Buon compleanno

Gli ottant'anni di Gianriccardo Piccoli, artista bergamasco libero e sincero

Personaggio di grande simpatia è capace di scelte sempre coraggiose. Ad Albino è in corso la sua mostra-omaggio a Giovan Battista Moroni

Gli ottant'anni di Gianriccardo Piccoli, artista bergamasco libero e sincero
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di Giuseppe Frangi

«Il 15 dicembre del 1941, quando sono nato, non erano bei tempi. A due anni ho sentito le bombe cadere vicino a casa, a piazza Piola a Milano. Dico sempre che è forse per aver vissuto quello sbalestramento che mi sono ritrovato ad essere artista». Gianriccardo Piccoli oggi compie 80 anni. Da Milano i suoi genitori scapparono presto, quando lui aveva tre anni, per rifugiarsi nel paese natale della mamma, Villongo. Da allora Bergamo e la Bergamasca sono restate la sua terra, per quanto la qualità del suo lavoro lo abbia portato a ripetizione alla ribalta nazionale e internazionale: per dieci anni ha tenuto uno studio a Basilea, dividendosi tra Italia e Svizzera. Bergamasco dunque, con uno sguardo che però abbraccia il mondo.

Piccoli è un personaggio di grande simpatia, allegro, autoironico, con uno spirito giovanile che lo rende capace di scelte artistiche mai conservative. Prendiamo la sua ultima impresa: ad Albino ha esposto un’installazione seriale in omaggio a un grande artista a lui caro, Giovan Battista Moroni. Piccoli ha preso spunto dal capolavoro custodito nella parrocchiale di san Giuliano e l’ha replicato per dieci volte, disegnandolo alle stesse dimensioni: va ricordato infatti che lui è uno straordinario disegnatore. Perché dieci volte? Perché è Moroni filtrato dalla coscienza di un uomo contemporaneo, per il quale sono crollate tante certezze, mentre sono rimaste vive e pressanti tante domande.

L’immagine del Cristo solitario di Moroni, che svetta nel paesaggio temporalesco della Val Seriana, è un’immagine in cui Piccoli si è ritrovato perché incarna una condizione che non è lontana da quella di un uomo d’oggi. È un Cristo “vicino” a lui ma anche a noi, nell’angoscia di quella solitudine sulla croce. È un Cristo che si fa compagno. Per questo diventa il destinatario naturale di quelle domande sul senso di quanto stiamo vivendo, sul dolore e sulla speranza. Piccoli ha fatto sua e anche nostra la croce di Moroni, tant'è vero che nelle sue repliche ha tolto i due santi, Francesco e Bernardino, che invece vediamo nell'originale. C’è simbolicamente lui, l’artista, ai piedi della croce. Non santo, ma mosso dallo stesso bisogno umano di trovare nella sofferenza di Gesù una risposta alla propria. Noi moderni però siamo teste dure, non abbiamo più la compagnia calda della tradizione che la modernità ha quasi dissolto: per questo Piccoli ripete, ripete e ripete. Le sue immagini diventano come i grani di un rosario riscritto sulla pelle del nostro tempo.

A 80 anni Piccoli si rivela giovane, capace di proporre non tanto una mostra, ma un’installazione coraggiosa che riguarda la vita di tutti. Ma c’è anche una sorpresa. su quelle grandi carte, dove l’artista è passato spingendo con caparbietà il nero del carbone (bisogna vedere le mani di Gianriccardo quando sta lavorando...), scorgiamo ogni volta anche dei lampi intensi di bianco. Spaccano l’orizzonte come la luce di una rivelazione annunciata, di una speranza non scontata e possibile. È emozionante vedere un uomo che a 80 anni è capace di uscire allo scoperto con tanta libertà e sincerità.

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