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Guerriglieri siriani

Chi sono quelli di Ahrar al-Sham che vogliono un'alleanza con gli Usa

Chi sono quelli di Ahrar al-Sham che vogliono un'alleanza con gli Usa
Persone 26 Agosto 2015 ore 12:10

Nella martoriata Siria, alle prese da anni con la guerra civile, a cui si sono aggiunti anche gli attacchi degli jihadisti dello Stato Islamico, c’è una brigata che combatte contemporaneamente su due fronti. Sono gli “Uomini liberi della grande Siria”, una brigata che in arabo si chiama Ahrar al-Sham (letteralmente “i liberi del Levante”). Accusata da molti di essere già stati alleato della filiale siriana di Al Qaeda, e di aver arruolato tra le loro fila ex combattenti di Osama Bin Laden, questa milizia armata combatte sia il presidente Bashar al Assad sia l’Isis. Il suo intento sarebbe quello di porsi come soggetto nuovo nel panorama siriano. I suoi adepti sostengono di essere gli unici a offrire una valida alternativa capace di pacificare la Siria, e per questo chiedono agli Stati Uniti di allearsi con loro.

Cosa impedisce alleanze con gli Usa. La loro natura a matrice fortemente islamista, e il loro passato violento, sono elementi sufficienti per far dubitare gli Stati Uniti su una possibile intesa. Anche perché alla base del pensiero di questi “uomini liberi” c’è che l’Islam dovrebbe comandare su tutti gli Stati. Se non fosse per la loro forte connotazione confessionale, sarebbero gli alleati perfetti di Obama, che già in passato aveva cercato con loro un avvicinamento. Ma finchè rimangono vicini ad al Nusra, fanno sapere da Washington, niente da fare. Nonostante siano islamisti radicali, quelli di Ahrar al-Sham non hanno mai imposto i rigidi costumi religiosi che invece hanno caratterizzato le zone in cui i salafiti si sono affermati. Inoltre, una delle loro caratteristiche è quella di proteggere le minoranze. E in questo hanno punti di analogia con la politica da loro tanto combattuta di Assad.

 

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Ma chi sono e cosa vogliono? Ahrar al-Sham è una delle formazioni più temibili del Fronte Islamico, la più grande alleanza che in Siria combatte l’esercito del presidente Bashar al Assad, in cui si sono coalizzati sette potenti gruppi ribelli. Ahrar al-Sham è stato uno dei primi movimenti combattenti ad emergere in Siria, e uno dei più organizzati. È stato fondato nel maggio-giugno del 2011 da reduci della prigione di Sednaya di Damasco (prigionieri politici del regime ed ex veterani della guerra irachena). Da subito il gruppo si è improntato su una rigida ideologia salafita, con il fine di instaurare una teocrazia sunnita nel territorio siriano. Sostengono che il loro rivendicare maggiore spazio per la shari'a nel post-Assad sia inserito nel contesto di una Siria laica e plurale. A finanziare il movimento le petromonarchie del Golfo, soprattutto Kuwait e Qatar, e privati sauditi.

Gli esordi. Inizialmente la brigata era composta da 25 persone; nel corso degli anni si è via via strutturata, alleandosi in modo pragmatico a tutti i gruppi combattenti, compreso l’FSA (esercito siriano libero) e la qaedista al-Nusra, ma ha sempre voluto mantenere la propria indipendenza, perseverando nell’obiettivo di sovvertire il governo di Assad. In un anno i guerriglieri erano più che raddoppiati e nel loro primo comunicato audio annunciarono che il loro obiettivo era quello di rimpiazzare il governo di Assad, dittatoriale ma laico, con uno Stato islamico. Ahrar al-Sham ha poi giocato un ruolo fondamentale nella creazione del potente esercito combattente del Fronte Islamico, perché il gruppo rappresenta per certi versi l’anello mancante tra il salafismo-jihadista e le posizioni nazionaliste più moderate. Inoltre ha avuto il merito di essere una componente fondamentale nella costruzione ideologica dell’opposizione siriana.

 

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I suoi leader uccisi. Abu Khaled al-Suri, morto a febbraio 2014, era il primo comandante della fazione ribelle degli Ahrar al-Sham ed era molto vicino al capo di al-Qaeda al-Zawahiri. Al Suri era una figura molto importante nell’ambito dello jihadismo internazionale. Nato ad Aleppo nel 1963, si era distinto militarmente in Afghanistan e in Iraq. Una capacità quella di Al Suri che aveva convinto il leader di al Qeda al Zawahiri a mandarlo in Siria per mettere fine alla guerra tra i ribelli. La stima di cui godeva anche tra le fila dei combattenti dell’Isis, inoltre, faceva in modo che solo lui potesse in qualche modo fermare gli scontri tra le fazioni e ricompattare il fonte anti Assad. Anche perché era molto critico nei confronti dell’operato dell’Isis, principale responsabile secondo lui della guerra interna che ha lacerato l’opposizione siriana. È lo stesso Isis che lo ha ucciso, mediante un attentato suicida nel quartier generale di Ahrar al- Sham ad Aleppo. Le brigate definirono in quell’occasione l’Isis come “l’immagine peggiore dell’islam” e da allora tra i due gruppi è guerra aperta. Il nuovo leader, Hassan Abboud, è stato ucciso, insieme alla metà dei vertici della brigata, durante un altro attentato a opera dell’Isis lo scorso autunno.

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