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Oggi è la sua festa

Filippo (Pippo) Neri, uno allegro che voleva bene alla gente

Filippo (Pippo) Neri, uno allegro che voleva bene alla gente
Persone 21 Luglio 2015 ore 16:41

Ci sono, sul web, tante pagine dedicate al santo di oggi, Filippo Neri. Molte raccontano un sacco di belle cose, sono molto documentate, introducono con precisione la sua vicenda umana, aprono alla sua spiritualità. Ma prendete questa del Network “Totus Tuus” (cioè dei tifosi di san Giovanni Paolo II, visto che quello era il suo motto): non si riesce a leggere, tanto son piccoli i caratteri. Filippo Neri non l’avrebbe mai scritta così. Né avrebbe permesso che altri lo facessero. Volete cavarvi gli occhi definitivamente? Leggete qui. Potrete gioire anche della bella alternanza fra normale e neretto che vi farà vedere tutto sfocato per giorni e giorni. Ma siamo matti a far leggere a dei catechisti una pagina così assassina?

D’accordo, qualcosa sulla sua vita bisognerà pur dirla. Rivolgiamoci allora alla Treccani, (l’Enciclopedia Italiana) in cui si legge (ma è solo l’inizio):

«di Pericle Perali

FILIPPO Neri, Santo. - Nacque in Firenze il 21 luglio 1515, nel popolo di San Pier Gattolini, da Lucrezia di Mosciano e da ser Francesco Neri notaio, oriundo da famiglia nobile, di mediocre fortuna, passata nel sec. XV da Castelfranco Valdarno a Firenze. Il fanciullo crebbe in tempi avventurosi per la Repubblica fiorentina. Nel 1527, alla discesa del Borbone, aveva 12 anni; ma se, fra le turbolenze della rinnovata repubblica, faceva il biricchino e se dava qualche spintone alle sorelle minori, era dedito a devozioni, e, pur mantenendosi vivacissimo, frequentava con entusiasmo le prediche del famoso fra Balduino degli Umiliati. In quegli anni, tra l'affetto dei genitori e della nonna Benedetta, che gli fu carissima, tra la scuola di un tal Clemente, buon maestro, e le conversazioni di fra Zanobi de' Medici e di fra Servanzio Mini, nel chiostro di San Marco, ancora pieno dei ricordi di S. Antonino, del beato Angelico e del Savonarola, Filippo già si faceva la fama di Pippo buono.»

Magari uno lo sa perché lo frequenta tutti i giorni, ma cos’è il popolo di San Pier Gattolini dove nacque Filippo? È la parrocchia di San Pier Gattolino (popolarmente detta Serumido, a causa non della secchezza del clima, ma in ricordo di tale signor (Ser, in fiorentino) Umido Grazzini parrocchiano illustre (?). "Gattolino" potrebbe invece derivare dal nome del fondatore della chiesa, un ipotetico - perché non ha lasciato niente di sé - Pietro Gattuario che svolgeva la nobile professione di traghettatore sull'Arno. La chiesa di Serumido è infatti in via Romana, in Oltrarno. Si riconosce facilmente. Evidentemente i genitori del nostro Filippo abitavano lì, non in centro perché non avevano abbastanza soldi.

E infatti, dice la Treccani, si erano trasferiti a Firenze da Castelfranco Valdarno. Che però oggi si chiama Castelfranco di Sopra dove - e questa sarebbe una notizia importante da dare - chi scrive lo incontrò per la prima volta. Castelfranco (di Sopra; l’altro, di Sotto, è dalle parti di Pisa) è infatti alle pendici di Pratomagno, di cui il nostro superblog ha parlato di recente. Dunque: contrade ben note.

 

filippo-neri

 

In quel borgo viveva ancora - ai tempi del nostro Filippo - la zia del santo, che quando poteva si recava a trovarla perché le voleva molto bene. E in effetti in piazza a Castelfranco c’è anche una chiesa che lo ricorda. E lo zio di chi scrive, davanti a quella chiesa - e forse allora c’era anche una scritta in verde, in alto sul muro in ricordo - gli raccontò tutto di chi era san Filippo Neri, e di cosa aveva fatto a Roma coi ragazzi, di come gli piaceva cantare, che aveva incontrato Sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio che sarebbero quelli della chiesa di *** ma poi aveva deciso di fare per conto suo,... tante cose, insomma. Non ricorda, chi scrive, che gli parlasse “delle prediche del famoso (?) fra Balduino degli Umiliati” che però, se non fosse per san Filippo Neri, nessuno saprebbe chi sia.

Che facesse il biricchimo spintonando le sorelle non pare notizia particolarmente succulenta, mentre è bello sapere che voleva bene alla nonna Benedetta (che probabilmente avrà chiamato nonna Tina e che doveva volergli un gran bene anche lei, a quel nipote), che ebbe come maestro alle elementari il signor Clemente (che anche lui, non fosse stato per il nostro amico, si sarebbe perso nei meandri della storia), che frequentava “le conversazioni di fra Zanobi de' Medici e di fra Servanzio Mini, nel chiostro di San Marco, ancora pieno dei ricordi di S. Antonino, del beato Angelico e del Savonarola”. Che non saranno stati - i ricordi di quest’ultimo - troppo belli, perché i parenti del conversatore fra Zanobi (i potenti Medici, signori di Firenze) l’avevano anni prima impiccato e poi arso come eretico in Piazza della Signoria, dove c’è ancora il segno, per terra. Ma almeno San Marco è una chiesa bella e molto importante. Dei padri domenicani.

Dunque cosa fa, a un certo punto, Filippo il figlio del notaio Neri? Viene mandato a Cassino per studiare da commerciante: ma capisce subito che quella non è la strada sua. Allora torna in su, e si ferma a Roma. Ed è a Roma che intuisce quale sarà il suo destino: rendere testimonianza a Cristo.

 

https://youtu.be/FL7hk4mXFqI

 

La vita nella città dei papi è molto avventurosa: a un certo punto Filippo vivrà addirittura come un barbone, andando negli ospedali a cercare di confortare gli ammalati, a curarli per quanto allora si potesse curare, e soprattutto tirandosi dietro un sacco di ragazzi che nessuno avrebbe voluto e che, per parte loro, non sarebbero andati certo dietro a un prete qualsiasi. Ma lui era ormai diventato Pippo bbòno, uno che si capiva subito che voleva bene alla gente. Uno che era sempre allegro, perché, capite, era sicuro di aver incontrato il SIgnore e che Lui gli volesse bene come la zia e la nonna Tina e anche di più, forse.

Se vi trovaste a Roma, andate a vedere la chiesa di San Tommaso in Parione ove Filippo Neri fu ordinato sacerdote, o quella di Santa Maria in Vallicella, che fu la prima sede della Congregazione dell'Oratorio. (Non è stato don Bosco a inventare l’Oratorio: è stato Filippo Neri. Don Bosco lo riprese facendolo diventare la meraviglia dei tempi suoi). E magari ricordatevi, anche quando non siete a Roma, che negli ultimi anni questo personaggio così pieno di felicità, li passò in mezzo a malattie terribili e dolorose: San Carlo Borromeo - che era suo amico, perché Dio li fa e poi li accoppia - si recò perfino a trovarlo per dargli la comunione pensando che sarebbe stata l’ultima.

E poi non dimenticatevi dell’altro suo amico pazzo, il cappuccino Fra Felice da Cantalice, di cui potete cominciare ad avere notizie su wikipedia.it Due bizzarri amici. La pagina vi consente anche - se volete - di progettare un giro a piedi per Roma sulle orme di questo santo meraviglioso. Così, magari, un po’ qua e un po’ là, troverete altre notizie e continuerete a stupirvi per il dono che ci è stato fatto del suo passaggio tra noi. E continuerete a cantare.

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