Persone

Se neanche la morte di un ragazzo ferma una partita di calcio

Persone 17 Settembre 2014 ore 10:35

Si chiamava Daniele Carminati e aveva soltanto 17 anni. Viveva con la sua famiglia ad Urago d'Oglio, Brescia. Daniele faceva l'imbianchino con il papà e sognava di diventare un bravo calciatore. Giocava negli juniores del Palazzolo. Nella notte fra sabato 13 e domenica 14 settembre, la vita di Daniele è finita a Rudiano: in sella alla sua moto da cross, si è schiantato contro un muro. Non c'è stato niente da fare. Una tragedia immane, uno choc tremendo per i suoi e per chi gli voleva bene.

Ma, al dolore per il lutto, si è aggiunta la rabbia per ciò che è successo il giorno dopo, quando Rezzato e Palazzolo hanno giocato lo stesso una partita che mai e poi mai si sarebbe dovuta disputare, per rispettare la memoria di Daniele. Il Palazzolo aveva chiesto di cancellare la partita, ma, secondo il Palazzolo stesso, il Rezzato si è rifiutato di accogliere la richiesta. Il Rezzato nega fermamente e, anzi, dichiara di avere dato la propria disponibilità a non giocare, ma ormai la terna arbitrale era in viaggio da Bolzano e l'arbitro ha dato il calcio d'inizio. A noi non interessa né come sia andata finire né di chi sia stata la responsabilità di questa gigantesca mancanza di sensibilità né il nome dell'arbitro e dei suoi collaboratori che avrebbero potuto evitare l'oltraggio alla memoria di Daniele.

Chissà che cosa ne pensa Tavecchio, il presidente della Federcalcio, per 15 anni grande capo dei Dilettanti. Chissà se lui e i burocrati della sua organizzazione ricordano che cosa accadde il 23 gennaio 2002. A Parma, mentre i giocatori del Brescia eseguono gli esercizi di riscaldamento prima della partita di Coppa Italia con gli emiliani, piomba la notizia che Vittorio Mero, 27 anni, loro amatissimo compagno di squadra, è morto in un  incidente stradale lungo l'autostrada Bergamo-Brescia, fra i caselli di Ospitaletto e Rovato. Alcuni calciatori scoppiano a piangere. Il capitano Roberto Baggio li raduna in mezzo al campo: «Oggi non possiamo giocare», dice con un filo di voce. Il Brescia ritorna negli spogliatoi. Ciao, Daniele. E, se puoi, perdonali.

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