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A La Estrella, in Catalogna

40 anni soli in un borgo sperduto Tenera storia di Martín e Sinforosa

40 anni soli in un borgo sperduto Tenera storia di Martín e Sinforosa
Persone 07 Novembre 2015 ore 14:00

La Estrella, Spagna. Per meglio dire, sul confine che separa Aragona e Valencia. Un giro di montagne solitarie incorona un pugno serrato di edifici vecchi, di elegante semplicità. Per raggiungere il villaggio bisogna allontanarsi per ventiquattro chilometri da Mosqueruela e da Vilafranca, seguendo strade strette e tortuose. La via da Mosqueruela non è nemmeno asfaltata e la si può percorrere solo a bordo di un fuoristrada. Da Vilafranca il percorso è più agevole, ma bisogna prestare molta attenzione agli strapiombi che si aprono ai lati della carreggiata.

 

 

Tra storia e leggenda. Secondo una storia per metà vera e per metà inventata, La Estrella, che letteralmente significa “La Stella”, fu fondata per ospitare le amanti di molti uomini potenti, sia laici che religiosi. Ciò spiegherebbe la grazia architettonica dei suoi edifici. Nel 1883, tuttavia, una tempesta inondò il villaggio, riversando un’enorme quantità di acqua dalle cime dei monti. I torrenti strariparono e invasero il borgo. Metà degli abitanti di La Estrella morì e diciassette case furono completamente distrutte. Da quel giorno, si racconta che il villaggio si chiuse in una malinconia irrimediabile. Ma nonostante il disastro naturale e le perdite subite, la vita nel paese continuò. Nei primi decenni del Novecento contava circa duecento abitanti, tra cui alcuni maestri e maestre, un prete, un becchino, una guardia e persino dei liberi professionisti. Ma la maggior parte della popolazione si dedicava alla vita nei campi e all’allevamento.

 

[Clicca sull'immagine per un tour virtuale nel borgo di La Estrella]

Estrella

 

Il villaggio si spopola. Juan Martin e Sinforosa Colomer, rispettivamente di 79 e 82 anni, si conobbero in un pascolo, in una bella giornata di sole. Lei stava conducendo le mucche all’interno di un recinto, lui la vide e la seguì, portandosi dietro la sua mandria. Tornarono a vedersi nella balera del paese, ballarono insieme e, qualche tempo dopo, si sposarono. Juan lavorava come pastore di capre, poi fu assunto in una fattoria. Era un mestiere molto duro, ricorda, perché lo costringeva a stare fuori, nei campi, dall’alba fino al tramonto. La coppia ebbe anche una bambina, ma purtroppo morì quando aveva solo dodici anni, a causa di un’embolia al cervello. La portarono in ospedale, ma le trasfusioni di sangue non bastarono ad arrestare l’emorragia. Nel frattempo, il mondo attorno a loro stava cambiando rapidamente. Nel 1936 scoppiò la guerra civile, con Franco da una parte e il Fronte popolare dall’altra. La Estrella cominciò a spopolarsi, la gente se ne andava in città, o moriva colpita da un’epidemia che si era diffusa inspiegabilmente anche in quel luogo tranquillo, forse portata dai soldati che occasionalmente si nascondevano nel villaggio. Nel giro di qualche anno non rimase più nessuno, all’infuori di Juan e Sinforosa.

 

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Estrella 2

 

Gli ultimi due. Il gruppo newyorkese Jungles in Paris realizza foto e cortometraggi per raccontare  storie singolari, raccogliendole da ogni parte del globo. Recentemente si è interessato alla vicenda di Juan e Sinforosa e ha girato The last two, Gli ultimi due, un breve film sull’esistenza quotidiana della coppia catalana, che da ben 45 anni vive in completa solitudine. Juan e Sinforosa, infatti, non hanno mai lasciato il villaggio. Come racconta Juan, La Estrella è il luogo a cui appartiene sua moglie: «Mia moglie è nata in questo luogo, lei ha sempre vissuto qui e non vuole andare via. Se fosse dipeso da me, avrei lasciato la città da molto tempo. Ma io non posso lasciarla da sola. Cosa dobbiamo fare?», aggiunge con lentezza. I giorni trascorrono tra la coltivazione dell’orto che dà loro da mangiare e la cura degli animali, gli unici altri abitanti del villaggio. Juan e Sinforosa hanno 25 gatti, che chiamano indistintamente Michurrin, tre cani, i Pichurrines, quattro galline, un gallo, 35 arnie, e, fino a otto anni fa, c’erano anche ventidue cavalli. Non hanno né televisione, né telefono, non hanno acqua corrente. Ma sono in perfetta salute e sono ancora in grado di badare a se stessi. Nonostante il loro isolamento, non sembrano affatto soffrire dei disagi tipici di chi si trova lontano dalla società. La vita per loro è dura, certo, ma non è un peso insostenibile. A Juan e Sinforosa basta il lavoro quotidiano, la cura prodigata per gli animali e la dolcezza che riservano l’uno per l’altra.

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