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L'udienza per il fallimento è il 19 marzo

Il lupo di Corso Buenos Aires che adesso vuol comprare il Parma

Il lupo di Corso Buenos Aires che adesso vuol comprare il Parma
Persone 18 Marzo 2015 ore 08:30

Manenti l’avevamo lasciato così: in fuga, per le vie del centro di Parma, dalla furia dei tifosi ducali, inviperiti per essere stati presi, per la terza volta nel giro di meno di due mesi, in giro da fantomatici salvatori della patria crociata. Manenti, testa bassa nascosta tra una giungla di microfoni dei cronisti, rispondeva a monosillabi alle domande, si faceva largo a spallate, accelerava il passo. L’avevamo lasciato con tante promesse, pochi fatti e un’auto sequestrata dalla Polizia per multe non pagate. Qualche settimana dopo lo ritroviamo nella stessa situazione. O meglio, l’auto non c’è più e a Parma evita di mettere piede se non per lo stretto necessario, ma le promesse e l’assenza di fatti continuano a contraddistinguere l’operato di Giampietro Manenti come presidente del Parma Calcio. La differenza è che ora, il 19 marzo, c’è l’udienza per il fallimento della società. E Manenti che fa? Promette che porterà tutte le garanzie sulla presenza di soldi. Nulla di nuovo insomma.

 

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Il nome nuovo e il furbo Manenti. Ma in questa tragicomica vicenda Parma, che si trascina oramai da inizio febbraio, s’è aggiunto un nuovo nome: Alessandro Proto, soggetto che s’è detto disposto a rilevare la squadra fornendo così, sull’unghia, tutte le garanzie e i soldi necessari. Le trattative tra l’imprenditore mezzo bergamasco e mezzo brianzolo e Proto sono iniziate, ma sembrano essersi già arenate in uno studio legale di Milano. Lunedì 16 marzo, infatti, i due si sono incontrati con l’intento di trovare un accordo. Manenti ha rilevato la società emiliana a inizio febbraio dall’imprenditore albanese Rezart Taci per la cifra tristemente simbolica di 1 euro. Il problema, infatti, sono i debiti. Ora però Manenti non sembra molto dell’idea di voler cedere la squadra emiliana. Mentre resta un dilemma amletico attorno alla sua figura (ricordiamo l’emblematico urlo di un tifoso del Parma che chiese al presidente: «Ma chi ti paga per fare la figura del matto?»), Manenti ha dichiarato che è facile adesso dire che si vuole il Parma, adesso che «o ci salviamo o siamo falliti». Di fatto, però, l’offerta di Proto c’era: secondo i bene informati, sul tavolo avrebbe messo ben 500mila euro. Cinquecentomila volte tanto quanto Manenti aveva tirato fuori per acquisire il Parma un mese e mezzo fa. La risposta, però, è stata un fulmine a ciel sereno sulla trattativa: Manenti chiederebbe 5 milioni. Tante care cose e arrivederci. In pochi minuti sembra dunque essere sparita anche l’ultima speranza di salvezza per il Parma.

 

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Il lupo di Corso Buenos Aires. Bisogna però capire una cosa: Alessandro Proto poteva (e può, perché fino all’ultimo non si sa mai) essere visto come la reale ultima speranza del Parma? Troppe le recenti delusioni, le figure di salvatori della patria trasformatesi in pochi giorni in Pulcinella imprenditoriali. Guardate Manenti: arriva, spende un euro, regala sorrisi e promesse, poi, quando c’è da saldare oltre 100 milioni di euro di debiti, si ammutolisce ed è pronto a vendere il Parma alla modica cifra di 5 milioni. O un folle, o un genio.

Difficile trovare la definizione adatta per Proto. La certezza è che si tratta del proprietario della Proto Enterprises Ltd., ovvero (citiamo) «un track record di diverse operazioni sia immobiliari che finanziarie, partecipazioni e interventi che oggi la identificano e la differenziano all’interno del panorama degli investimenti su piazza internazionale». Un soggetto strano questo Proto, di circa 40 anni, che nella finanza ci sguazza da anni e che s’è costruito un’immagine tra condizionali, notizie messe in giro ad hoc e reali grandi colpi di genio. Quando si parla di lui, l’unica certezza è quella condanna per aggiotaggio e truffa patteggiata a tre anni e dieci mesi e la multa della Consob per 4 milioni e 900mila euro. Non proprio un biglietto da visita di quelli che colpiscono (in positivo almeno).

Per capire qualcosa in più di questa enigmatica figura facciamo affidamento su un approfondito e ben scritto articolo pubblicato il 15 agosto 2014 sul Venerdì, l’inserto di La Repubblica. Titolo: Il lupo di Buenos Aires. Il punto di partenza sono i condizionali di cui dicevamo: Proto è l’uomo che avrebbe venduto ville alle star di Hollywood, posseduto quote delle principali società italiane, sempre in procinto di comprare qualche giornale, dal Tempo al New York Times, su cui Martin Scorsese avrebbe voluto fare un film (intitolato Il manipolatore) con colonna sonore degli One Direction, notizia smentita nel giro di poche ore. Alessandro Proto, in altre parole, è un affarista che ha saputo costruire magnificamente la sua immagine, un illusionista della notizia e della parola. La sua parabola, nell’articolo in questione, viene definita «una dose di realtà e due dosi di invenzione, in una confusione narrativa totale e tuttavia seducente». La sensazione, dunque, è che attorno a quest’uomo giri tanta fuffa e poca sostanza. E, in parte, lo conferma Proto stesso nell’intervista con il giornalista di La Repubblica, nel momento in cui afferma: «La comunicazione vale più di tutto».

Nasce a Milano l’11 settembre 1974, da un padre di cui preferisce non parlare e da madre infermiera, in una famiglia «piena di debiti» da cui, a 17 anni, decide di scappare per iniziare a vendere porta a porta enciclopedie della Garzanti. Secondo il suo racconto, uno dei suoi clienti vide in lui del talento e mise una buona parola in un’agenzia immobiliare. Ma se i suoi colleghi si accontentavano di piazzare un bell’appartamentino in centro, lui voleva il massimo e pensava in grande. Poco importava se poi gli affari immobiliari vaneggiati non si realizzassero realmente, l’importante era che la gente sapesse. Proto inizia così a diventare un mago dei comunicati stampa: alle principali agenzie italiane invia note in cui riporta di fantomatici acquisti immobiliari di grandi star internazionali, da Madonna alla coppia Brad Pitt-Angelina Jolie. Il tutto con il suo nome a tirare le fila di queste impressionanti trattative. Il suo talento era realizzare annunci a rischio zero ma dal ritorno mediatico enorme. Se anche si scopriva che Di Caprio non aveva la minima intenzione di comprare casa a Verona, intanto il nome di Proto aveva fatto il giro del mondo.

 

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[Italia Oggi annunciava la presunta scalata a Rcs guidata da Proto, 06/10/2012]

 

Si trasferisce in Svizzera, a Chiasso, e a Milano fonda il Gruppo Europeo Investimenti. Cosa facesse, in concreto, non si sa, ma nel 2005 fallì. Proto non è però il tipo che si arrende. Anzi, rilancia. Fonda la Proto Group (Proto Enterprises Ltd.): «Il nostro core business – racconta a Venerdì - è da sempre la consulenza alle aziende. Le piccole e medie imprese con problemi di liquidità venivano da noi. Le studiavamo e le mettevamo in contatto con investitori di nostra conoscenza». Tra queste «piccole e medie imprese» salta fuori anche Rcs: Proto, infatti, aveva trovato degli investitori interessati alla sua scalata. Dei nomi saltati fuori in quel 2012, solo uno esisteva davvero e della Rcs, probabilmente, non aveva mai sentito parlare. La notizia la diede Italia Oggi, che a distanza di anni, con imbarazzo, ammette l’errore. Evitabile forse, ma se hai davanti Proto il rischio di prendere una cantonata è dietro l’angolo. Proto è un giardiniere tenace della gramigna della disinformazione. Nella delibera 18794 della Consob si legge che, tra il 2010 e il 2013, si contano ben 150 «dichiarazioni pubbliche e comunicati stampa nell’ambito di un disegno unitario volto illecitamente a procurare vantaggi all’attività professionale svolta dal medesimo (Alessandro Proto, ndr), che contenevano informazioni false, suscettibili di fornire indicazioni fuorvianti in merito ad azioni quotate». Per Proto un gioco: «Non avevo in mano nulla, neanche un’azione. La sensazione che ogni mia parola muovesse il mercato, che lo potessi manipolare a piacimento determinando la crescita del valore di un’azione, era inebriante».

 

[Il Giornale e la notizia di 50 sfumature di grigio ispirato a Proto, 16/10/2013]

 

Come spesso succede in questi casi, però, a lungo andare si rischia di fare il passo più lungo della gamba. Ed è quello che ha fatto Proto: si era illuso che non ci fosse limite alla credulità dei media. E forse aveva ragione sui media, ma le procure sono una cosa diversa. Arrivarono così la condanna e gli arresti domiciliari. Ripensando alle sue imprese, Proto sorride: «I miei comunicati, titolo, notizia in breve e otto-dieci righe di virgolettati, venivano ripresi parola per parola. Eppure si trattava di giornalisti economici. Bastava una calcolatrice per capire che lo 0,8 per cento di Unicredit faceva qualcosa come 150 milioni di euro. E dove li prendeva un signor nessuno come me? Ma non controllavano». Proto del resto ama l’attenzione dei giornali. Tanto da riuscire addirittura a mettere in giro la voce che il bestseller internazionale 50 Sfumature di grigio fosse ispirato a lui.

 

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[Su La Stampa Proto annuncia di voler comprare il Torino Calcio, 11/01/2011]

 

Il calcio è una sua vecchia passione: già nei folli anni tra il 2010 e il 2013, Proto rilasciò diversi comunicati stampa in cui annunciava un interessamento per società sportive quali il Torino di Urbano Cairo (mai in vendita secondo il presidente granata) e il Bari dei Matarrese (in vendita, ma per cui da Proto non arrivò mai un’offerta). Ora tocca al Parma. Le trattative esistono, nonostante il brusco stop di lunedì 16 marzo, ma i tempi sono strettissimi. Paradossalmente però, davanti ai protagonisti di questa surreale trattativa e alle loro storie, la speranza è che il Parma possa fallire in pace. E vivere, in futuro, felice e contento.

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