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I CAPITANI DELLA DEA

Carrera, il leader coraggioso

Carrera, il leader coraggioso
Persone 24 Gennaio 2015 ore 11:55

Quando si metteva davvero male e ormai i giri di lancette al novantesimo erano così pochi da stringere il collo e togliere il fiato, lo vedevi fare un cenno alla panchina e uno all'altro difensore, una sorta di raccomandazione fatta coi silenzi e diventata ormai un codice di attacco. Dopo Massimo Carrera te lo ritrovavi più spesso nel cuore dell'area avversaria a cercare la spizzata, o il colpo di testa da ariete consumato. Negli anni in cui è capitano, l'Atalanta stringe i denti e urla alla luna. Voglia di grinta, sempre e comunque. E infatti Carrera gioca più di duecento partite (207) con la maglia nerazzurra. Lo fa fino al 2003, quando poi se ne va da un'altra parte. Smette di giocare che ha più di quarant'anni, dimostrando a tutti che certe volte l'esperienza fa ben più del fisico. "Quelli che guardano la carta d'identità non mi piacciono - dice un giorno -, conta quello che fai sul campo".

 

MASSIMO CARRERA 1

 

Carrera è uno di quei capitani coraggiosi che potresti scambiare per un corsaro nero. Tutte le volte che c'è da riacciuffare il risultato, sale lui sul ponte di comando, coltello tra i denti, e all'arrembaggio. Una volta, prima di un derby contro il Brescia, l'altro highlander Filippo Galli confessa: "L' Atalanta ha un vero leader, uno che non si arrende mai, che se necessario va anche in attacco, per esempio per tentare il colpo di testa sui calci d'angolo". Chioma selvaggia, braccia da vichingo, sul campo Carrera è l'emblema del coraggio. Non ha paura di niente, e la curva lo ama incondizionatamente. Ama quella sua passione istintiva e tenace, è uno che bada al sodo, ci mette sempre la gamba. Il Bepi lo immortala nella canzone. Contro quelli che pensano solo al cerchietto e ai capelli. Carrera, invece, è fatto di un'altra pasta.

 


A vincere ha imparato alla Juventus. Non solo scudetti, anche la Champions League. La carriera la poteva finire lì. A Bergamo arriva che ha 32 anni. Gli dicono sei finito, ma sguardo di ghiaccio non cede alle lusinghe del tempo, e all'Atalanta Carrera scopre un'altra giovinezza. Arriva che è il '96. A Cagliari, prima giornata, è vittima di un pneumotorace. Resta fuori un mese. Dopo? Insostituibile. "Sono nel calcio da vent'anni - dice prima di una partita - e so che succede sempre così: se giochi dicono che dovrebbe trovar posto qualcun altro, se stai fuori diventi indispensabile. Non mi stupisco". Più volte, negli anni, gli hanno chiesto come facesse a giocare ancora. La risposta è sempre stata la stessa: "Appena vedo un campo di calcio mi si apre il cuore, quando finisce l'allenamento sono sempre un po' triste".