Persone

I conigli e il dispiacere del Papa

Persone 24 Gennaio 2015 ore 15:15

Allora. Ricominciamo da capo. La frase del papa in aereo, in risposta alla domanda sul problema del - chiamiamolo così - controllo delle nascite, è questa:

Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh? – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No. Paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo. Ma ha fatto bene a dirmelo.
È anche curiosa un’altra cosa che non ha niente a che vedere ma che è in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro.

Dice che i cattolici sono come conigli? Dice che alcuni (alcuni) credono che per essere buoni cattolici in certe cose si debba andare alla Spera-in-Dio. Bene: questi alcuni - cattolici essi stessi o non-cattolici che si immaginano i cattolici - sbagliano. Dice che il senso di responsabilità non va smarrito mai, in nessuna occasione, e men che meno in quelle che possono avere conseguenze di un certo rilievo come una gravidanza. In una parola sola: in fatto di nascite i buoni cattolici sono tenuti ad essere “prudenti”. Responsabili.

In tutte le conferenze stampa di questi giorni - anche quando l’argomento era un altro - per esempio: i fatti di Parigi - “prudenza” è stata una parola chiave per capire il pensiero del papa. L’ha anche spiegata: è la virtù che ci invita a tener conto di più fattori - il contesto antropologico, le possibili reazioni, la propria condizione economica - prima di prendere un’iniziativa. Ad esempio, i giornalisti “prudenti”, prima di scrivere di “conigli” avrebbero dovuto pensare che il papa aveva da poco ricevuto in Sala Nervi e lodato grandemente le famiglie numerose. E dunque non poteva adesso mettersi a sostenere il contrario.

Prudenza vorrebbe che prima di fare una domanda su un argomento qualsiasi ci si documentasse sulla tradizione di pensiero alla quale appartiene il destinatario della domanda. Come ha fatto in questi giorni Moni Ovadia quando, a proposito della metafora dell’offesa alla mamma usata da Francesco per spiegare la sua posizione su Charlie Hebdo, ha fatto notare che, in ambito ispanico-argentino, quella è l’offesa più enorme che si possa ricevere.

I giornalisti si sarebbero comportati in maniera “prudente” se si fossero ricordati che due minuti prima, invitato a dire quali tra i gesti di questi giorni lo avessero colpito di più, aveva indicato quello dei padri poveri che sollevavano sulle braccia i loro figli. Lo ha anche mimato più volte, quel gesto. È proprio questa, inoltre, l’immagine che rientra di forza nella porzione successiva del testo, quella che inizia con “È anche curiosa un’altra cosa …”, nella quale si ripete che un figlio, per alcuni, è un tesoro. Magari sono stati un po’ imprudenti in questo - dice quasi tra parentesi papa Francesco - ma ciò non toglie che un tesoro rimanga un tesoro. Il che significa che la prudenza è un bene, ma che talora si può anche - e va riconosciuto come un dato prezioso - gettare il famoso cuore al di là dell’ostacolo.

C’è - in tutte queste frasi che si susseguono col ritmo di un respiro liberante e nello stesso tempo perfettamente controllato, come nello yoga - una quantità tale di variegate sfumature, un’ampiezza di comprensione del problema, una ricchezza di umanità tale da rendere difficilmente spiegabile - scusatemi la parola, eh? - l’approssimazione un po’ da scoop con cui sono state accolte.

C’è da capire che - come ha dichiarato il sostituto della segreteria di Stato della Santa Sede monsignor Becciu ad Avvenire - il papa sia rimasto sorpreso e dispiaciuto di certe interpretazioni.

«Al vedere i titoli dei giornali, il Santo Padre, con il quale ho parlato ieri, ha sorriso ed è rimasto un pochino sorpreso del fatto che le sue parole – volutamente semplici – non sono state pienamente contestualizzate rispetto a un passo chiarissimo della Humanae Vitae sulla paternità responsabile.

“sorriso”, “un pochino sorpreso”, “non pienamente contestualizzate”. Non: “si è messo a ridere”, “si è scandalizzato”, “vergognosamente fraintese”. Il clima mentale e morale generato da papa Francesco non potrebbe venir meglio illustrato di così. E più avanti:

Il Papa è davvero dispiaciuto che si sia creato un tale disorientamento. Egli non voleva assolutamente disconoscere la bellezza e il valore delle famiglie numerose. Oggi stesso, all’Udienza Generale, ha affermato che la vita è sempre un bene e che avere tanti figli è un dono  di Dio per il quale bisogna rendere grazie».

Si dice tante volte che le parole non contano. Non è vero. Contano. Contano molto. Contano sempre. Contano soprattutto quando vengono dette e scritte pensando che continuino a scorrere nell’insignificanza come l’acqua del rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti. Prendiamo il dispiacere sorpreso del papa e il suo sorriso come un invito accorato a maneggiarle con sempre maggiore prudenza.