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I 10 grandi marchi italiani che fanno gola all'estero

I 10 grandi marchi italiani che fanno gola all'estero
Persone 18 Novembre 2014 ore 11:22

Italia, oggi terra di crisi economica, recessione e mancanza di possibilità; ma, nonostante tutto questo, quando ci diamo da fare, pochi riescono ad eguagliare l’eccellenza dei nostri prodotti. Ecco perché alcune aziende italiane fanno particolarmente gola ai grandi fondi d’investimento esteri, che nei prossimi anni potrebbero fare letteralmente razzia di tanta qualità nostrana. Icm International ha stilato la classifica dei 50 marchi italiani in questo senso più appetibili: vi proponiamo i primi 10.

 

10) iGuzzini

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Fin dal 1959, questa azienda produce apparecchi d’illuminazione, e con il tempo è diventata la prima azienda italiana per quanto riguarda l’illuminotecnica, con 14 filiali fra Europa e resto del mondo, oltre a quella originaria di Recanati. Dal 2006 ad oggi ha vinto ben 20 premi internazionali relativi al settore dell’illuminazione.

 

9) Molteni

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Brianzola d’origine, quest’azienda rappresenta l’eccellenza italiana nel campo degli arredamenti di interni; Dada, Unifor e Citterio sono tutte società che orbitano intorno alla grande casa madre fondata nel 1934. Il campo d’azione è variegato, passando dai grandi hotel arabi e dalle navi da crociera, fino al teatro La Fenice di Venezia, gli studi TV Bloomberg a New York, e il museo Du Quai Branly di Parigi.

 

8) Mutti

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Da più di un secolo pregiatissimo marchio italiano (parmense, per la precisione) di pomodori e derivati vari. Nel 1951, fu la prima azienda a introdurre sul mercato italiano i tubetti di concentrato di pomodoro. Data l’eccezionale struttura societaria, per la Mutti la crisi sembra non esserci mai stata: fra il 2004 e il 2012, infatti, ha saputo più che triplicare il proprio fatturato.

 

7) Imap Export

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Ben più nota con il nome del marchio controllato: Original Marines, brand fra i più popolari nell’abbigliamento per bambini. L'azienda attualmente conta in Italia 532 negozi in franchising e 65 di proprietà, per un totale di 597 punti vendita più 93 store all'estero: complessivamente parliamo di 690 negozi.

 

6) Capri

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Anche in questo caso, si tratta di un marchio ben più noto nelle sue diramazioni: da un lato infatti c’è Alcott, popolare store di abbigliamento casual per i più giovani, vincente soprattutto per i prezzi contenuti dei suoi prodotti; dall’altro lato invece Gutteridge, elegante marchio anglo-napoletano acquisito nel 1998. Questa connessione con il mondo britannico ha permesso importanti flussi di export che ne hanno notevolmente incrementato il fatturato.

 

5) Divella

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Impegnata nel settore alimentare più italiano che ci sia, ovvero quello della pasta, è una società che ha visto i suoi albori nel lontano 1905, a Rutigliano, in provincia di Bari. Ogni giorno vengono prodotte 1000 tonnellate di semola di grano duro, 350 tonnellate di farina di grano tenero e 700 tonnellate di pasta. L'azienda esporta in tutto il mondo i propri prodotti. Oltre alla pasta e alla farina, ai biscotti e alle merendine, articoli tutti di propria produzione, tra gli altri alimenti a marchio Divella ci sono riso, legumi in scatola, olio extra vergine di oliva, aceto e passate di pomodoro.

 

4) Furla

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Alta, altissima moda al quarto posto: la pelletteria di classe, in Italia, è marchiata quasi sempre Furla, azienda bolognese poco meno che novantenne. Fra i tanti prodotti, oltre a cinture e accessori vari, spiccano in particolare le pregiatissime borse. Nel 2008, per volontà di Giovanna Furlanetto, attuale presidente della società Furla, è stata creata la "Fondazione Furla", con sede a Bologna, con la missione di allargare le possibilità di affermazione dei giovani talenti nei mestieri creativi, dall’arte alla moda.

 

3) Roberto Cavalli

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Talmente era appetibile il marchio che, dalla stesura della ricerca di Icm International ad oggi, l'azienda fiorentina ha pubblicamente annunciato di esser in procinto di vendere ai russi di Vtb Capital, braccio finanziario della banca del Cremlino Vtb. L'operazione si sarebbe già dovuta concludere, se non fosse che ci fossero state le sanzioni internazionali alla Russia conseguenti alla crisi ucraina. Ora il trasferimento ufficiale è atteso per la fine del mese: un pregevolissimo marchio di moda che abbandona la proprietà italiana.

 

2) Canali

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Dal 1934, quest’azienda rappresenta una delle principali eccellenze in tema di sartoria della massima qualità. Il grande successo di questo marchio si basa sulla totale possibilità di personalizzazione del prodotto da parte del cliente: questi, infatti, possono scegliere tra oltre 500 tessuti disponibili, mentre ogni elemento delle creazioni è disegnato e creato ad hoc. Non è un caso che Canali esporti in 50 Paesi di tutto il mondo.

 

1) Liu Jo

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Ma nulla, al momento, è desiderato all’estero quanto il marchio di moda carpigiano. Nonostante la giovane età dell’azienda (è stata fondata nel 1995) e l’iniziale dedizione alla sola lavorazione della lana, Liu Jo ha saputo diventare un punto di riferimento per il pret-a-porter, sia maschile che femminile. Il nome Liu Jo deriva dai soprannomi che usavano il fondatore Marco Marchi (Jo) e una sua compagna di gioventù (Liu).

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