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Inizia la stagione di ciclismo

«Agli assi preferiamo gli outsider» Il metodo del team Palazzago

«Agli assi preferiamo gli outsider» Il metodo del team Palazzago
Persone 18 Marzo 2015 ore 11:39

«Non mi interessa vincere». Olivano Locatelli, direttore sportivo della squadra ciclistica di Palazzago, fa una pausa, poi spiega: «I ragazzi devono crescere in vista della possibilità di diventare professionisti». Locatelli è l’anima del Team Palazzago Fenice. Dopo 35 anni di vittorie e palcoscenici internazionali, dagli inizi del 2000 ha cambiato prospettive: ha deciso di occuparsi di una squadra dedicata ai giovani elite/under 23 che staccasse con il passato. Decisivo il supporto di Ezio Tironi, attuale sponsor e presidente della società. Locatelli e Tironi sono amici da quando, giovanissimi, correvano insieme in bicicletta.

Ciclismo di crescita. Nonostante le risorse economiche limitate, Ezio Tironi ha deciso di finanziare il progetto proposto più di dieci anni fa da Olivano Locatelli: la squadra avrebbe dovuto avere uno scopo ben preciso, dare la possibilità di rilanciarsi fino ad arrivare al mondo professionistico a molti atleti non particolarmente vincenti nelle categorie minori o che sembravano avere perso il loro talento. Quindi un ciclismo di "crescita", che faccia maturare con pazienza i tanti giovani che altrimenti sarebbero trascurati. È per questo motivo che fra i nomi nuovi della rosa degli atleti non si notano sportivi già considerati importanti: Locatelli non chiama ragazzi che nella categoria precedente, gli juniores, abbiano dominato.

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Puntare sugli outsiders. «Meglio gli outsiders», Continua Olivano Locatelli: «La forza della nostra squadra sta nella pazienza del far crescere i corridori. Ormai la piena maturità fisica si raggiunge relativamente tardi, a 24-25 anni. Per questo preferiamo non inserire nella squadra ciclisti che hanno già vinto tanto a 17-18 anni perché probabilmente hanno avuto uno sviluppo precoce e quindi dispongono di limitati margini di miglioramento. È così che abbiamo lanciato Fabio Aru e Diego Rosa, ora affermati professionisti. Si pensi che prima di correre per noi, questi erano uno ciclocrossista e l'altro biker».

Le soddisfazioni del 2014. L'anno scorso si è concluso un ciclo di tre anni con il passaggio al professionismo dei fratelli Luca e Simone Sterbini nella squadra Bardiani CSF. Le soddisfazioni più belle dell'anno passato sono state la vittoria nei due titoli italiani su strada in linea nelle categorie elite e under 23, rispettivamente per mano di Davide Pacchiardo e Simone Sterbini. Poi il titolo italiano nell'inseguimento a coppie su pista vinto da Castegnaro e Marcolina, i successi di Luca Sterbini dopo un anno difficile e la scoperta di Simone Ravanelli, debuttante nella categoria, il quale ha vinto la maglia bianca di miglior giovane in tutti e tre i giri a tappe disputati (Valle d'Aosta, Pesche Nettarine e Valli Cuneesi). Le gare sono appena ricominciate, non resta che aspettare.

Le aspettative per il 2015. Ma che cosa si prova nel vedere i propri ragazzi correre e vincere? «È una bella soddisfazione. La felicità più grande però la provo quando riconosco in un mio atleta il miglioramento che ha fatto per raggiungere il risultato». Nell'immediato futuro le aspettative sono puntate soprattutto su Simone Ravanelli e Giuseppe Sannino. Nel 2014  hanno ben figurato, nonostante fosse solo il primo anno tra gli under 23. Altro uomo di punta sarà l'ucraino Marlen Zmorka (otto vittorie nella passata stagione), che dovrebbe avere più tranquillità rispetto alla scorsa stagione: nel 2014, in piena stagione ciclistica, è dovuto tornare in patria diverse volte per via della guerra in Crimea.

E il doping? I ragazzi diventati professionisti  che hanno corso nella Palazzago dal 2001 sono una cinquantina. Ma che cosa ne pensa Locatelli dell’inquietante rapporto fra ciclismo e doping? «C'è molta disinformazione tra la gente, il ciclismo è uno degli sport più controllati. Occupa il sedicesimo posto tra gli sport per uso di doping secondo recenti dati Coni. Ormai è pulito,  si tratta solo di casi isolati».

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