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Il caso risolto, grazie al Dna

Le identità di Jack lo Squartatore Un giallo durato 126 anni

Le identità di Jack lo Squartatore Un giallo durato 126 anni
Persone 09 Settembre 2014 ore 11:33

Dopo 126 anni, infinite ipotesi e altrettanti innumerevoli fiaschi, sembrerebbe che la verità sia finalmente venuta a galla: Jack lo Squartatore, il pressoché leggendario killer di prostitute che terrorizzò Londra nell’autunno del 1888, ha finalmente un nome ed un cognome certi, ovvero Aaron Kominski. Si tratterebbe di un barbiere ebreo di origine polacca, smascherato più di un secolo dopo grazie ad alcuni rilevamenti di Dna.

La storia. Jack lo Squartatore (o Jack the Ripper secondo l’originale formulazione inglese) fu un assassino seriale che fra il 31 agosto e il 9 novembre del 1888, nel degradato quartiere londinese di Whitechapel, uccise cinque prostitute, tutte tramite sgozzamento. Si trattò di Mary Ann Nichols, rinvenuta la notte del 31 agosto e prima vittima del killer; Annie Chapman, massacrata l’8 settembre, dalla cui morte scaturì un primo arresto, quello del lavoratore di cuoio John Pizer, scagionato pochi giorni dopo; Elizabeth Stride, una delle due vittime della notte del 30 settembre insieme a Catherine Eddowes, quest’ultima letteralmente mutilata dall’assassino; e Mary Jane Kelly, rinvenuta l’8 novembre nella propria camera da letto tanto aggredita da apparire quasi irriconoscibile. Queste cinque donne sono le vittime accertate di Jack lo Squartatore, ma ce ne sono all’incirca un’altra decina sulla cui attribuzione sussistono ancora alcuni dubbi. Da quel momento in poi gli omicidi cessarono, e la polizia londinese (e non solo) aprì una pratica che, a quanto pare, ha trovato finalmente requie solo nella giornata dell’8 settembre 2014.

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Nella storia, tutti gli identikit di Jack lo Squartatore. Tante, tantissimi ipotesi si sono fatte in questi anni sulla possibile identità di Jack lo Squartatore, alcune estremamente convincenti, altre piuttosto improbabili, e altre ancora decisamente assurde. Alcuni profili sono stati reperiti dalle memorie di Sir Melville Macnaghten, all’epoca commissario a Scotland Yard.

Il primo riguardava Montague John Druitt, avvocato e insegnante di buona famiglia londinese, ritrovato annegato nel Tamigi il 31 dicembre del 1888, probabilmente suicida; la coincidenza temporale fra la sua morte e la fine dei delitti apparve come un interessante pista su cui basarsi, ma ben presto venne ritenuta poco attendibile.

In secondo luogo, Jacob Levy, macellaio ebreo che contrasse la sifilide in seguito a rapporti con le prostitute; da qui, un profondo odio nei loro confronti, che si pensava potesse essere un buon movente per i vari omicidi.

La dovizia con la quale le vittime venivano letteralmente vivisezionate spinse la polizia a ritenere che l’assassino potesse appartenere alla classe medica: ecco perché fra i possibili killer vennero considerati anche Michael Ostrog, George Chapman e Francis Tumblety, tre medici ciascuno con accertati squilibri psichiatrici nonché con passate tendenze violente nei confronti delle donne.

Più inverosimili le accuse mosse ad Alberto Vittorio di Sassonia duca di Clarence, il quale, per non specificati motivi di odio nei confronti delle prostitute, avrebbe commissionato questa incredibile mattanza; altrettanto improbabile il coinvolgimento di Walter Sickert, pittore impressionista dell’epoca, il quale per intricate vicende famigliari avrebbe sviluppato un particolare odio per il genere femminile. Tutte queste ricostruzioni sono però state confutate, in particolare dal fatto che, con ogni probabilità, Sickert nei mesi degli omicidi si trovava in Francia.

Decisamente assurde sono invece che le accuse rivolte ai celebri scrittori Lewis Carrol e Oscar Wilde, coinvolti nella faccenda esclusivamente per darle sapori ulteriormente misteriosi e incredibili che per vere e proprie prove.

 

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E infine, Aaron Kominski. Veniamo ora a colui che, finalmente, dovrebbe essere il vero e accertato assassino. Kominski era un barbiere di origini polacche, e già allora il suo nome rimbalzava con discreta frequenza fra i documenti e le ricostruzioni di Scotland Yard. Con ogni probabilità, era affetto da una grave forma di schizofrenia, che gli causava forti istinti omicidi; inoltre, pare fosse particolarmente ossessionato dalla sfera sessuale, il che spiegherebbe il suo accanimento nei confronti delle donne. Nel 1891 venne ricoverato in un manicomio, dove diede chiara prova di tutta la sua follia, rifiutandosi di mangiare e lavarsi e soffrendo di numerose allucinazioni, oltre che di attacchi improvvisi di violenza. Morì nel 1919 proprio in quell’istituto. Le recentissime indagini incriminano in maniera pressoché inconfutabile Aaron Kominski: la prova decisiva è stata data da un’analisi del Dna derivante da sangue e liquido seminale presenti su alcuni indumenti delle vittime. A 126 anni di distanza, uno dei più grandi misteri della storia poliziesca sembra aver finalmente trovato dei contorni definiti.

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