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Nel parco di Yosemite, in California

La conquista del "Capitano" Cronaca di un'impresa storica

La conquista del "Capitano" Cronaca di un'impresa storica
Persone 15 Gennaio 2015 ore 15:40

Ce l'hanno fatta. Ne avevamo dato notizia qualche giorno fa. I due free climber sono riusciti a scalare la parete di roccia verticale più lunga e meno scalabile del mondo. Si chiamano Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson. Ne parlano i giornali di tutto il mondo. Vi diamo i link se volete seguirli. La scalata del secolo è durata tre settimane: alle 00.30 di oggi l'abbraccio in vetta. Vi raccontiamo "in diretta" le ultime fasi dell'impresa. 

 

Il NYTimes ha messo su un’altra immagine da spavento, una cosa zoomabile da 3.4 gigapixel ottenuta mettendo insieme 368 fotografie, mediante la quale si può osservare la parete com’era all’una (locale) di lunedì scorso. Quei due si stanno arrampicando come nessuno ha fatto mai prima di loro, ma anche Josh Williams e Jeremy White, i due informatici che hanno realizzato questa foto la sanno lunga, nel loro mestiere.

Adesso l’edizione local della cbs annuncia che i due si stanno avvicinando sempre più al top. È l’edizione di Denver, Colorado. Lo Stato da cui proviene Caldwell. Prima c’è uno spot pubblicitario in cui un vecchio Amish ha in mano un telefonino. Il mondo cambia. Ma le immagini sono vecchie. Vecchie di ore, come conviene ai nostri tempi.

Cinquanta minuti fa - ora sono 21.38 da noi - NYTimes sports - in persona di John Branch - ha postato che i due climbers hanno terminato il primo dei quattro pitches (tiri di corda, in alpinismo classico) che mancano alla cima. Restano però da superare tre passaggi classificati difficoltà12b, 13a e ancora 12b che fanno supporre che manchino 2 ore o forse più al termine dell’impresa. 2 ore meno 50 minuti fanno 1 ora e qualcosa.

Finalmente la vista dalla cima. 8 minuti fa ancora John Branch twitta: Top of El Cap: 30-degree plus granite slope. I call it hard hiking. (Cima di El Capitan: oltre 30 gradi di pendenza in granito. Lo chiamerei una passeggiata (un trekking) piuttosto faticosa.

I due che salgono al momento non twittano. Non hanno tempo per selfarsi.

Ecco che per la prima volta si vede, in alto, il crinale contro il cielo. sono le nostre 22.06.

John Branch ci invita a seguirlo in https://twitter.com/JohnBranchNYT per poter avere tutti gli aggiornamenti. La prima immagine è quella di Jacqui Becker, “anxiously watching her boy friend” Kevin Jorgeson. Ci siamo. Nei precedenti tweet destinati a chi sta seguendo l’impresa da casa ci vien detto che Caldwell è quello col casco rosso e la maglietta verde chiaro.

Un tale chiede a John Branch di tirar fuori il file della sua salita - per via normale - al luogo dove sta attendendo i due amici.

22.30. Su nbc news la scalata prosegue. Tira vento lassù. Le magliette si agitano. Il cielo compare sempre più spesso nell’inquadratura. Un bellissimo cielo blu cobalto, o blu come il blu delle porcellane di Sèvres.

Anche il Los Angeles Time sta mandando la ripresa live: ha in parete due suoi fotografi, Brett Lowell and Corey Rich.

John Branch aggiunge che la ragazza di Jorgeson lavora per la Iron Horse Winery [si può visitare il sito, volendo. È davvero un bel posto, e lo spumante dev’essere la specialità della casa. ndr] e che ha mandato su un certo numero di bottiglie di spumante per la festa finale.

Sono le 23. Jorgeson ha appena terminato un bel traverso sulla destra. Ora sembra che sia più facile salire in verticale. E in effetti sale. Ma soprattutto può appoggiare i piedi come fosse in salotto.

Contrordine: ha lasciato il salotto e si arrampica utilizzando una fenditura verticale della roccia che pare molto promettente. E lui sembra un gatto. Sulla destra sopra di lui è comparso qualcuno che non si capisce chi sia.

Proprio ora John Branch ha twittato che a questo punto ci si chiede se i due climbers arriveranno in cima prima di buio. Ci sono ancora tre ore di luce e comunque i due hanno proceduto spesso di notte, come abbiamo detto nel nostro primo articolo.

Adesso mancano solo due pitches. Ma uno è un 13b (un altro traverso “nasty", che può voler dire “bruttino”, ma anche “rognoso”) e dopo c’è un 12b che viene però considerato più facile dei precedenti.

Pensiamo a quando di quel che stava succedendo sul K2 (Compagnoni, Lacedelli e Bonatti) non sapevamo nulla. Ci vollero mesi per poter avere qualche (bellissima, per altro) immagine. Qui, invece, sentiamo quasi l’odore della roccia. Il cielo, nel triangolo a destra in alto dell’immagine ripresa con un teleobiettivo meno spinto del solito, è sempre bellissimo e sempre più vicino. Si vedono anche gli alberi sull’orlo del precipizio.

La figura che era comparsa prima sta attrezzando le corde di sicurezza nell’ultimo tratto.

23.37 nostre. Il sole è girato e si vede l’ombra della corda di sicurezza che si muove sulla parete. La corda sarà ovviamente tesa nell’aria, mentre la sua ombra è tutta una trina. A renderla tale è evidentemente l’andamento della roccia.

John Branch ci dice che lassù c’è un gran movimento di gente (amici, gente che arrampica, familiari) che vuol essere presente alla conclusione dell’impresa. Ma ora hanno attaccato il traverso: più rognoso che bruttino. Rognosissimo sarebbe più pertinente, perché è vero che la roccia non è liscia liscia, ma è verticale.

Nei lontani anni Sessanta (nel gennaio del ’63, per essere precisi) tre alpinisti riuniti in un gruppo chiamato Kolibris salirono la Nord della Cima Grande di Lavaredo per una via detta “a goccia cadente”, ossia che andava su seguendo un ideale filo a piombo. Usarono un sacco di chiodi sia normali sia a espansione forando la roccia quando ritenevano necessario. Cioè quasi sempre. I tre rimasero in parete per due settimane e mezzo, misero piede sulla cima, ma molti anni dopo Reinhold Messner - il grande ottimilista - li accusava ancora di aver ammazzato l’alpinismo con quella loro tecnica “artificiale”. Avevano ai piedi scarponi con la suola rigida, per poggiare sulle staffe.

Ricordi che emergono guardando questi due matti che salgono usando scarpette flessibili, che consentono il contatto diretto con la roccia. E mi viene in mente che se avessero a disposizione un bel trapanino e dei chiodi a espansione sarebbero già su da qualche ora. Ma noi non saremmo qui a guardarli affascinati.

Nuovo tweet di Brunch: “About 40 people are at top -- family, lots of climbing friends, some media. The people hanging off ropes? Photographers, incl ours.”(siamo una quarantina qua su - familiari, un sacco di amici dei due arrampicatori, alcuni media. Chi sono quelli che si calano con le corde? Fotografi, compresi i nostri).

Nel frattempo si allungano le ombre dipingendo sulla parete larghe campiture grigie.

Alle nostre 0.16 anche Jorgeson ha terminato il traverso. Tiriamo un respiro di sollievo. Si arrampica in verticale per raggiungere l’amico che sta in piedi su una roccia appena sotto l’arrivo. Ci sono dei teleoperatori che riprendono la scena appesi a una corda.

0.22. Jorgeson alza le braccia in segno di giubilo. Mancano due o tre metri facili facili, oramai si vedono quelli che si affacciano. L’immagine trema perché l’aria si muove - la temperatura si è abbassata. I due si mettono la giacca, si danno una pulitina per presentarsi agli amici e ai media che li attendono, si sistemano i calzettoni. I teleoperatori lasciano libero il cielo (tranne uno).

Sono le 00.28 i due scompaiono dietro uno spuntone di roccia. Anche l’ultimo fotografo si toglie di mezzo. La telecamera dal basso si muove a riprendere la parete in tutta la sua estensione e poi torna - rimanendo lontana - sul punto in cui si trovano i due trionfatori di El Capitan ma loro non si vedono. E NBC news ci dice che il video è terminato.

Ma c’è la notizia: i due alpinisti hanno raggiunto la cima di El Capitan nello Yosemite Park.

Sono le 0.35, qui. E John Branch si è dimenticato di twittare.

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