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È morta a 89 anni

La paziente bellezza di Rina Addio alla mamma di Vittorio Sgarbi

La paziente bellezza di Rina Addio alla mamma di Vittorio Sgarbi
Persone 06 Novembre 2015 ore 06:30

Si chiamava Caterina, ma per tutti era molto più semplicemente Rina. Caterina Cavallini, coniugata con Giuseppe Sgarbi. Ambedue farmacisti. Ambedue genitori molto allegri e disinvolti. Rina se n’è andata a 89 anni martedì. Era nata il 22 dicembre 1926 a Codifiume di Argenta, un paese che già nel nome sa di acqua, di correnti, di argini. Da 65 anni era sposata e da 63 mamma, prima di Vittorio e poi, dopo una pausa di 12 anni mamma anche di Elisabetta. Due personaggi tosti, complicati, battaglieri. Sempre mediaticamente in prima linea. Più folle il maschio, più calcolatrice la figlia.

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Rina è un tipo di mamma che ai suoi tempi stava dalla parte delle mamme rare. Cultura cattolica, grande preparazione professionale, era però molto libera nell’educazione dei figli. Mai imposto troppi paletti di ordine morale, anche perché una certa spregiudicatezza nel rapporto con le donne era dna di famiglia. Di famiglia in particolare del marito, Giuseppe, quattro anni più di lei, che nel 2014 ha pubblicato un’autobiografia su suggerimento della figlia, una che di libri se ne intende essendo direttrice editoriale della Bompiani e organizzando ogni anno un festival letterario di grande successo come la Milanesiana. Il libro di papà uscì però per Skira, con postfazione molto tenera di Elisabetta. È lì che Giuseppe racconta qualcosa del rapporto con la magica Rina, la donna più bella del ferrarese, contesa da tutti ma conquistata da lui. «La sua qualità prima era la bellezza: era la più concupita di Ferrara. E poi la prontezza nell’apprendere». Si erano laureati insieme in farmacia. Lei ovviamente fece molto meglio: «Prese 110, io solo 90. Alcuni amici professori di chimica avevano dato una tesi preconfezionata. La lessi soltanto».

 

 

Donna libera, anche di tenersi al fianco per oltre mezzo secolo un marito che non era uno stinco di santo. Del resto il dna della dinastia Sgarbi parla chiaro: pare che nonno Vittorio avesse conquistato, cominciando con carezze sulle mani, anche due suore. Il marito spesso andava da Ro a Ferrara, ed era un modo per dire – lui stesso lo ha ammesso - che c’era qualcuna che lo voleva portare a letto. Lei, da vera regina di casa, ha sempre guardato tutto dall’alto in basso. Gestiva la grande casa di Ro Ferrarese, che con gli anni si gonfiava di opere e di libri, tutti frutto della bulimia di Vittorio. Lei è stata la sua press agent, la sua divertita fan, che non si spaventava mai delle esagerazioni di quel figlio un po’ folle che poteva arrivare a casa a qualsiasi ora della notte, e tendenzialmente sempre con donne diverse. Tanto che è celebre l’aneddoto di quando una di queste donne si accomiatò prima del tempo. Mamma Rina la invitò a restare e andare in camera da Vittorio. Da farmacista conosceva bene i meccanismi ormonali di quel figlio pettegolo e genio.

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La farmacia è stato l’altro capolavoro di mamma Rina. La rilevò con il marito nel 1953. Aveva già l’etichetta di farmacia storica, di “anticho diritto” in quanto la sua istituzione risulta anteriore all’ordinamento degli Stati Pontifici promulgato il 15 novembre 1837. Rino e Giuseppe insieme al “diritto di farmacia” acquistano i magnifici arredi, tutti liberty e art nouveau. Arredi che Rina ha ovviamente mantenuti integri, perché una come lei non poteva immaginare una farmacia che non fosse un’opera d’arte.

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