L'addio di tutti noi

Ezio Foresti, il nostro Vecchio Daino, ci ha lasciato. Geniale, umile e... "homo orobicus"

Se n'è andato per un brutto male il 25 aprile, giorno per lui importante. Aveva un cuore grande e noi di PrimaBergamo ne siamo stati testimoni

Ezio Foresti, il nostro Vecchio Daino, ci ha lasciato. Geniale, umile e... "homo orobicus"
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Ezio Foresti, il nostro Vecchio Daino, ci ha lasciato. Giovedì 25 aprile, Festa della Liberazione, giorno per lui importante, dopo tanto dolore sofferto negli ultimi mesi si è abbandonato in mani più grandi delle sue. Aveva 67 anni e abitava a Nese di Alzano con la moglie Donatella e la figlia Chiara. Sempre ad Alzano abita l’altra figlia, Luna.

Una persona geniale

Ezio Foresti era una persona speciale. Un uomo geniale e umile. Di lavoro ha sempre fatto il direttore creativo e il regista. Alla Pg&W e alla cooperativa Multimagine. Scriveva i testi, definiva le strategie e ideava campagne pubblicitarie per grandi aziende e multinazionali. Conosceva il valore delle parole e le misurava una a una. C’era una grande cultura dietro a quegli slogan e a quelle frasi - dopo gli studi classici aveva studiato Filosofia -, ma lui non l’ha mai fatto pesare.

Per il nostro giornale è stato fin dall’inizio un collaboratore prezioso. Se BergamoPost nei primi anni, e PrimaBergamo dopo aver cambiato il nome, sono riusciti a vincere la sfida del tempo, buona parte del merito va alla sua passione per il dialetto e per la nostra terra. I suoi “dieci modi di dire in bergamasco” e la rubrica settimanale sulla “Lingua madre” ci hanno allietato per anni. E ogni volta era un godimento vedere come riusciva, con ironia e acume, a coniugare tradizione e contemporaneità.

Dialetto e fantasia

Tutti i giorni, dopo il lavoro, metteva mano al suo divertimento più grande, la pagina Facebook “Animali mitologici bergamaschi”, che si era inventato per raccontare la visione del mondo dell’“homo orobicus”. Ogni anno realizzava un calendario di successo, illustrato dai disegni di Emanuele Tomasi, compagno di Chiara. Ha scritto anche dei libri ricchi di massime, aneddoti, detti popolari, storie e articoli: da Il libro del Tone, che tratteggia il tipico muratore delle nostre valli (fidanzato da sempre con la Bepina), a Bergamasco lingua viva, che traduce in dialetto gli inglesismi di cui il nostro lessico si è colpevolmente riempito.

Perle di saggezza, piccole quotidiane lezioni di vita che hanno avuto un successo incredibile: la pagina Facebook degli “Animali mitologici” ha varcato i confini e a Foresti scrivevano vecchi e nuovi bergamaschi dai cinque continenti per ringraziarlo di tenerli, in quel modo semplice e arguto, legati alle loro origini.

Il nostro grazie

Ma l’aspetto più impressionante di Ezio era il suo saper voler bene. Voleva bene a Donatella, conosciuta da ragazzo al tempo del liceo e mai lasciata, alle figlie Luna e Chiara, alle adorate nipotine Giulia, Sofia ed Emma, ai colleghi, ai bergamaschi e al suo cane Alfa. E tutti volevano bene a lui, perfino i clienti. Aveva un cuore grande, Ezio, e noi di PrimaBergamo ne siamo stati testimoni. All’inizio di novembre ci aveva avvertito, quasi scusandosi, che non sarebbe più riuscito a scrivere. Entrato in ospedale per una visita, era stato subito ricoverato per accertamenti. «Che succede?», gli avevamo chiesto. «Negòt de bèl», aveva risposto.

Ezio Foresti è stato un uomo che ha fatto fino in fondo il suo dovere. Alla domanda su quali siano i valori dell’essere bergamaschi, in un’intervista aveva risposto: «Il principale è fà ol tò doér, fai il tuo dovere. E quando lo hai fatto fino in fondo devi sapere che è solo la metà di quanto avresti dovuto fare». Caro Vecchio Daino, cercheremo, per quanto potremo, di non far dimenticare la tua bellissima opera.

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