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In quattro regole base

Diventare Cristina (Parodi) dopo aver letto il suo libro

Diventare Cristina (Parodi) dopo aver letto il suo libro
Persone 30 Giugno 2015 ore 07:30

Cosa ha che vedere Cristina Parodi - la first lady de Bèrghem in quanto moglie del sindaco Giorgio Gori - con la Danimarca? Probabilmente niente. Eppure, a chi legge il suo Arrivo sempre in anticipo (Mondadori Electa 2015), l’idea che un qualche nesso possa esserci viene in mente.

Forse perché Getting to Denmark (Andare verso la Danimarca) è, ridotto in pillola, il senso degli ultimi lavori di uno studioso americano, Francis Fukuyama, che - analizzando in ponderosi tomi passato e presente della storia del mondo - si augura un futuro fatto ad immagine della Danimarca. Non della Danimarca che ciascuno può conoscere a modo suo, magari andando a visitare la fantastica Legoland, ma della Danimarca intesa come modello di buone relazioni fra Stato e cittadini, in cui le esigenze dei diversi attori sociali hanno sempre modo di comporsi senza scontri sanguinosi o mugugni di piazza. Una società «stabile, pacifica, prospera, inclusiva, fatta di gente onesta». Cosa si potrebbe desiderare di meglio?

 

 

Sulla falsariga di questa invitante prospettiva - di cui probabilmente ignora l’esistenza, ma nessuno è tenuto a leggere Fukuyama - la vita di Cristina Parodi nata in Alessandria e residente a Bergamo Alta potrebbe essere assunta a modello di una vita serena, prospera, capace di entrare in rapporto fruttuoso con quelle degli altri, fatta di studio, lavoro e affetti familiari. E magari con una spruzzatina di sport e di Formentera. E una ciliegina di Cesvi, la Onlus che si occupa - tutti i bergamaschi lo sanno - di progetti per i bisognosi sparsi nel mondo.

Dalla sintesi fra lo storico americano e la biografia di Cristina potrebbe nascere lo slogan Getting to Christina (l’“acca” serve a distinguere il modello dalla persona reale) per indicare un programma educativo in grado di generare personalità positive, allegre, capaci di contemperare - sia pur con la necessaria fatica - le esigenze dei figli e del marito con quelle della professione. Le coordinate di questo programma potrebbero essere le seguenti.

 

 

1) Nascere in una città di provincia. Nascere in una città di provincia (Alessandria, Bergamo ed assimilate). I vantaggi rispetto al fatto di venir su in città metropolitane sono molteplici: ci si conosce più o meno tutti - almeno quelli del medesimo livello sociale e della stessa età - e dunque si è facilitati nella propria capacità progettuale.

Ad esempio, se Christina (s’intende il modello, non la Parodi Cristina del registro di classe) va bene a scuola, impara a suonare la chitarra e diventa una campioncina di tennis, sono tutti i ragazzi della città a saperlo: quelli che hanno esattamente i suoi anni, ma anche quelli un po’ più cresciuti e quelli meno, che possono cominciare a sognarla. A Roma una cosa così non capita di sicuro. Gli aficionados del Tortuga (il bar davanti al Giulio Cesare che ha dato il titolo all’ultimo lavoro di Venditti, allievo ai suoi begli anni del liceo di Corso Trieste) non ne sanno niente dei loro colleghi del Visconti o del Lucrezio Caro (fra gli altri: Enrica Bonaccorti, Giuliano Ferrara e Paolo Liguori allora capo di Lotta Comunista). Lo stesso - si diceva - per i circoli di tennis, lo sport nel quale la Cristina vera ha raggiunto il titolo di campionessa regionale. Che per essere di Alessandria è tanto, mentre a Roma o sei Panatta o non sei nessuno. E dunque, proseguendo nella costruzione del modello, è più facile essere notata in una città piccola che in una grande.

2) Essere carina. Meglio ancora se carina tanto, perché allora la gioventù del luogo - per dirla con Leopardi - ha ragioni non solo sportive e non solo scolastiche per mobilitarsi in tuo favore. Come aveva notato già «il giovane favoloso» (cioè Leopardi, nel film di Mario Martone), solo nelle piccole città esistono le “vasche”, cioè il corso cittadino, nel quale La gioventù del loco, una volta finiti i compiti, si riversa andando su e giù e - il più bel verso della poesia italiana degli ultimi due secoli e mezzo - «E mira ed è mirata, e in cor s'allegra». Nel libro di Cristina Parodi si parla anche delle vasche.

 

 

3) Avere una madre classificatoria (e bella). Avere una madre classificatoria (delle qualità e dei comportamenti dei morosi dei figli e delle figlie) e molto consapevole nell’uso e dell’utilità di quei mezzi di correzione che, espressamente vietati dalla legge in Svezia e Norvegia (i cosiddetti “ceffoni”), se usati con parsimonia sono tradizionalmente ritenuti in grado di produrre personalità fondamentalmente equilibrate, per niente rancorose e capaci di starsene al proprio posto senza fare troppe storie. Meglio ancora se detta madre - bellissima, per unanime consenso della prole - si riveli capace di performances che, in un Paese attento agli aspetti fondamentali della vita familiare, le avrebbero guadagnato per lo meno il Collare dell’Annunziata, ossia la massima onorificenza di Casa Savoia.

Pensate che quando Cristina aveva quindici anni e suo fratello sedici, la signora Parodi madre seguì in macchina, da Alessandria al mare, passando per il passo del Turchino (quello della Milano-Sanremo, esatto) i due figli: lui a cavallo di una Harley-Davidson 125 e lei di un Vespino 50. E senza fondere il motore, ovvero l’inconveniente più facile a prodursi, stante l’andatura della piccola carovana.

 

 

4) Lavorare sodo. Avere buone amiche - preferibilmente graziose e spumeggianti - ma disporsi a lavorare, come si dice, sodo. Quando nel libro si legge che Cristina di giorno si dava da fare per un giornale o per una tv locale e la sera lavorava ad una tesi sulla cupola della chiesa di San Lorenzo Maggiore, a Milano, si capisce che, d’accordo nascere in una città piccola, d’accordo una madre bellissima e capace di missioni impossibili, ma se uno non si prepara fin da piccolo a metterla giù dura con se stesso è difficile che vada lontano.

5) Saper gestire il tempo. E infine, sempre nel modello Christina, la faccenda che ha dato il titolo al libro: un atteggiamento serio e responsabile nella programmazione del tempo. Non è comune ascoltare da una donna - e meno ancora è facile trovare scritto - che quando si deve pensare di arrivare in un certo posto ad una certa ora (per esempio, per prendere il treno o l’aereo; o per un appuntamento con una persona importante) nella determinazione dei segmenti di tempo necessari per arrivare a destinazione (preparare la valigia o la documentazione, calcolare i minuti da casa al metro, o del percorso in macchina, prevedere che dallo sbarco del taxi al treno o all’abitazione della persona importante passeranno alcuni minuti) deve entrare anche la possibilità di un contrattempo di qualsiasi natura.

Ad esempio (ma questo nel libro non è scritto, perché l’autrice lo dà per ovvio. E non lo è) se uno perde il treno perché l’autobus ha incrociato un incidente, non deve dire che ha perso il treno per via dell’incidente. Deve dire che lo ha perso perché lui (non l’autobus) non ha messo in conto l’incidente. L’avesse fatto, avrebbe preso l’autobus precedente.

 

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E dunque. Se dunque - e sottolineo se, come canta Mina in E se domani - una città (piccola) volesse utilizzare il modello Christina per far crescere sani, belli e di successo i suoi figli, leggendo il libro di cui stiamo parlando troverebbe tutti gli ingredienti, i tempi e le forme necessari per dar luogo a quel progetto educativo che da troppi anni manca nel nostro Paese, nonostante Renzi e la sua Buona scuola.

E dato che nel libro c’è scritto che il marito di Cristina, l’attuale sindaco Gori - al contrario della moglie - arriva sempre all’ultimo tuffo, quando non addirittura in ritardo, verrebbe da suggerire l’idea che chi è capace di programmare un itinerario tenendo conto anche degli eventuali inconvenienti; chi è capace - essendo donna - di armonizzare le esigenze di casa con quelle del lavoro; chi sa mantenere buoni rapporti sia con la famiglia d’origine con quella costruita con un compagno con cui «è bello diventare grandi insieme» (dalla dedica), questa persona dicevamo, possa succedere al marito anche nella gestione della cosa pubblica.

Nel libro c’è un accenno al famoso vestito della moglie di Obama (una citazione, è detto) indossato, in copia, il giorno dell’insediamento a Palazzo Frizzoni. Non sarebbe male adesso prendere ispirazione non più dal vestito, ma dalla storia stessa signora Clinton. Un altro modo per dire: Getting to Christina! potrebbe essere Cristina for sìndech!

 

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