanno tenuto in vita il Giro fino all'ultimo - è il caso di dire - chilometro. Non è bastato. Fortuna ci siamo divertiti lo stesso.

 

 

CLASSIFICA GENERALE:

1. Alberto Contador (Tinkoff-Saxo, SPA)
2. Fabio Aru (Astana, ITA) a 2'02''
3. Mikel Landa (Astana, SPA) a 3'14''

 

CLASSIFICA GIOVANI:

1. Fabio Aru (Astana, ITA)
2. Davide Formolo (Team Cannondale-Garmin, ITA)
3. Fabio Felline (Trek Factory, ITA)

 

CLASSIFICA A PUNTI:

1. Giacomo Nizzolo (Trek Factory Racing, ITA)
2. Philippe Gilbert (Bmc, FRA)
3. Sacha Modolo (Lampre-Merida, ITA)

 

CLASSIFICA SCALATORI:

1. Giovanni Visconi (Movistar, ITA)
2. MIkel Landa Meana (Astana, SPA)
3. Steven Kruijswijk (Team Lotto, HOL)