Persone

Pokemon Go, mancava solo questa

Persone 28 Luglio 2016 ore 07:40

Non credo per carattere di difettare di originalità. Mi piacciono le novità e talvolta pagandone lo scotto le ho perfino anticipate, seppure nel mio modesto ambito. Ma non posso restare indifferente di fronte all'ennesima, stravagante moda che arriva (ma guarda un po'!) dagli States, sempre pronti a insufflarci manie, tendenze e vizietti che noi finiamo per definire 'scelte'. Un tempo si veicolava un messaggio pubblicitario servendosi di artifizi che si diceva passassero sotto la soglia della coscienza, le cosiddette suggestioni subliminali, adesso non ci si attarda in queste sofisticatezze perché la massa è pronta ingurgitare tutto con famelica, stolida ingordigia.

E così venne il tempo dei Pokemon. Ci mancava anche questa, come se di imbecillità di vario ordine e grado fossimo carenti. Capisco che un bambino, un ragazzino, si possa fare influenzare cedendo al canto di certe sirene, ma qui assistiamo ad adulti tutti seriamente presi ad esplorare la cosiddetta realtà aumentata, forse pensando di infilarsi in chissà quale operazione culturale, di aderire a un indefinito e indefinibile progetto di aggregazione sociale pieno di ineffabili riflessi sul piano territoriale.

Io ho il sospetto che a fregarsi le mani siano i soliti, furbissimi burattinai che tirano le fila dei giochi del potere e alla fine si aggiudicano reti grondanti di pesche supermiracolose. Perché il vero progetto forse ormai visibile a pochi, ma comunque evidente, è quello di rincretinire sempre di più le masse dando loro quello cui a quanto pare ambiscono: il nulla. Abbiamo già barattato le perle autentiche delle nostre nobili origini culturali, fondate sulla civiltà greca e latina, con i fondi di bottiglia senza valore delle mode d'oltreoceano, con una lingua da venditori di pentole e aspirapolvere. Molti vantano specializzazioni nella lingua inglese, ma quando aprono bocca in italiano ispirano istinti omicidi.

Questo è stato possibile azzerando l'intelligenza dei più e dopo averci sparso il sale. come su una metaforica Cartagine, aver continuato a seminare tonnellate di idiozia. Quella che viene immaginata libertà di essere, di agire, di esprimersi, è lo specchietto dei grandi artefici dei destini umani che tengono bene a mente le parole di Platone: perché i coppieri non sono beoti quanto i banchettanti e anzi ne conoscono bene le debolezze e li assecondano, versandone a dismisura fino a ubriacarli. Avevamo uno stile unico nel parlare, un'eleganza squisita nel vestire che il mondo ci invidiava e quando si vedeva un pullman da cui scendeva gente vestita a colori cervellotici , starnazzante come oche e aggraziata quanta un orso si capiva subito la provenienza. Ora quelli siamo diventati noi, in tutto e per tutto. Non ammetterò mai che si vada a un ricevimento in abito di gala e scarpe da tennis, né in nome dell'easy (definizione che non appartiene al nostro linguaggio, se non erro) si vada in giro in tuta come metalmeccanici, o che si indossino pantaloni che stanno in modo ridicolo sotto le chiappe, o l'orribile 'pinocchietto' indossato perfino da politici in occasioni di eventi pubblici. Non concederò neanche sotto la minaccia della pistola che dipingersi il corpo sia espressione artistica, né che sia una bella idea riempirsi di ferraglia. Solo moda, emulazione, adesione passiva e inconsapevole alla suggestione indotta.

Mi si dirà: è bello fare quel che si vuole. Certo, sono il primo ad esserne persuaso. Infatti mi indigna che invece sia tutto il contrario e che ci si illuda cullandosi in questa convinzione ingannevole. Alla base c'è solo un problema: un’ignoranza spaventosa a causa della mancanza totale di una formazione scolastica seria, con l'aggravante di aver fatto credere a tutti di non averne in fondo bisogno. Tutti 'nati imparati'. Eh no! Proprio per niente. E che la scuola di oggi, quella globalizzata, non valga un fico secco è dimostrato dal fatto che dopo aver dispensato diplomi e lauree 'con la raccolta dei punti fragola' quando si bussa alla porta per un lavoro ti rispondono picche.

Se oggi siamo al fenomeno demenziale dei Pokemon non ci deve allora sorprendere più di tanto. Diciamo sempre a noi stessi, sperando che sia così: abbiamo toccato il fondo. E invece il fondo chissà dove si trova, in quali recessi si è nascosto, sempre se esiste. Tutti ci indigniamo e tutti poi abbiamo per qualche verso a che fare con questa realtà: a causa di figli, fidanzati,  nipoti, per colpa di noi stessi. Una non meno preoccupante neopatologia del comportamento che viene chiamata phubbing (ovviamente...) porta a guardare compulsivamente lo smartphone anche se si è in compagnia della persona più intrigante e interessante della terra. Si decide di andare a cena con la bella di turno e invece di conversare nella speranza di andare al sodo, ci si immerge nel mondo straniante del cyberspazio, si ride delle battute degli amici di Facebook, si inseriscono emoticon negli sms.

E intanto il tempo, crudele e cinico, divora porzioni imponenti della nostra vita vera e se ne infischia, approfittandosene, della degradante barbarie in cui siamo caduti.

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