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Perché la rovesciata di Pinilla può ribaltare questa Atalanta

Persone 30 Dicembre 2014 ore 04:30

La rovesciata è un marchio di fabbrica di Mauricio Pinilla, 31 anni da compiere il 4 febbraio, nazionale cileno, mancato atalantino dodici anni fa, quando fulminò i giovani nerazzurri al torneo Nereo Rocco di Gradisca d'Isonzo, ma non venne preso perché costava già troppo. Ora, finalmente Pinilla è atalantino e Dio solo sa quanto i tifosi si aspettino che l'ex genoano ribalti l'Atalanta a suon di gol.

Bruciando la concorrenza del Toro, la società di Percassi ha dimostrato di avere le idee chiare e di conoscere che cosa sia il tempismo. Per guarire la squadra di Colantuono dal mal di gol ci vuole un partner di Denis che sia forte e, soprattutto, che la metta dentro. Il ragionamento è apodittico, però conferma come non ci sia più tempo da perdere. I numeri schiacciano le parole: dopo 16 giornate, l'Atalanta è quart'ultima con 15 punti (3 vittorie, 6 pareggi, 7 sconfitte, 11 gol segnati cioè il peggior attacco della serie A e 21 gol subiti); le lunghezze di vantaggio sul Cagliari terz'ultimo e passato da Zeman a Zola sono tre, ma non ci si può salvare continuando o a perdere o a pareggiare e confidando nelle disgrazie altrui.

Ecco perché l'arrivo di Pinilla può segnare una svolta nella stagione di una squadra che, per prima cosa, al di là dei moduli e degli schieramenti, deve ritrovare dentro se stessa la forza e l'orgoglio che l'hanno contraddistinta in questi anni. Forza, orgoglio e grinta: Pinilla ne possiede in quantità industriale, come il suo amico e compagno di nazionale Carmona può confermare. Dovunque sia stato, qualunque maglia abbia indossato, il nuovo attaccante dell'Atalanta si è accattivato le simpatie dei tifosi per il suo modo di giocare e di vivere il calcio. I tifosi amano chi si batte sino all'ultimo respiro e non molla mai. Esattamente l'opposto della banda smidollata in maglia verde vista trascinare se stessa durante il penoso primo tempo con il Palermo.

Per dare un calcio alla seconda disgraziata metà del 2014 che grazie a Dio sta finendo, urge ritrovare una squadra consapevole di che cosa sia e di che cosa rappresenti per la sua gente. Chi tira indietro la gamba, chi ha la testa altrove, chi non se la sente di battersi, faccia un passo indietro e si tolga dai piedi. Ora.