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Con un po' di storia

Ottant'anni di slip (e non sentirli)

Ottant'anni di slip (e non sentirli)
Persone 19 Gennaio 2015 ore 14:46

Oramai noi non ci facciamo più neanche caso. Ma il fatto che la nostra intimità più nascosta sia protetta – o meglio, custodita – da un comodo paio di slip è praticamente dato per scontato. Anzi, l’opposto sarebbe strano, se non assurdo. Eppure non è sempre stato così. Nei tempi antichi, sotto tuniche o sottane non si indossava nulla. Nel corso dei secoli, ogni tanto qualcuno si è ingegnato progettando qualche soluzione su questo tema.

Ma per arrivare al tipo di slip che tutti noi abbiamo nei cassetti della biancheria bisogna aspettare i primi anni del Novecento. Einstein aveva da poco pubblicato la teoria della relatività ristretta, i fratelli Wright iniziavano a sfrecciare nei cieli su rudimentali aeroplani, grazie all’italiano Guglielmo Marconi si stavano diffondendo le prime trasmissioni radio in giro per il mondo. Insomma, siamo nel 1906 quando all'interno di un catalogo di moda venne pubblicizzato il primo capo di abbigliamento intimo. Si trattava di un tipo di biancheria maschile in maglia, corta e aderente, adatto e consigliato per chi praticava sport. Ma l’indumento, forse a causa di una scadente campagna pubblicitaria, non ebbe il successo sperato, e si diffuse solo a livello locale.

 

mutande

 

La comparsa degli slip. Il termine slip (dall'inglese to slip, scivolare) venne utilizzato per la prima volta nel 1913, anche se questo indumento iniziò ad avere successo solo a partire dal 19 gennaio 1935, data in cui la Coopers Inc. (Jockey International), a Chicago, commercializzò un modello con apertura a Y, che portava il nome di Jockey.

Che sia stato per la loro comodità o per la novità che rappresentavano, furono un vero e proprio successo. In pochi giorni se ne vendettero seicento paia e a tre mesi dall'uscita sul mercato il bilancio segnava che ne erano state acquistate già 3mila. In breve tempo in America i jockeys sostituirono completamente l’indumento in maglia che fino a quel momento aveva coperto tutto il corpo. In Europa, per la precisione nel Regno Unito, gli slip arrivarono nel 1938 e anche qui, una volta in vetrina, tutti corsero a comprarli.

Gli antecedenti nella storia. Secondo alcuni storici i primi prototipi di biancheria intima come la conosciamo noi oggi furono sviluppati nell’antico Egitto, quando le donne nobili cominciarono a fare uso di una tunica a diretto contatto con la pelle, indossata sotto l’abito esterno come una sorta di sottoveste. Romani e greci privilegiarono, invece, la più completa libertà, anche sotto le vesti.

Durante il periodo longobardo, l’abbigliamento intimo era anche noto come femoralia ed era un indumento tipicamente maschile, solitamente in lino e di lunghezza variabile a seconda della moda del periodo. In epoca medievale nacque poi il termine mutanda, derivante dal latino medievale mutare, a indicare dunque “ciò che si deve cambiare”.

Le donne, comunque, indossavano sotto gli abiti semplicemente una lunga camicia. Fu Caterina de' Medici, moglie di re Enrico II di Francia, ad introdurre l'uso di biancheria femminile, stretta e attillata, per nascondere le parti intime durante le passeggiate a cavallo. I secoli successivi avrebbero visto modelli lunghi fino alle caviglie, che si sarebbero ridotti sempre di più fino a diventare calzoncini, prima di consacrarsi nella forma che noi oggi indossiamo.

 

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Gli ultimi originali modelli. I modelli che girano sul web e che maggiormente incuriosiscono gli utenti sono due: le antistupro e le antiodore. Per quanto riguarda le prime si tratta di un’idea sviluppata da un marchio di biancheria intima, la AR Wear, che ha messo all’opera i suoi stiliti per salvaguardare le donne da eventuali violenze. Si tratta di un paio di slip con una cinghia (posizionata sull’elastico) che può essere aperta solo da chi le indossa.

Invece per il secondo modello in questione è da diversi anni che in molti cercano una soluzione in grado di evitare gli sconvenienti imbarazzi del mal di pancia. Hiroki Ohge, un imprenditore giapponese, ha studiato e brevettato una vera e propria mutanda antiodore. Grazie ad un sofisticato sistema di filtraggio unito a un particolare tessuto è così riuscito ha inventare un modo un tipo di mutandine capaci di neutralizzare i cattivi odori. Il prototipo finale è stato presentato nel 2008, ed è composto da microparticelle di ceramica.