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Matthaus, tra classe e cannonate

Matthaus, tra classe e cannonate
Persone 03 Ottobre 2014 ore 09:33

Una sera si è seduta al pc. Ha acceso l'abat-jour, fissato lo schermo, per un lungo attimo trattenuto il coraggio. Poi lo ha googlato. Quando ha scoperto chi fosse quel bellimbusto con il mento quadrato e i muscoli ancora tesi nonostante gli anni che si era scelta per fidanzato (marito tra qualche giorno), Anastasia Klimko ha concesso ancora un po' di giovinezza al vecchio Lothar Matthäus. «E' passato molto tempo da quando giocava a calcio», ha detto dopo sorridendo per l'imbarazzo. I due hanno ventisette anni di differenza. In tutto questo tempo Lothar ha cambiato altre quattro mogli. La penultima, Kristina, l'aveva conosciuta all'Oktoberfest. Si sposarono a Las Vegas e andarono a vivere a Tel Aviv, dove Matthäus allenava. I paparazzi la beccarono su uno yacht in Sardegna in compagnia di un giovane imprenditore italiano, e anche quella volta Matthäus dovette ammettere di essersi sbagliato. Gli era già successo con Silvia, Lolita e Marijana. Matrimoni naufragati nella tristezza. Per certi uomini è dura invecchiare. Si guardano allo specchio, gonfiano il petto e ignorano le rughe come i rumori che salgono da una finestra. Si specchiano in donne più giovani, credendo di avvertire il profumo dell'eterna giovinezza.

Di questa meravigliosa convinzione, Matthäus si è nutrito sempre, ogni volta che è stato vicino a smettere. Trapattoni lo aveva inseguito a lungo, addirittura per due anni, ma Lothar si era sempre negato perché già una delle colonne del Bayern Monaco. Pellegrini, il presidente dell'Inter, per averlo dovette sborsare 5 miliardi di lire. Il giorno che firmò il contratto si presentò ai tifosi nerazzurri leggendo un foglietto scritto a penna e cercando di nascondere l'accento tedesco. Ma non fu questo a convincere gli interisti del suo talento. Matthäus aveva classe, volontà e - diversamente dagli altri numeri dieci - una potenza esplosiva devastante. Infatti tirava le cannonate su punizione e anche dal dischetto. Attaccava come difendeva, e anni più tardi Maradona disse di lui: «E' il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo». Si erano incontrati in finale a Messico '86 e Diego non aveva quasi toccato palla, anche se alla fine la coppa l'aveva alzata lui. Però Matthäus si era rifatto a Italia '90, e quell'anno gli consegnarono anche il pallone d'oro. Quando gli chiesero come si fa a resistere vent'anni ai vertici del calcio rispose: «Ho imparato a conoscere il mio corpo. Anche nei giorni liberi, non mi sono mai fermato: trenta minuti di corsa li ho sempre fatti, perché bisogna non fermarsi mai. In più ho quasi sempre dormito dieci ore per notte». Tuttavia, un giorno lo arretrarono libero, e da lì non si mosse più.

Il tempo passa per tutti, e a certo punto è passato anche per Matthäus. Quando faceva il ct, Vogts lo escluse dalle convocazioni per quattro, lunghissimi anni. Matthäus non se ne preoccupò mai: «Bisogna sempre guardare avanti", disse tra longevità e lungimiranza. Nel 1998, ai Mondiali di Francia, Lothar aveva già trentasette anni. Giocò con lo spirito di sempre, ma il fiato più corto, la gamba stanca. La testa può arrivare sempre dappertutto, il fisico no. La Germania superò il girone, poi il Messico agli ottavi. Arrivò ai quarti di finale contro la Croazia ma ne prese tre. «Ho chiuso con la Nazionale» disse pervaso dalla delusione. Invece giocò ancora, fino a mettere insieme centocinquanta presenze e una carriera zeppa di record (cinque Mondiali giocati e il primato delle presenze). Smise all'alba del 2000. Andò a New York, dai MetroStars, dove altri come lui si erano illusi di poter spostare ancora un po' più in là il confine dell'inevitabile. Avanti, sempre avanti. E' da questa traiettoria unidirezionale che sbuca un gol. Matthäus lo segnò al Como con la maglia dell'Inter. Stavano già sul 2 a 0 quando ricevette un pallone largo a sinistra, entrò in area, scartò di lato e - come sempre faceva - sparò un siluro dritto all'incrocio dei pali. Poi Matthäus fece un balletto e guardò negli occhi la Curva. Pensò a quanto era bello l'oggi. Per il domani, in fondo, non c'è mai tempo.

 

Il video di Inter-Como 4-0 con l'eurogol di Lothar Mattheus.