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Da dove nasce il termine?

Chi sono i radical chic

Chi sono i radical chic
Persone 13 Settembre 2014 ore 16:15

Radical chic è chi “professa idee anticonformiste e tendenze politiche radicali, ma solo per moda o per convenienza”, si legge nel Vocabolario della Treccani. Volendo tradurre in italiano, dunque, potremmo dire: “un radicale (che lo è) per ragioni di costume”. Sarebbe invece sbagliato usare l’espressione “radicalmente chic”, poiché la semantica di radical chic coinvolge categorie che non riguardano soltanto gli stili di vita. Allo stesso modo, sarebbe improprio dare del radical chic a chi sia un “radicale chic”. In questo caso, infatti, avremmo a che fare con una persona di orientamento di sinistra e che ha cura nell’essere sempre elegante. Aldilà degli stereotipi, ciò non esclude che le idee e le posizioni politiche del “radicale chic” non siano solo una questione di belle apparenze.

Il controverso composto è stato inventato dal giornalista e scrittore statunitense Tom Wolfe, in un articolo comparso sul New York Time Magazine, l’8 giugno 1970. Definiva così l’ambiente e le persone che presero parte, il 14 gennaio di quell’anno, alla festa organizzata in un attico di tredici stanze da Felicia Bernstein, moglie del celebre musicista Leonard, per raccogliere fondi in favore del gruppo marxista-leninista Pantere nere. Un paio di anni dopo, Indro Montanelli si metteva sulla scia del collega americano, pubblicando sul Corriere della Sera la Lettera a Camilla. Faceva notare che Camilla Cederna, lei pure giornalista e scrittrice, era passata dal ruolo di regina dei salotti a quello di regina della dinamite, per noia e per una questione di costume: una radical chic, appunto. Da qui, l’espressione si diffuse a macchia, soprattutto in senso denigratorio, e soprattutto per fare notare le incongruenze dei cosiddetti “comunisti in maglione di cashmere”.

Oggi, però, il termine viene usato anche in riferimento a contesti che hanno poco a che vedere con la politica. Essere radical chic non è più una prerogativa esclusiva di certa intellighenzia, o supposta tale. Accanto all’accezione storica di cui sopra, infatti, l’attributo sta sviluppando un altro significato, che pertiene al lessico della moda: molto poco politico e molto lifestyle, come si dice. E forse al processo che ha portato allo sdoppiamento di senso non è estranea una certa confusione di idee su chi siano “i radicali” e gli “chic”. Radical chic, pertanto, non è più (solo) l’uomo o la donna della ricca borghesia che professano la religione del pensiero anarchico-sinistroide, ma è anche chi si veste in modo oculatamente trascurato. Ad esempio: se avete nel guardaroba un capo non più nuovo e che magari non è nemmeno della vostra taglia, ma che può essere considerato di pregio, per il tessuto o per certi dettagli, sappiate che siete in possesso di un abito radical chic. Senza nessuna offesa.

 

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