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«Che rabbia la scivolata su Basta...»

L'Atalanta s'è accorta di Spinazzola «Non mi aspettavo di esser titolare»

L'Atalanta s'è accorta di Spinazzola «Non mi aspettavo di esser titolare»
Persone 27 Agosto 2016 ore 10:24

Modi gentili, sguardo tranquillo e grande disponibilità. Al servizio dei compagni in campo, ma anche di noi di BergamoPost in una delle sue prime chiacchierate da protagonista con la maglia atalantina. Leonardo Spinazzola, centrocampista tutto fare classe 1993, è tornato all’Atalanta dopo un passaggio quasi anonimo avvenuto due anni fa con Stefano Colantuono. Le prime uscite stagionali hanno confermato come Gasperini lo tenga in grande considerazione. Abbiamo parlato con lui alla vigilia della partita con la Sampdoria al termine di una seduta di lavoro molto intensa. Siamo tornati sulla sfida con la Lazio e abbiamo cercato di capire un po’ di più le sue caratteristiche. La prima domanda, tuttavia, non poteva che essere sul terremoto che ha colpito il Centro Italia: è nato a Foligno, a soli 100 km da Amatrice, e sembra che il sisma l’abbia toccato in prima persona.

 

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Leonardo Spinazzola, prima di parlare di calcio non possiamo ignorare il terremoto: lei è di Foligno, come vive questi momenti?

È stato un disastro, ma devo dire che i primi due giorni sono stato abbastanza tranquillo perché ho sentito i miei genitori e sembrava tutto sotto controllo. Anche tra i miei amici e i miei conoscenti non ci sono stati problemi, è una zona sismica ma Foligno non è mai stata molto colpita. Ricordo che anche nel 1997, quando ci fu un altro terremoto, in città si registrarono pochi danni. Questa volta però si è sentito molto forte e proprio questa mattina (venerdì 26 agosto, ndr) mia sorella mi ha inviato una fotografia di una brutta crepa nella sua abitazione: l’ho sentita preoccupata e questo, inevitabilmente, mi tocca molto.

Ora è di nuovo a Bergamo dopo due stagioni: che giocatore ritroviamo?

Un giocatore nuovo, ho fatto 35 partite e devo dire grazie a mister Bisoli che è un allenatore che mi ha insegnato tantissimo. L’anno scorso a Perugia ho imparato un ruolo nuovo, ben 25 delle 35 presenze in campionato le ho fatte da terzino sinistro e questo mi permette di essere più duttile. Posso giocare da quinto a centrocampo, da quarto o anche da interno. Un jolly alla Padoin? Magari, faccio un po’ tutti i ruoli e cerco di dare il mio contributo correndo tanto e aiutando i compagni.

Con la Lazio buona prestazione ma risultato negativo: tu come l’hai vista?

Mi metto un po’ a metà tra la valutazione di chi è contento della prestazione e di chi invece è preoccupato dal risultato. Abbiamo preso quattro gol decisamente evitabili e questo non va bene, però quella reazione dimostra che abbiamo dentro qualcosa di forte. Un fuoco che brucia. Abbiamo creato 5 palle gol nitide più altre mezze buonissime occasioni, ne abbiamo realizzate tre e proveremo a migliorare ancora: la strada comunque è quella giusta per quanto riguarda la fase offensiva.

 

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Peccato davvero per quel colpo di testa...

Più del colpo di testa, che ho rivisto, mi lascia l’amaro in bocca quell’errore su Basta in occasione del loro quarto gol. Sono arrivato bene, avevo il tempo giusto e anche la scivolata era corretta, ma ho sbagliato: la palla mi è passata sotto la gamba e la Lazio ha fatto gol. Un peccato davvero, ci credevamo tantissimo già sull'1 a 3, e sul 2 a 3 tutta la squadra era molto determinata: vedevamo la Lazio in grande difficoltà, non posso dire se fisica o mentale ma certamente l’inerzia della gara era tutta a favore nostro. Quell’episodio ha spento le possibilità di rimonta anche se poi siamo andati sul 3-4 subito. Che peccato, veramente.

In questo avvio di stagione lei gioca con grande continuità: se lo aspettava?

La verità? Non mi aspettavo di partire subito titolare. A luglio, se me lo avessero detto, sarei stato molto sorpreso. Uno punta a giocare spezzoni di gara, ad essere utile alla causa. Allenamento dopo allenamento ho visto crescere la fiducia di compagni e allenatore, tutti mi dimostrano grande considerazione anche se non ci sono stati episodi in cui il mister mi ha parlato magari dicendomi direttamente qualcosa di particolare. Non ho mai avuto Gasperini come allenatore ma già a gennaio sono stato molto vicino al Genoa. Il Perugia mi avrebbe anche mandato ma avevo giocato appena 5 partite da terzino e per la mia crescita ho pensato che fosse più importante restare in Umbria e migliorare. L’ho fatto e ora eccomi qui: l’Atalanta si è fatta viva a fine maggio, non ho mai avuto dubbi ed ero felice di tornare.

L’ambiente si sta accorgendo di lei, sente la spinta del pubblico?

Quando arrivai a Bergamo un paio d’anni fa, quasi nessuno mi conosceva. Oggi, grazie anche alla continuità che sto avendo in questa prima fase, la situazione sta cambiando e spero di poter andare avanti in questo modo. Io penso solo a lavorare, stiamo spingendo tantissimo e credo anche di poter migliorare molto sia fisicamente che tatticamente. Obiettivo stagionale? Preferisco 10 presenze fatte bene piuttosto che 30 anonime. Sono molto critico nei miei confronti, rivedo sempre la partita e cerco di valutare tutto quello che succede.

 

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Il compagno che l’ha stupita di più è Kessie?

Kessie lo conoscevo già e l’ho incrociato l’anno scorso con il Cesena. Per questo  non mi ha stupito il suo avvio di stagione. Anche con Gomez ho giocato nella mia precedente avventura a Bergamo e quindi non sono rimasto sorpreso. Dico Toloi, lui sì che mi ha colpito parecchio ed è davvero un giocatore importante per noi.

A Genova, contro la Sampdoria, che partita si aspetta?

Credo che la squadra cercherà ancora di fare il suo gioco, ma con molta più attenzione alle coperture preventive. Ci abbiamo lavorato tanto questa settimana, il mister ha insistito e abbiamo cercato di seguirlo in tutte le indicazioni. Si tratta di movimenti che permettono di dare più equilibrio alla squadra evitando pericolosi sbilanciamenti, non possiamo prescindere da un certo tipo di calcio ma nemmeno andare tutti avanti: i 4 gol presi, praticamente, sono nati tutti nello stesso modo.

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