L'intervista

Margherita Leoni, la pittrice bergamasca che nelle piante vede la vita e il divino

Fino al 30 gennaio è tra i dieci artisti bergamaschi le cui opere sono esposte in Sala Viterbi, in via Tasso, nel centro di Bergamo

Margherita Leoni, la pittrice bergamasca che nelle piante vede la vita e il divino
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di Bruno Silini

Dal 15 al 30 gennaio, la Sala Viterbi del Palazzo della Provincia di Bergamo, in via Tasso, ospiterà una collettiva con le opere di dieci dei maggiori artisti bergamaschi e dieci dei maggiori artisti veneziani contemporanei. L’evento si trasferirà poi nella chiesa sconsacrata di San Leonardo a Venezia, dal 3 al 16 febbraio.

Tra questi venti artisti, c’è anche la bergamasca Margherita Leoni, celebre nel panorama iconografico per aver immortalato fiori e piante dell’Amazzonia (in particolare orchidee). Fiori scelti nel 2021 per illustrare l’agenda di Gardenia, l’elegante rivista che appassiona migliaia di lettori dal pollice verde, tra cui fotografi, illustratori, giardinieri, vivaisti, agronomi, paesaggisti, architetti, designer e fiorai.

Una bergamasca nata tra i paesaggi “contenuti” della nostra terra che si innamora dell’esplosività cromatica del Brasile.

«Sono due nature molto diverse. In Brasile c’è una biodiversità immensa e una forza naturale quasi travolgente: il caldo è intenso, i temporali potenti, gli uccelli sono rumorosi. Qui, invece, la natura è più dolce, più mite. Questa differenza si riflette anche nel mio lavoro: in Brasile ho iniziato a studiare la morfologia delle piante, cercando di comprenderne gli aspetti scientifici oltre a quelli estetici, influenzata dal lavoro di Margaret Mee, una pittrice inglese che rappresentava la flora amazzonica. Credo che questo dialogo tra le due nature si rifletta in molti miei lavori, dove convivono la forza e la delicatezza».

Dipingere piante e fiori significa catturare non solo la loro forma, ma anche la loro energia vitale. Come ci riesce?

«È fondamentale avere un rapporto diretto con la pianta. Un conto è portare un ramo nello studio, un altro è osservarla nel suo habitat naturale. Mi siedo vicino a lei, la studio, la vivo. Questo dialogo con la natura è per me essenziale. Solo stando accanto alla pianta riesco a percepirne davvero l’energia, il ritmo di vita, il modo in cui si integra nel paesaggio. È un rapporto che va oltre il semplice atto del dipingere, diventa quasi meditativo».

Margherita Leoni 1
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Margherita Leoni 2
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Margherita Leoni 3
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Margherita Leoni 4
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In che modo la permanenza nel Cerrado brasiliano ha lasciato un segno sul suo percorso artistico e personale?

«Il Cerrado è la savana brasiliana, con una vegetazione bassa e radici profonde in grado di sopportare anche grandi periodi di siccità. Sono piante che mostrano un equilibrio naturale che va oltre la nostra comprensione. Tuttavia, la trasformazione di queste terre in latifondi ha creato squilibri significativi. Questo ha rafforzato in me la consapevolezza dell’importanza della rigenerazione e della resilienza nella natura. La capacità del Cerrado di rigenerarsi dopo eventi estremi è qualcosa che mi ha sempre colpita e che ho cercato di rappresentare nei miei lavori: l’idea di una natura che si adatta, resiste e rinasce, anche nei contesti più difficili».

Il suo metodo di lavoro?

«Si parte sempre dall’osservazione: cammino, scelgo la pianta, la osservo da lontano e da vicino, decidendo cosa rappresentare. Poi inizio con il disegno e il colore, spesso proseguendo il lavoro in studio. Lavori più grandi possono richiedere settimane (...)

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