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Ricavi e utili mai visti prima

Tim Cook, l'altro genio di Apple

Tim Cook, l'altro genio di Apple
Persone 03 Febbraio 2015 ore 13:29

Nuovo record in casa Apple. Nel primo trimestre dell’anno fiscale 2015 (che si conclude  con gli acquisti natalizi di fine dicembre) l’azienda di Cupertino ha dichiarato di aver venduto 74,5 milioni di iPhone, con un aumento delle vendite pari al 46 percento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A discapito di alcune previsioni, l’ultimo modello dell’iPhone ha trascinato l’utile netto a 18 miliardi di dollari e i ricavi a 74,6 miliardi. Persino la storia ricorderà questo momento, dato che nessuna azienda, di nessun settore, era mai riuscita a realizzare 18 miliardi di utili in soli tre mesi.

«Vorremmo ringraziare i nostri clienti per un trimestre incredibile, che ha visto la domanda per i prodotti Apple salire a livelli mai raggiunti prima», con queste parole Tim Cook ha ringraziato tutti gli utenti Apple in giro per il mondo. Questi numeri, peraltro, allontanano i pensieri maligni di chi non vedeva in Cook un abile condottiero della creatura di Steve Jobs. A breve, tra l’altro, tra gli scaffali degli Apple Store arriveranno gli iWatch, il primo prodotto che non risente dell’influenza di Steve, in quanto ideato e studiato proprio dal nuovo Ad. Visto il trend molto positivo di quest’ultimo periodo, si può tranquillamente prevedere che le vendite del nuovo orologio non potranno far altro che aumentare il successo di Cook e gli introiti nelle casse di Apple.

 

apple

 

Una pesante eredità. Quando Tim Cook assunse la direzione della Apple era guardato da molti con diffidenza e molto scetticismo. L’ombra di Steve Jobs non solo aleggiava ancora per gli uffici di Cupertino, ma in tanti si chiedevano se Cook sarebbe stato in grado di guidare un’azienda di così grandi dimensioni, e così peculiarmente configurata. Inoltre ci si chiedeva se fosse riuscito a tener testa alla genialità e alla creatività che Steve aveva sfornato fino a quel momento. Il famoso detto popolare «Sai sempre quel che perdi, ma non sai quello che trovi», in un certo senso, in quel momento aveva la sua validità.

Del resto, nell’ultimo decennio, Jobs ha letteralmente cambiato l’era in cui viviamo, pensiamo all’iPhone, all’iPod, agli Ipad e ai MacBook. Insomma, il compito del suo successore sarebbe stato a dir poco arduo. Tim Cook, in un discorso all’università di Duke del 2013, dal titolo Il genio che sta dietro a Steve, ha spiegato che per far funzionare un’azienda servono tre cose: persone, strategia, esecuzione. «Se le azzecchi, il mondo è un posto fantastico». E così, visti i risultati dell’ultimo trimestre, sembra davvero che sia riuscito ad azzeccare tutte le sue mosse.

Quello che ha raggiunto non è solo un più saldo e duraturo consolidamento di mercato ma la reinvenzione di un’azienda. E anche in questo è stato davvero intelligente. Da un lato ha tenuto fede a quasi tutti i diktat di Jobs, dall’atro, però, si è distaccato da alcune certezze di Steve che non sono più spendibili in questi anni. Un esempio? Scegliere di ampliare lo schermo dell’iPhone fino a raggiungere le dimensioni dell’ultimo modello messo in vendita e far in modo che i prodotti Apple siano un bene fruibile da tutti i vari strati della società.

 

http://youtu.be/zz1GCpqd-0A

 

 

Chi è Tim Cook. La definitiva ascesa di Tim Cook al vertice assoluto di Apple era arrivata con questa nota: «Ho sempre detto che il giorno in cui io non fossi stato più in grado di rispettare i miei obblighi e le aspettative come Ceo di Apple, sarei stato il primo a farvelo sapere. Sfortunatamente quel giorno è arrivato». Queste righe furono scritte da Steve Jobs nel gennaio del 2011, quando, a causa del male che lo affliggeva da anni, aveva definitivamente scelto di abbandonare il timone dell’azienda di Cupertino. Un dramma. Dacché – si sa – in casa Apple ogni decisione, anche la più piccola e all’apparenza superflua, doveva passare dalla scrivania di Steve, lo stesso è accaduto anche per la scelta di un suo possibile successore. In un’altra nota scrisse infatti: «Per quanto riguarda il mio successore, raccomando vivamente che mettiamo in atto il nostro piano di successione e nominiamo Tim Cook». Insomma era chiaro chi avrebbe guidato la Apple dopo lui.

Inoltre Cookaveva assunto già due volte l'incarico di amministrato delegato in Apple. La prima a metà 2004, quando al fondatore della società di Cupertino fu diagnosticata una rara forma di tumore al pancreas, la seconda il 5 gennaio 2009 (ad aprile di quell'anno Jobs subì un trapianto di fegato).Sta di fatto che il 24 gennaio 2011 fu nominato, questa volta in via definitiva, amministratore delegato del famoso colosso informatico. Arrivato in Apple nel 1998, gli fu affidato l’incarico di sistemare la divisione che si occupava della distribuzione e della manifattura. Grazie al suo intervento l'azienda ha ridotto drasticamente gli inventari e ottimizzato la supply chain, aumentando notevolmente i profitti. Per ottenere questi risultati Tim Cook scelse di affidare a terzi la produzione e lo stoccaggio dei prodotti Apple, chiudendo magazzini e fabbriche appartenenti all'azienda.