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I cimeli dell'allunaggio

Quel che Armstrong portò sulla luna La borsa ritrovata dalla moglie

Quel che Armstrong portò sulla luna La borsa ritrovata dalla moglie
Persone 27 Agosto 2015 ore 16:27

È solo a causa di un tema per le vacanze («Cosa porteresti con te, se ti fosse consentito di portar via soltanto ciò che sta in una borsa?») che ci è tornata alla mente la vicenda - risalente al febbraio scorso - di Carol Held Knight, moglie Neil Armstrong, l’astronauta statunitense che fu il primo uomo a metter piede sulla Luna in un’afosa - da noi - notte dell’estate 1969. Quella del bisticcio in diretta fra Tito Stagno e Ruggero Orlando sul fatto che Eagle - il modulo di allunaggio, che tutti conoscevano come LEM: Modulo per l’Escursione Lunare - avesse toccato o no.

La storia narra che rovistando in un armadio la signora trovò una borsa bianca contenente oggetti per lo più indecifrabili, tra i quali spicca però - per gli appassionati del genere - una cinepresa munita di un inconfondibile obiettivo Leica con focale da 10 mm: cose da capogiro.

 

Borsa bianca Neil Armstrong

[Buzz Aldrin nel modulo di comando con la borsa bianca.]

 

Il marito essendo morto nel 2012, e non avendo pratica di aggeggi di cui aveva fin lì ignorato l’esistenza - alcuni dei quali all’apparenza simili agli ammennicoli con cui si legavano gli sci fino agli anni Sessanta; altri col cartellino: torcia per LEM; altri ancora con le fattezze di filtri fotografici - la signora Knight pensò bene di chiamare Allan Needell, responsabile presso lo Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington (DC) di tutto ciò che riguarda le missioni Apollo, e di inviargli le foto dei reperti.

Osservando le foto, Needell escluse che si trattasse di residui dell’attrezzatura da sci: li riconobbe invece quali cimeli riconducibili alla missione Apollo 11, quella appunto che portò il primo uomo sul nostro satellite. Storici e specialisti contattati per porre fine a ogni dubbio confermarono che quegli oggetti erano stati portati fin sulla Luna dentro il modulo Eagle, quello appunto che, staccandosi dall’altro rimasto in orbita in attesa del loro ritorno, portò Armstrong e Aldrin a stampare il loro piede sulla polvere lunare. Quelli trovati nella busta bianca sono dunque tutto ciò che ci rimane dell’Eagle, che fu lasciato in orbita attorno alla Luna quando i due coraggiosi rientrarono nel Modulo di Comando, guidato da Michael Collins.

Secondo Needell e i suoi esperti, pile e moschettoni hanno un enorme valore storico: comprensibile dunque la letizia dello stesso Needell quando la signora Knight gli manifestò la decisione di farne dono al museo, che è tra i più popolari degli USA. Non è improbabile che temesse di veder accusato il defunto marito di furto postumo, trattandosi di materiale appartenente alla NASA ed essendo nota rigidezza degli americani in fatto di proprietà delle aziende.

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Ovviamente il pezzo di maggior impatto è la cinepresa Leica da 16 mm che, montata all’interno dell’Eagle per riprendere l’esterno da uno degli oblò, seguì dapprima le ultime fasi dell’allunaggio e servì poi per filmare Armstrong e Aldrin che ballonzolavano sulla Luna. In particolare fu lei a fissare il discusso momento in cui i due astronauti piantarono sul suolo bianchiccio traversato da lunghe ombre la bandiera degli Stati Uniti. Discusso si dice perché, secondo alcune teorie, quella bandiera non sarebbe stata piantata sulla Luna ma in qualche deserto americano.

Quelli di noi che erano vivi allora ricordano gli inserti pieni di illustrazioni che i rotocalchi dell’epoca regalavano in preparazione al grande evento. In molti di essi la Leica appariva lucente e desiderabile quanto nessun altro oggetto al mondo: tutt’altra cosa dal meccanismo scalandrato che riposava nella borsa, del quale solo l’obiettivo nero con le indicazioni in bianco e rosso, la massima apertura del diaframma (1.8) sulla destra e, sì, anche la ghieretta zigrinata in basso, mantengono il livello del mito. Ma anche la Leica (la fotocamera 35 mm) usata per la foto dei Russi che issano la bandiera sul Reichstag negli ultimi giorni di Berlino si porta addosso i segni della gloria.

Non ci resta dunque che sperare che prima o poi il dottor Needell decida di organizzare una mostra con questi e altri oggetti d’epoca. Col cuore, in fondo, sulla Luna siamo stati anche noi.

 

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