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Il capolavoro di Guareschi

Don Camillo e Peppone forever Un milione di visitatori al museo

Don Camillo e Peppone forever Un milione di visitatori al museo
Persone 16 Gennaio 2015 ore 04:15

Da un lato c’è un coraggioso parroco, che parla con il Cristo del suo altare maggiore ed è dotato di una forza eccezionale, che lo rende capace di sollevare tavoli oltre che di fronteggiare uomini agguerriti. Dall’altra, c’è un sindaco comunista di un piccolo paese di provincia diviso tra il lavoro della sua officina e l’attività politica del suo partito. Immagino che tutti avranno capito di chi si stia parlando. Sono don Camillo e Peppone, la coppia nata dalla fantasia e l’arguzia di Giovannino Guareschi che abbiamo conosciuto tramite i libri o i film che raccontano le loro storie.

Tutti i film sono ambientanti in un piccolo paese nel bresciano che la geografia chiama Brescello. E proprio qui, nel luogo che tra gli anni ’50 e ’70 ha fatto da sfondo alle celebri pellicole, è stato aperto un museo dedicato ai protagonisti delle vicende raccontate da Guareschi. Oggi questo posto è diventato tappa obbligatoria per tutti coloro che hanno amato questi film e, in genere, quest’intramontabile coppia di personaggi. Tant’è vero che – è notizia di pochi giorni fa - con i 40mila i visitatori nel 2014 gli ingressi al museo hanno superato il milione di visitatori dal giorno dell’inaugurazione (1989) a oggi.

Il Museo. IlMuseo don Camillo e Peppone si trova nel Centro Culturale San Benedetto ed è situato a pochi passi dalla famosa Piazza Matteotti. È stato inaugurato il 16 aprile 1989 ed è frutto degli sforzi e dell’entusiasmo di un piccolo gruppo di volontari guidati da Erminio Bertoli. Oggi è gestito dalla Pro-Loco. Ogni anno è visitato da decine di migliaia di turisti provenienti da ogni parte d’Italia e molto spesso anche del mondo.

Le sale sono un viaggio avventuroso tra i numerosi cimeli che hanno reso indimenticabili le figure dei due protagonisti nei film girati in bianco e nero. Tra quelli più importanti, è bello ricordare la moto di Peppone, il vestito di don Camillo, le biciclette usate dai due alla fine del film Don Camillo e l’On. Peppone. Inoltre all’interno si possono osservare numerose fotografie scattate durante le riprese delle varie pellicole, i manifesti originali delle locandine dei film e le ricostruzioni di alcuni ambienti delle riprese. Al termine della visita, c’è un piccolo book-shop dove si possono acquistare souvenir, i libri di Giovannino Guareschi, i dvd dei film e prodotti tipici locali.

 

 

I film. La saga cinematografica di don Camillo è composta da 5 capitoli: Don Camillo (1952), Il ritorno di don Camillo (1953), Don  Camillo e l'onorevole Peppone (1955), Don  Camillo monsignore... ma non troppo (1961) e Il compagno don Camillo (1965). I primi due furono diretti da Julien Duvivier, il terzo e il quarto da Carmine Gallone, mentre l’ultimo da Luigi Comencini. Il sesto film, che si sarebbe dovuto intitolare Don Camillo e i giovani d'oggi, non venne terminato a causa della malattia di Fernandel. Il film è stato poi comunque realizzato nel 1972, con Gastone Moschin nella parte di Don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone. Nel 1983 è stato infine girato un altro remake, dal titolo Don Camillo (The world of Don Camillo), con Terence Hill nel ruolo ringiovanito del battagliero sacerdote e Colin Blakely nella sua controparte comunista.

 

 

Giovanni Guareschi. Giovanni Guareschi è stato un giornalista e uno scrittore umorista italiano. Nato il primo giorno di maggio del 1908 a Fontanelle di Roccabianca (nel parmense) iniziò giovanissimo a fare il giornalista nella città emiliana, ma emigrò in altrettanta giovane età a Milano. Redattore del Bertoldo, fino quando, durante la seconda guerra mondiale (nel 1943), fu arrestato da alcuni soldati fascisti e inviato nei campi di prigionia tedeschi di Częstochowa e Benjaminovo in Polonia e poi in Germania a Wietzendorf e Sandbostel per due anni, assieme ad altri soldati italiani. Qui compose La Favola di Natale, racconto musicato di un sogno di libertà nel suo Natale da prigioniero. Nel 1945 fondò il settimanale satirico Il Candido, che guidò fino alla morte, avvenuta a Cervia nel 1968. Nella sua carriera scrisse libri prevalentemente umoristici, tra i quali Il destino si chiama Clotilde (1942), Diario clandestino (1946), Lo zibaldino (1948), e soprattutto Mondo piccolo: don Camillo (1948).