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Reggiseno, un secolo di seduzione

Reggiseno, un secolo di seduzione
Persone 03 Novembre 2014 ore 13:05

Spegne oggi cento candeline, ma gli anni che ha non li dimostra affatto. Anzi si è mantenuto giovane rinnovandosi nel tempo seguendo le correnti della moda e l’emancipazione femminile; proponendo ‘wonder bra’ che mettono in risalto tutta la “meraviglia”, push-up, reggiseni di lusso, ma anche da allattamento per favorire il lato più tenero e materno della femminilità. E senza mai perdere d’occhio anche il piacere dell’occhio maschile.

La prima fu Herminie Cadolle. Tutto iniziò nel 1889, quando Herminie Cadolle mise in mostra all’Esposizione Universale la sua nuova invenzione: il corselet-gorge (il corsetto per il busto). Che però non era affatto un corsetto, ma il primo vero reggiseno. Le novità erano due: il seno non veniva più schiacciato e dunque sostenuto dal basso verso l’alto, ma la trazione delle spalline lo sospendeva in direzione contraria; le donne potevano dimenticare la rigidità dei soffocanti corsetti e godersi la fibra elastica della stoffa.

Poi, Herminie fece le valigie e partì per il Sud America, dove a Buenos Aires aprì – appunto – un negozio di reggiseni, che divenne presto il punto di incontro per le signore alla moda della capitale. Si portò delle sarte francesi, per insegnare alle operaie argentine. E la sua attività divenne popolare anche in Francia.

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In America, Mary Phelps Jacob. Nel 1910, a New York, la ricca Mary Phelps Jacob si guardò allo specchio prima di una serata nell’alta società e non riuscì a tollerare le stecche del corsetto che spuntavano dall’abito trasparente rovinando la figura e scollatura. Non c’era tempo per drastiche modifiche dell’ultimo minuto e così, con l’aiuto di Marie, la domestica francese, la dama improvvisò un sostegno con due fazzoletti e dei nastri rosa, partecipando al ballo senza indossare il corsetto. Il suo abbigliamento sbigottì la famiglia e fece scalpore, ma le amiche la pregarono di cucire un indumento simile anche per loro.

La Jacob ottenne allora un brevetto Usa per il «reggiseno senza parte posteriore» e avviò la propria impresa sotto il nome di Caresse Crosby. Ma non riuscì ad avere il successo sperato e il marito la convinse a chiudere l’impresa. Così, vendette il brevetto per 1500 dollari alla compagnia corsetti Warner Brothers di Bridgeport (con sede nel Connecticut). Che, nei trent’anni successivi, ci avrebbero guadagnato 15 milioni di dollari.

Un capo amato e odiato. Dopo la versione a nastro del brevetto, ne seguirono, naturalmente, molte altre: negli anni Venti, ad esempio, la rivoluzione fu segnata dall’introduzione delle coppe a cui fecero seguito le differenti taglie per venire incontro alle tante misure delle donne. Fino agli anni Sessanta quando, nel pieno della rivoluzione Sessantottina, le giovani lo bruciavano per strada, simbolo feticcio della sottomissione femminile. E poi agli anni Novanta, con il rilancio con modelli squisitamente femminili e procaci. La verità è che, nonostante usi, costumi e opinioni talvolta contradditori, il reggiseno resta ancora un’arma di seduzione di eccellenza nei cassetti più nascosti di ogni donna.

Il reggiseno non fa male. Non sono mancate neppure le accuse al reggiseno, messo all’indice dalla medicina per diverso tempo, quale possibile corresponsabile dell’insorgenza di tumori del seno. Tesi che sembrerebbe oggi confutata da un ampio studio della Public Health Sciences Division del Fred Hutchinson Cancer Reserach Center di Seattle (USA) su circa 2 mila donne fra cui 454 con carcinoma duttale invasivo, 590 con carcinoma lobulare invasivo e 469 in buona salute, tutte di età compresa fra i 55 e i 74 anni e residenti nell’area di Seattle-Puget Sound.

Uno studio accurato che ha indagato attraverso un questionario, le abitudini femminili per conoscere la storia familiare e riproduttiva, la possibile propensione allo sviluppo di malattia, ma anche l’uso e utilizzo del reggiseno, il numero di ore e di anni nei quali era stato portato. Con un finale, apparentemente, da sospiro di sollievo per tutte le donne, poiché nessuno degli aspetti comportamentali sembrerebbe identificare una correlazione con l’insorgenza della malattia in donne in menopausa. Ovvero il reggiseno non ostacolerebbe il drenaggio del catabolismo a livello del seno, indipendentemente dalla forma (a balconcino, con ferretto, push-up), dalla misura della coppa e dal numero di ore indossate, di giorno e di notte.