Festa triste, San Giovanni Battista

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Festa triste, san Giovanni Battista. I giorni cominciano a declinare. I fuochi, sulle colline, bruciano quel che resta da bruciare. Poi solo la devastazione dell’estate. E il buio.

Non c’era stato nessun uomo più grande di Giovanni il battezzatore. Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Lo ha detto suo cugino, Gesù di Nazareth. Perché è così? Perché Giovanni non era ancora nato che già esultava – nella pancia della mamma – sentendo Gesù avvicinarsi. Anche lui nella pancia, ma della zia.

Festa triste, san Giovanni. Perché di una gioia non condivisa. C’è – a Firenze, nel Battistero a lui dedicato – un gruppo scultoreo di Giovanni Francesco Rustici che lo grida con la stessa riarsa malinconia che segnò tutta la vita del Battezzatore. Il Rustici stava a bottega dal Verrocchio ed era quindi compagno di scuola di Leonardo. Non è grande come lui, ma questi tre bronzi dicono una cosa che l’altro non ha mai detto.

 

rustici

 

Al centro sta Giovanni, col braccio destro alzato a significare Chi sarebbe venuto. Sul lato sinistro – per chi guarda – un fariseo. Dall’altra un levita, con la testa pelata. Rappresentano coloro che, nel vangelo di Marco, andavano da lui per farsi battezzare. Ma questi due, proprio loro due, dicono un’altra cosa, più sottile. Quello barbuto, elegantemente vestito, si ritrae un poco quasi a chiedere: Starai mica pensando che questa cosa mi riguardi, coperto di peli come sei? L’altro, il pelato, con la testa nella posizione di chi non vuol essere preso in giro, mostra un accenno di sorriso sghembo che pare la traduzione muta di un pensiero che – in fiorentino, non nel dialetto giudaico antico – può significare solo: Bischerate.

E poi c’è un’altra ragione della mestizia di questa festa. È un problema di traduzione. Il testo che noi leggiamo – la ripresa della profezia di Isaia all’inizio del vangelo di Marco - si presenta così:

Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,

Anche a messa si legge così. E dunque è così. Ma né l’ebraico antico né i codici hanno la punteggiatura. Il testo accetta pertanto di essere letto anche in un altro modo: Voce di uno che grida: nel deserto preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.

Che tradotto significa: Nel nulla in cui vi trovate /nell’aridità del vostro cuore provate a fare spazio al Signore, nel ginepraio dei vostri pensieri provate a ritrovare la sua strada. Perché è già qui, a pochi passi.

Dirà mica a noi, per caso?

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