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Più di 7mila immagini

Cinque anni sui tetti dei treni per fotografare tutta l'America

Cinque anni sui tetti dei treni per fotografare tutta l'America
Persone 26 Giugno 2015 ore 09:00

La vulgata comune definisce l’America come la terra dei grandi sogni e delle storie impossibili che per qualche motivo riescono a realizzarsi. Ecco, se non fosse accaduta ai nostri giorni, si direbbe che la vicenda umana di Mike Brodie sia frutto della penna di Mark Twain o della mente di Jack Kerouac. Capita infatti che nel 2002 un giovane diciassettenne dell’Arizona debba recarsi a fare visita ad un caro amico che vive nell’Alabama. Siccome negli Stati Uniti tutto è inspiegabilmente più grande, comprese le distanze tra i diversi Stati, così il tragitto da coprire è di 1.623 miglia e prevede circa 25 ore di automobile (senza soste). Contrariamente ai ragazzi dello “Stand by Me” di Rob Reiner, il giovane non ha nessuno intenzione di coprire la distanza a piedi e, nonostante i suoi risparmi non gli permettano di acquistare il biglietto, decide di fare il viaggio sul tetto della carrozza del treno. È questo il curioso inizio della carriera fotografica di Mike Brodie, freelance, senza alcuna qualifica o titolo di studio, che con le sue immagini ha raccontato un’America precedentemente poco conosciuta, diventando un punto di riferimento per molti maestri della professione.

La carriera da fotografo. Fiero della riuscita della sua ragazzata, Brodie inizia a girare gli Stati Uniti senza nemmeno un soldo in tasca. Come? Lunghe camminate, continui autostop e soprattutto viaggiando sui tetti dei treni o negli spazi tra un vagone e l’altro. Poi nel 2004 il colpo di fulmine e l’incontro con la fotografia. Anche in questo caso in maniera del tutto particolare: durante uno dei suoi viaggi trova dietro al sedile di un auto una Polaroid SX-70 abbandonata, se ne appropria ed inizia a documentare le sue peripezie scattando foto in continuazione, diventando per la gente il Polaroid Kid. Dal 2004 al 2009 il suo itinerario parla di 80mila km percorsi e 46 Stati conosciuti, testimoniati da migliaia di rullini, perché nel frattempo l’amore per i soggetti immortalati hanno fatto capire a Mike che quello che incontra va “catturato” e comunicato (e così si compra un apparecchio 35mm che permette di offrire immagini in alta risoluzione). I suoi scatti raccontano la cultura underground americana, con una predilezione per tutti i soggetti in procinto di iniziare un viaggio, colti nella loro più intima emotività (in un’intervista rilasciata ad un quotidiano americano ha detto che sarebbe stato «ancora più vicino ai soggetti se non fosse stato per quella dannata macchina fotografica»).

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Il libro e il riconoscimenti. Nel 2008 Brodie viene premiato con il Baum Award per fotografi emergenti in quanto miglior interprete, tramite i suoi lavori, di quello richiesto nel programma del riconoscimento, ovvero far vedere come la fotografia fosse «uno strumento di potente influenza con la capacità di relazionarsi con il pubblico in un modo che non è concesso alle parole». Nel 2013 poi la Twin Palms Publisher pubblica “A period of Juvenile Prosperity”, nel quale viene raccontata tramite oltre 7mila fotografie la storia di Mike Brodie. Storia che, in quanto americana, non poteva avere un finale scontato. Terminati i viaggi in treno, infatti, Brodie decide di fermarsi ad Oakland per dare stabilità alla propria vita; ma non da fotografo, bensì da meccanico. Nella città californiana il ragazzo che era partito dall’Arizona vive con la moglie Celeste, esercitando la professione imparata una volta conclusa la sua Odissea a stelle e strisce.

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