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Zanica, nello scrigno di Pier Angelo 11mila preziosi frammenti di storia

Zanica, nello scrigno di Pier Angelo 11mila preziosi frammenti di storia
Personaggi 22 Maggio 2018 ore 09:45

La passione per la storia, si sa, accomuna migliaia di collezionisti in tutto il mondo. Non è da tutti, però, riuscire a raccogliere circa 11.400 oggetti antichi di ogni tipo. Ce l’ha fatta invece l’associazione zanichese «Frammenti di storia». Per raccontare questo amore incondizionato per il passato, ci viene in aiuto Pier Angelo Esposito.

Da una passione personale. Il presidente ci ha accolti in quella che, prossimamente, diverrà la sede dell’associazione. Il gruppo, oggi, conta trentasette soci. Arrivati nello studio, notiamo subito alcuni cimeli conservati dal signor Esposito, che inizia quindi a raccontare la storia dell’associazione: «Tutto nasce da una mia passione personale: a quattordici anni iniziai a lavorare per un artigiano che restaurava mobili. Mai avrei pensato che quel lavoro mi avrebbe fatto incontrare ciò che mi avrebbe per sempre segnato. In un cantiere, infatti, trovai alcune serrature risalenti al Seicento. Un pezzo di storia che portai a casa. Mancavano però le chiavi: le trovai in seguito. Oggi, conservo ancora quei primi pezzi della mia collezione. A questo punto ho cominciato a collezionare oggetti antichi – prosegue –. Per primi i candelabri, di cui possiedo un centinaio di esemplari; in ultimo, invece, le biciclette da lavoro. Si tratta di velocipedi usati per ogni tipo di mestiere».

 

 

Le storie degli oggetti. E, in effetti, si contano diciotto esemplari di bici, utilizzate per le più svariate professioni: lo stagnino, il calzolaio, l’arrotino, il sarto, il barbiere, lo zoccolaio, il postino e il prete, solo per citarne alcuni. Ciascuno di questi pezzi racconta una storia. Quella più particolare, tuttavia, viene raccontata dalla bicicletta di una merciaia: «Durante una mostra, una signora l’ha vista – racconta Esposito – e le ha ricordato di una vestina in pizzo che le fu donata come dote nuziale. Grazie alla potenza evocativa di un ricordo, la donna ci ha donato quel pezzo della sua storia e ci ha permesso di mostrarlo a tutti, dandogli nuova vitalità».

Pier Angelo prosegue nella narrazione: «Come dicevo, la collezione ha avuto il via quasi cinquant’anni fa. I “Frammenti di storia”, però, sono più recenti. Era il 1996, fu in quell’anno che organizzai la prima mostra. Si tenne presso gli stabili di quello che era il Circolo dei lavoratori – ora Al vecchio tagliere –. A darmi una mano con l’allestimento anche un giovane consigliere comunale, Luigi Locatelli. Fu proprio l’attuale sindaco che, durante una cena, propose il nome “Frammenti di storia” per la mostra che stavamo organizzando. Questo perché ciascuno dei pezzi in esposizione raccontava dei pezzi di storia, dei frammenti, appunto». Da quella sera al tavolo, dunque, il nome.

 

 

Tuttavia, un’altra storia è stata fondamentale per l’associazione: «Nel 2011, io e mia moglie andammo in viaggio a Brunico. Qui visitammo il Museo etnografico. All’uscita, mia moglie chiese e ottenne il recapito telefonico del fondatore direttore. Si trattava di un signore di più di ottant’anni, con il quale chiacchierammo per più di due ore nel bar “Italia” del paese. Davanti a un caffè, fu lui a suggerirci di costituirci in associazione, per avere un maggiore riconoscimento».

I pezzi della collezione. Terminato il racconto, il presidente ci mostra alcune fotografie e alcuni cimeli. Primi tra tutti, i pezzi forti della cultura contadina: «Conservo tuttora erpici e attrezzi da lavoro come falci e altri utensili. Inoltre abbiamo tutte le attrezzature che, in passato, venivano utilizzate per la produzione della seta e della polenta. Sono presenti anche innumerevoli giochi del passato. Questo ci permette anche di rivolgerci ai giovani: ieri (venerdì 20 aprile) siamo stati all’asilo di Zanica a mostrare tutti i giocattoli che abbiamo raccolto». Come spesso capita ai collezionista, anche Pier Angelo ha voluto raccogliere pezzi di “microstoria” che si sono incrociati con i grandi avvenimenti del passato. Ed è qui che si apre la parentesi sui cimeli militari conservati. Innumerevoli medaglie provenienti dalle due guerre mondiali e dalla guerra d’Etiopia del 1936, lettere di soldati dal fronte, elmetti, armi da fuoco e da taglio, divise, oggetti di vita quotidiani al fronte e molto altro.

 

 

Una storia su tutte. Tra le migliaia di vicende che anche quegli oggetti potrebbero raccontare, una è quella di maggior rilievo. Arriva grazie a una cartolina: «Lo scritto apparteneva al soldato Giacobelli. Racconta le sorti del militare, internato in un campo di prigionia austroungarico e intento a rassicurare i familiari sulle sue condizioni». Non sappiamo altro del soldato Giacobelli: non è dato conoscerne le sorti post belliche, non sappiamo se sia sopravvissuto alla detenzione. Eppure, una sola cartolina è sufficiente a lasciarci immaginare un ragazzo che, dopo i combattenti e le sofferenze della trincea, si rivolge alle persone più care per cercare un po’ di conforto dagli orrori del conflitto. Quel conforto che, invece, non poteva dare un altro pezzo di grande valore: si tratta di una mantellina in dotazione al Regio Esercito nella prima guerra mondiale. Un indumento pesante da portare, dal tessuto ruvido e scarsamente confortevole. Chissà quale soldato la indossava. Chissà che storie avrebbe potuto raccontare. Non lo sapremo mai, ma di certo possiamo facilmente intuire le non facili condizioni di vita nelle trincee. Così come provato dalle minuscole gamelle, che contenevano un pasto altrettanto esiguo.

Un sogno nel cassetto. Dopo aver osservato con sguardo rapito la collezione, una domanda sorge spontanea: cosa spinge una persona a raccogliere tutti questi cimeli? «Una passione, direi – commenta il signor Esposito –. Inoltre, credo che sia importante conservare oggetti che raccontino il nostro passato, per poter trasmettere quel sapere e quei racconti alle nuove generazioni. Per farlo, poi, serve una continua formazione: anche le nuove scoperte, dunque, alimentano la passione per la storia».

Prima dei saluti, Pier Angelo e la moglie ci svelano due piccoli sogni nel cassetto: «Ci piacerebbe, in futuro, realizzare un catalogo sulle biciclette da lavoro, vista la scarsa produzione su l l’argomento. Infine, ci piacerebbe poter creare un museo stabile a Zanica. Varie amministrazioni comunali hanno espresso il proprio interesse a ospitare i pezzi della nostra collezione. Tuttavia, ci piacerebbe che questo patrimonio restasse in paese, per arricchire la comunità zanichese alla quale siamo molto legati».

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