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I cinque bellissimi Nobel asiatici Premiano chi fa davvero del bene

I cinque bellissimi Nobel asiatici Premiano chi fa davvero del bene
Persone 01 Agosto 2015 ore 15:35

La premiazione avverrà a Manila il prossimo 31 agosto, in occasione dell’anniversario della nascita di Ramon Magsaysay, settimo presidente delle Filippine, nonché una figura amatissima della storia del Paese, e a cui nel 1957, anno in cui morì in un incidente aereo, venne intitolato il Premio Nobel Asiatico. Sì, avete capito bene. Si tratta di un importante riconoscimento che viene attribuito a cittadini o associazioni asiatici che si sono distinti per la dedizione alle proprie comunità, nel segno della pace e dell’armonia sociale. Il premio Magsaysay è considerato il più prestigioso del continente e corrisponde, di fatto, a un Nobel per la Pace.

I premiati del 2015. Quest’anno saranno premiati una tessitrice di seta in Laos, una danzatrice che tramanda un’antica forma di danza delle Filippine meridionali, un imprenditore che ricicla abiti usati per donarli ai poveri, un attivista che denuncia la corruzione del governo in India e il fondatore di una società che organizza funerali gratuiti in Myanmar. Come riconoscimento per il loro impego riceveranno 50mila dollari, un certificato e una medaglia con l’effigie dell’ex presidente filippino.

Le motivazioni. A rendere noti i nomi dei vincitori del premio è stata la fondazione Rmaf (Ramon Magsaysay Award Foundation), la cui presidente Carmencita Abella ha dichiarato che tutti questi personaggi sono una speranza concreta per un’Asia migliore: «Stanno creando soluzioni coraggiose per i problemi sociali radicati nelle rispettive società, problemi che danneggiano in modo enorme la vita di coloro che sono intrappolati in condizioni di povertà, ignoranza, pregiudizio e ingiustizia. È evidente che tramite queste soluzioni essi sono fonte di ispirazione per i governi per la costruzione di esistenze più fiduciose - un passo intelligente, appassionato e persistente al tempo stesso». Tutti e cinque i vincitori hanno in comune «una grandezza di spirito che ispira le loro crociate per il cambiamento. Tutti non hanno paura di portare avanti grandi cause. Ognuno di loro rifiuta di fermarsi, nonostante le risorse scarse, le avversità e la forte opposizione. Le loro strategie sono ancorate in modo profondo nel rispetto per la dignità umana e nella fede nel potere dell’impegno collettivo».

 

Sanjiv Chaturvedi, indiano

Sanjiv Chaturvedi

Sanjiv Chaturvedi ha 40 anni e da tempo ha iniziato a studiare e denunciare le anomalie del governo svolgendo la professione di ufficiale forestale. Ha vinto il premio per la sua «leadership esemplare, per l’integrità, il coraggio e la tenacia nel denunciare la corruzione del governo» e per la sua «risoluta creazione di programmi e sistemi migliori capaci di assicurare che il governo sia al servizio della popolazione in India».

 

Anshu Gupta, indiano

L’altro indiano è Anshu Gupta, di 44 anni. È il fondatore dell’ong Goonj, con sede a Delhi, che offre abbigliamento e altri oggetti riciclati ai poveri e produce assorbenti a basso costo per le donne. Prima di dare vita a Gooni, nel 1999, Gupta ha studiato presso l'Istituto indiano di comunicazione di massa, e poi ha ottenuto un Master in Economia e Commercio. A valergli l’importante riconoscimento è stata «la sua visione creativa nel trasformare la cultura del dare in India».

 

Kyaw Thu, il birmano

Aung San Suu Kyi, Kyaw Thu

L’altro premiato è il birmano Kyaw Thu, di 55 anni. Oltre a essere attore e regista, nel 2001 ha fondato una società che organizza funerali gratuiti, la Ffss. Durante la sua attività ha dato degna sepoltura, a titolo gratuito, ai defunti di oltre 120mila famiglie povere del Myanmar. Per questo motivo, per «la sua generosa compassione nel dedicarsi ai bisogni fondamentali sia dei vivi che dei morti in Myanmar - senza distinzione di razza o religione - e per aver usato la sua celebrità e privilegi per mobilitare molte altre persone al servizio di un bene sociale più grande», a Thu è stato riconosciuto il premio Magsaysay. Thu gestisce anche una clinica sanitaria gratuita e ha ispirato molti giovani birmani a svolgere opere di carità.

 

Kommaly Chanthavong, dal Laos

Kommaly Chanthavong

71 anni e un coraggio da vendere. Ha vissuto le tragedie del suo Paese, il Laos, durante la guerra di Indocina, e quando aveva solo 13 anni è stata costretta a diventare una rifugiata. Nel suo peregrinare alla ricerca di una speranza di vita ha mantenuto fede al suo amore per la tessitura della seta, patrimonio del suo Paese natio. Grazie alla sua costanza è riuscita a far nascere laboratori di tessitura per aiutare le donne laotiane a guadagnarsi da vivere. Dal laboratorio la sua attività si è evoluta e nel tempo è riuscita a creare una vera e propria cooperativa per il commercio dei prodotti tessuti a mano. Ha ricevuto il Nobel asiatico per «il suo spirito coraggioso e indomito di far rivivere e sviluppare l’antica arte laotiana di tessitura della seta, che ha offerto mezzi di sostentamento a migliaia di laotiani poveri e rifugiati a causa della guerra, e per aver contribuito a preservare la dignità delle donne e l’inestimabile tesoro culturale della seta nel suo Paese».

 

Ligaya Fernando-Amilbangsa, filippina

Ligaya Fernando-Amilbangsa

È l’altra donna premiata. Anche lei 71enne, è una ballerina, studiosa e coreografa di danza. Nata in una famiglia cattolica, per lei la ricerca e lo sviluppo culturale sono sempre stati una ragione di vita. Ha studiato e promosso la pratica del pangalay, danza tradizionale preislamica praticata nel sud delle Filippine, che risale ai primi abitanti della regione e, grazie al suo lavoro, è stato possibile preservare questo patrimonio artistico in via di estinzione. Nella sua scuola di danza, fondata nel 1999, ha sviluppato un metodo personale di insegnamento del pangalay, e lo rende noto al mondo attraverso performance, conferenze e saggi. La donna verrà insignita per «la sua crociata a senso unico nella conservazione dell’eredità artistica in via di estinzione delle Filippine meridionali e per la sua creatività nella diffusione di una forma di danza che celebra e intensifica il senso di condivisione dell’identità culturale tra gli asiatici».

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