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Riflettendo con Gavino Sanna (il creatore del Mulino Bianco)

Persone 28 Novembre 2014 ore 11:45

Gavino Sanna: il più famoso e  premiato pubblicitario italiano, unico ad aver conquistato una vastissima notorietà internazionale. E per andare a studiare architettura e diventare in America allievo di Andy Warhol ha mangiato chili di pane e cioccolata, lasciando giovanissimo la sua Sardegna. Le ossa se le è fatte negli Stati Uniti, poi dagli Anni Settanta è stato l’art director di spicco italiano imprimendo una svolta radicale al modo di concepire gli spot. Ha vinto sette Clio, oscar della pubblicità in America, sette leoni a Cannes e si è aggiudicato l'unico telegatto assegnato ai pubblicitari. Celebri le sue pubblicità per Fiat e Barilla: sua l’invenzione del Mulino Bianco e di mille altre campagne anche di impronta sociale. Non s'è neppure fatto mancare un commendatorato conferitogli da Cossiga e una laurea honoris causa in Scienze della comunicazione.

Gavino Sanna di Porto Torres è un gentiluomo dalla figura solida che emana concretezza, mentre  l’immutata e caratteristica foggia dei capelli rende più remota, quasi arcaica la sua figura: quasi un tratto distintivo e unico per imprimersi meglio quell’immagine. Da qualche tempo nel suo mondo costellato di creatività inarrestabile si è regalato con il progetto Mesa anche un posto di riguardo nel mondo dell’enologia.

Sanna, per lei è importante concedersi tutto o riservarsi qualche sorpresa?

«La seconda, senza dubbio. Solo chi è pigro e non sa scegliere non ama le sorprese. Guardare, tacere e selezionare quello che fa  sognare. Non mi fido della voce degli strilloni».

Meglio una bottiglia di vino oggi che una vigna domani?

«È preferibile il contrario. Una bottiglia si consuma troppo presto. Mentre una vigna implica tanto amore e un lungo corteggiamento».

Cosa è bello sognare per non dimenticare?

«In genere sogno cose complicate, assurde e talora violente. Al contrario della mia vita reale che cerco di improntare alla dolcezza, alla contemplazione e a una concezione decisamente intimista».

La soddisfazione stuzzica altri appetiti?

«Certamente, anche perché mette alla prova la mia ingordigia e la ingigantisce. Solo così mi sento pronto a cavalcare un rinnovato destino».

Ci sono regole da trasgredire per vivere alla grande?

«Io non tollero nessun tipo di regole, tranne quella del trasgredire, talora attratto da dosi omeopatiche di illecito che come un pizzico di pepe possono rendere più speziata la vita».

La collezione dell'uomo di stile.

«Dipende dalle personali manie e curiosità. Io sin da piccolo sono stato innamorato di orologi, così fino ad ora ne ho raccolto un numero sconfinato. Un’esigenza di capire e indagare, lontana dal possesso che è contrario ai miei principi».

Il tocco della pantera per rendere eleganti le forme.

«Questa è una prerogativa connaturata e non si può acquisire in nessun modo. Il mio ideale di bellezza sta nell’ordine assoluto e maniacale, da "clinica svizzera", in questa tensione ruggisco dentro».

L'uomo che guarda punta il suo sguardo verso orizzonti lunghi o larghi?

«Meglio larghi, a quelli lunghi temo di non arrivarci. Il sorriso di una ragazza può allargare le prospettive e ti invita a vivere alla grande».

Il valore della  vita si calcola con la bilancia o con i dadi?

«La bilancia serve a soppesare e non mi interessa molto. Preferisco i dadi purché non vengano usati con logica da contabile. Vorrei farmi una partita con Dio e sperare di vederlo perdere».

Come si potrebbe cancellare la bruttezza dal mondo?

«Questa è una domanda da un miliardo di dollari. Mi verrebbe da dire “tirando la catena del water”. Ma scelgo di raccontarmi una bugia immaginando un mondo bello, ricco di valori e carico di senso di libertà. In ogni caso so che tocca a me per primo cercare di costruire quel che sogno, così semplicemente mi rimbocco le maniche e chiedo a me stesso cosa devo fare».

 

 

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