Moriva oggi, trent'anni fa

In memoria di Indira Gandhi

In memoria di Indira Gandhi
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Il 31 ottobre di trent'anni fa il Primo Ministro dell’India, Indira Gandhi, veniva assassinata, colpita a morte dalle sue guardie del corpo. Seguirono disordini nella capitale e in tutto il Paese. La nazione aveva improvvisamente perso la donna che per decenni aveva guidato la più Grande Democrazia del mondo.

Era il primo ministro a portare il nome del Mahatma. Anche se non aveva legami di sangue con Gandhi (il nome l’aveva preso dal compagno Feroze Gandhi ed era figlia di Nehru, prima guida della nazione indipendente), la sua vicinanza affettiva e ideologica al Padre della patria ne faceva la sua erede. Era già vicina all’India quando lo assisteva durante i lunghi scioperi della fame, era già dentro l’India quando lo accompagnava nelle marce non-violente. Insieme a Gandhi avrebbe condiviso, anni dopo, il tragico destino, ereditato, dopo di lei, anche dal figlio Rajiv.

Ma questo non sarebbe bastato a fare di lei una straordinaria statista e attrice politica in grado di reggere le redini di un nuovo Paese appena liberato dal dominio britannico. Un Paese che per la prima volta nella sua storia doveva trovare il modo di governarsi e, per farlo, aveva scelto la democrazia. Una prova straordinaria di una donna straordinaria, allora, entrata più volte a buon titolo tra le più potenti del pianeta.

Come e perché fu uccisa. La sua morte fu segnata, ancora una volta, da motivi religiosi, dal fanatismo. L’estremista che aveva colpito il Nobel per la pace anni prima era induista. I fatti del 1984, quelli della morte in Indira, videro invece protagonista una frangia estrema del gruppo religioso dei Sikh. Alle 9 e 30 del mattino del 31 ottobre del 1984, le due guardie del corpo sikh Satwant Singh e Beant Singh esplosero 33 colpi di pistola contro Indira Gandhi.

Il guanto di ferro con il quale Indira governava il Paese aveva in un certo modo inasprito l’opposizione di una frangia di questo gruppo religioso (normalmente pacifico), che chiedeva l’indipendenza della regione settentrionale del Punjab. Pochi mesi prima della sua morte, Indira aveva sedato – a trattative fallite – la sommossa degli estremisti, che si erano rifugiati nel Tempio d’oro di Amritsar: il luogo sacro fu bombardato e occupato, in quella che venne chiamata l’operazione Blue Star.

Che cosa accadde dopo, in India. Le conseguenze della sua morte sono conosciute come il Massacro Sikh del 1984, durante il quale si contarono oltre 8mila morti, 3000 dei quali nella sola Delhi. Gli assassini, Satwant Singh e Beant Singh, furono arrestati e giustiziati, il primo condannato a morte per impiccagione, il secondo ucciso durante l’interrogatorio della polizia.

Il successore di Indira, suo figlio Rajiv, commentò così i fatti: «Quando un cade un grande albero, la terra intera è scossa». Lei stessa, proprio la sera prima del suo assassinio, aveva detto in un discorso pubblico: «Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India».

In memoria di Indira. Quest’anno, in India, non sono previste cerimonie per onorare la memoria di Indira: il governo dice che si stanno tenendo tutto in serbo per festeggiare il centenario della nascita fra tre anni. Oggi, a ricordare questa personalità, c’è però una passerella di cristallo, che ripercorre gli ultimi passi del primo ministro prima della sua morte: pochi metri nel giardino sul retro della sua abitazione a New Delhi, sempre affollati da migliaia di visitatori, ogni anno. Esattamente come il sentiero che ripercorre gli ultimi passi di Gandhi, è un terreno in qualche modo sacro, che nessuno puà calpestare.

Biografia e cammino politico. Nata nel 1917 ad Allahabad, viene educata in India e nelle scuole d’Europa, formandosi soprattutto all’università di Oxford. Proprio in Inghilterra conosce il suo futuro marito, Feroze Gandhi. Negli anni Cinquanta, tornata in India, lavora come assistente del padre, allora primo ministro, fino alla sua morte nel 1964. Due anni più tardi, nel 1966, supportata dal suo partito, viene eletta primo ministro. Da qui inizia un lungo percorso di profonde riforme finalizzate al rafforzamento, all’indipendenza e all’unità dell’India. Ricopre questo ruolo fino al 1977, in un periodo di forti opposizioni nei suoi confronti e interni al Paese, che la costringono a proclamare lo Stato di emergenza nazionale due volte e a prendere forti misure con le opposizioni. Nelle elezioni del 1977, il suo partito viene sconfitto e Indira rimase a margine della politica del Paese, fino alla sua rielezione nel 1980.

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