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Fu espulso dal partito Nazionalsocialista

L'uomo che non salutò Hitler

L'uomo che non salutò Hitler
Persone 11 Novembre 2015 ore 06:30

Nel 1936 Adolf Hitler era già da tre anni cancelliere tedesco e aveva letteralmente mutato il volto della Germania. Tra il 29 e il 30 giugno 1934 c’era stata la terribile notte dei lunghi coltelli, durante la quale i nemici del nazismo, gli ex compagni politici del Fuhrer e i settori “degeneri” delle Squadre d’Assalto furono brutalmente epurati. Nel 1935 erano state emanate le leggi razziali di Norimberga e un anno dopo, nel 1936, la Germania nazista mostrava al mondo la sua ansia di perfezione attraverso le Olimpiadi. Nei vasti e terribili rivolgimenti storici di quegli anni rimase impigliata anche la vita di un operaio di Amburgo, August Landmesser.

 

 

Fu espulso dal partito. August era stato assunto presso l'arsenale navale Blohm + Voss solo dopo essersi iscritto, nel 1931, al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. Incurante di proibizioni e minacce, nel 1935 si sposò con una giovane donna ebrea, Irma Eckler. Il matrimonio non fu riconosciuto e le figlie nate dall’unione, Ingrid e Irene, ricevettero il cognome materno. Le umiliazioni e le privazioni subite da Landmesser cambiarono il suo atteggiamento nei confronti del regime. Se prima era remissivo, ora non ebbe scrupoli a mostrare il suo dissenso. La nascita delle figlie gli valse l’accusa di «disonorare la razza» (Rassenschande) e, etichettato come oppositore del regime, fu espulso dal partito.

 

 

Il gesto di coraggio e la fotografia che lo ricorda. Landmesser capì che fingere assenso al regime non serviva più a nulla e così, quando il 13 giugno 1936 dovette presenziare all’inaugurazione della Horst Wessel, nave scuola della marina militare tedesca, tenne le braccia incrociate sul petto, rifiutando il saluto nazista a braccio e mano tesa. Una fotografia [in copertina, ndr] immortalò il suo gesto, consegnandolo alla storia. Lo scatto fu ritrovato solo nel 1991: fu allora che Ingrid e Irene, sopravvissute all’Olocausto, identificarono il padre nella figura del dissidente. La foto fu pubblicata sul quotidiano Die Zeit e fu poi inserita negli archivi del centro di documentazione "Topografia del terrore" presso il vecchio quartier generale della Gestapo, a Berlino.

Una famiglia devastata. Nel 1938 la moglie di August, Irma, fu arrestata e portata nel campo di Fulhsbüttel e, successivamente, in quelli femminili di Oranienburg e di Ravensbrück. Sarebbe morta nel 1942 nell’istituto sanitario di Bernburg, assassinata dai medici nazisti che l’avevano inserita tra i malati mentali. Landmesser, invece, fu incarcerato a Börgermoor e le figlie furono separate. La maggiore, Ingrid, fu affidata alle cure della nonna paterna, mentre Irene entrò in un orfanotrofio e fu poi assegnata ad alcuni parenti. August Landmesser uscì dal campo di concentramento il 19 gennaio 1941, per essere spedito ai lavori forzati presso la società Püst. Tre anni dopo, tuttavia, la scarsità di uomini arruolabili portò alla “scarcerazione” di Landmesser, che fu arruolato forzatamente nella Wehrmacht e assegnato al 19° Battaglione penale di fanteria. Poco tempo dopo, fu dichiarato disperso.

 

 

Un libro ricorda la storia. Molti anni più tardi, nell'autunno del 1951, il municipio di Amburgo riconobbe il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler e le figlie Ingrid e Irene poterono così assumere ricevettero il cognome del padre. Nel 1996, dopo avere visto la fotografia dell’adunata nazista, Irene Landmesser pubblicò A Family torn apart by “Rassenschande” - Una famiglia devastata dal disonore razziale, un libro in cui ha raccontato, e ricordato, la storia della sua famiglia.

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