Persone
Dumoulin è andato in crisi

Fabio Aru ha vinto la Vuelta: olè Vuoi vedere che è nata una stella?

Fabio Aru ha vinto la Vuelta: olè Vuoi vedere che è nata una stella?
Persone 12 Settembre 2015 ore 18:56

Fabio Aru vince la Vuelta, e se vi sembra poco non capite cos'è la fatica. Ha alzato il pugno, frustato l'aria con un gesto deciso, ho vinto io, re Aru, e poi ha abbracciato i compagni, tagliando il traguardo della Cercedilla da campione. Meraviglioso. Incredibile. StraordinAru. Correva sul filo dei secondi la possibilità del sardo di rimontare in classifica generale, l'olandese Dumoulin era in vantaggio. Invece è andato in crisi, stanato da una grande azione di Fabio. Aru aveva passato la notte con i dolori per la caduta del giorno prima, e il dolore non ti fa dormire. Aveva pensato di ritirarsi, ma poi ha stretto i denti. E adesso si gode una maglia rossa come la passione, l'ardore che il campione italiano ha messo in questo meraviglioso sport. «Voglio nominare tutti i miei compagni, questa Vuelta è loro. Era iniziata con un po' di problemi. Ma la vera forza è stata il gruppo, e il grazie va a loro. Io sono contento».

4 foto Sfoglia la gallery

A 40 chilometri dall'arrivo l'Astana parte. Landa accelera, ha le gambe d'acciaio che frullano e in un battito di ciglia fa il vuoto. Ovviamente con lui c'è Aru, che apre la bocca larga, smorfia di passione. Tom Dumoulin non risponde subito, non ce la fa, e resta indietro quel tanto che basta per accendere l'entusiasmo italiano. Davanti spingono, Aru diventa una freccia tricolore riuscendo a guadagnare prima un minuto, poi 1'30''. Si tiene d'occhio il cronometro perché è lì che si gioca la partita: tra l'olandese Dumoulin e Aru ci sono soltanto 6'. Ma la crisi del corridore della Giant è tremenda. I secondi diventano tanti, addirittura minuti, e per Aru l'ultima salita diventa quasi una passerella in anticipo. I chilometri finali sono solo strada per la vittoria, un lungo nastro di cemento verso il successo del sardo.

A 25 anni Aru vince il suo primo grande giro, la Vuelta, come aveva fatto Nibali alla sua età. Adesso Aru è un campione, un vincente, non più una promessa. Sembrano così lontani gli anni in cui mamma e papà gli prendevano l'aereo per mandarlo a Bologna da Villacidro. Fabio si appoggiava a una famiglia di gioiellieri per andare a fare il corridore nei week-end. Gente che ama la bici, che lo accompagnava alle corse. Ma poi c'era il liceo classico da finire, e finché non ha preso la maturità la vita di Fabio nei fine settimana è stata questa, su e giù da un volo, dall'isola al continente e ritorno. Dopo si è trasferito a Bergamo, da Olivano Locatelli, un maestro severo, uno che gli ha insegnato a stare in sella e a fare i sacrifici, a mangiare poco e bene, a non fare i bagordi, a gestire le energie in salita. L'Astata e Martinelli sono l'ultimo capitolo di questa favola.

4 foto Sfoglia la gallery

Sapevamo sarebbe successo, di Aru ci siamo fidati subito l'anno scorso, al Giro d'Italia, quando l'avevamo osannato e tifato per un terzo posto meraviglioso. Alla corsa in rosa ci ha riprovato quest'anno, Fabio, migliorando ancora un po': secondo dietro a Contador, un immenso Contador. Il successo alla Vuelta è la svolta nella carriera di Fabio. È arrivato sul traguardo con le braccia al cielo, a Cercedilla, dove lo aspettavano la famiglia, il suo massaggiatore, gli amici di sempre. L'Astana, la squadra che per tutto il giro, che per tutta la tappa, lo ha trascinato alla vittoria finale. Dalla squalifica di Vincenzo Nibali agli attacchi di Dumoulin, dal peso della maglia rossa, alla delusione per la caduta nella tappa ieri.  È stata una Vuelta bellissima, avvincente, piena di incertezze e di possibilità. L'ha vinta un italiano, Fabio Aru, ed è come se fosse nata una stella.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter