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Come in "The terminal"

Aeroporto di Malpensa, Terminal 1 È l'indirizzo di Emilietta, da 16 anni

Aeroporto di Malpensa, Terminal 1 È l'indirizzo di Emilietta, da 16 anni
Persone 30 Giugno 2015 ore 16:30

Tutti ricordano The Terminal, il film in cui Tom Hanks interpreta uno sfortunato viaggiatore che, per problemi politici, non può più far ritorno del suo Paese d’origine, ed è quindi costretto a vivere per parecchio tempo all’interno dell’aeroporto di New York. Ebbene, se sostituite Malpensa a New York e Cesira Ton a Tom Hanks, ecco qua quella che invece è una storia vera. Cesira, detta Emilietta, è una donna di 76 anni che da 16 vive al terminal 1, fra le uscite 4 e 5, dell’aeroporto di Malpensa, poiché gli è stata negata la possibilità di tornare nelle isole Mauritius, dove vivono i suoi figli. Una clochard, dunque? Niente affatto, anzi, nessuno provi a definirla così: Emilietta è semplicemente una donna che si è ritrovata in una situazione piuttosto scomoda, che ha però accettato di buon grado, tanto da potersi definire, oggi dopo 16 anni passati chiusa in un aeroporto, «felice». Un cronista de il Giornale è andato ad incontrarla, e ne ha tratto una bella intervista.

 

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La storia di Emilietta. Cesira Ton è padovana, nata nel 1939 da padre contadino e madre casalinga. A scuola ci è andata poco, giusto il tempo di finire la seconda elementare, poiché iniziò presto ad aiutare in famiglia con l’orto e i campi. Un giorno si sposò con un uomo di Treviso, che aveva una fabbrica di materie plastiche dalle parti di Varese. Gli affari non andavano un granché bene, così nel 1976 si trovarono costretti ad emigrare nelle isole Mauritius, nell’Oceano Indiano, in cerca di fortuna. Poi, il marito se ne andò di punto in bianco con un’altra donna, lasciando Emilietta sola con due figli da accudire, Oscar e Cristiano. Ma tant’è, Cesira si mise a vender pesce un po’ alle Mauritius e un po’ nel vicino Madagascar, e in un modo o nell’altro riuscì a mandare avanti la famiglia.

Verso la fine degli anni Novanta, dopo essere stata in Italia per far curare uno dei suoi figli colpito da una strana malattia alla testa, tentò di tornare alle Mauritius, ma le autorità delle isole, non si capisce bene il perché, le impediscono il ritorno. È il 1999, ed Emilietta, con due figli dall’altro capo del mondo, una pensione di circa 600 euro al mese, e nessun luogo in cui andare, si ritrovò all’aeroporto di Malpensa senza saper bene che fare. Fu in quel momento che decise di rimanerci, in aeroporto, sperando prima o poi di riuscire ad ottenere il permesso di prendere l’aereo verso le Mauritius, verso i suoi figli, verso casa.

 

 

La vita in aeroporto. In 16 anni, Emilietta è riuscita a crearsi un piccolo e personale habitat nel bel mezzo di Malpensa: il suo letto è una rotonda lastra di marmo nel mezzo di crocicchio di corridoi, fra coperta varie e pseudo cuscini ha creato il proprio giaciglio; un fornelletto da campo le permette di cucinarsi i pasti quotidiani, il cibo lo acquista al supermercato interno, i bagni dell’aeroporto le consentono di compiere le proprie abluzioni, e ha fatto di un appendiabiti il proprio guardaroba. Addirittura, lava e stira con regolarità tutti i propri indumenti. Il personale di Malpensa si è ormai abituato, anzi affezionato, alla presenza di Emilietta, e cerca di aiutarla in tutte le sue necessità.

Ma guai a farle la carità: Cesira afferma di non aver mai ricevuto nemmeno mezzo euro da nessuno, per quanto in molti si siano offerti di darle una mano. La dignità innanzitutto, dice. A tal proposito, ha raccontato, quando arriva Natale ci sono sempre decine di famiglie che le propongono di passare le feste a casa loro, ma lei non si muove dal terminal 1. La maggior parte dei soldi della sua pensione la spedisce ai figli, giù alle Mauritius, tenendo solo 60 euro mensili per sé. Durante il giorno non c’è certo il tempo per annoiarsi, poiché Emilietta dedica le proprie energie per aiutare i passeggeri ad orientarsi all’interno dell’aeroporto. E di gente che si perde fra i terminal di Malpensa, assicura, ce n’è parecchia.

 

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«La mia forza? È nella fede». A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma cara signora Emilietta, ma come fa ad essere da 16 anni chiusa in un aeroporto e non essere ancora uscita di senno? Cesira non ha dubbi e risponde che è grazie alla fede in Dio che riesce a vivere così: «Chi non crede in nulla, è una canna vuota esposta ad ogni vento». Emilietta aspetta che venga ascoltata la sua preghiera di poter riabbracciare i propri figli, e nel frattempo non sta a disperarsi del fatto di non avere nulla, poiché «la povertà è ricchezza. Se un uomo non impara a cavarsela nelle ristrettezze, non vale nulla. Io sono un albero che ha perso le sue foglie, eppure non ho mai avuto così tanta voglia di vivere e di combattere come negli ultimi 16 anni». E a precisa domanda di come si sia sentita in tutti questi anni, risponde sicura: «Felice». Certo, ammette, ogni tanto piange e un poco si sconforta, ma passa in fretta. Anche perché l’obiettivo è chiaro, e non ci si può rassegnare: «Starò qui fino a quando non otterrò giustizia».

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