Si chiamava Matteo Salvi

Il sedrinese geniale che terminò l'opera incompiuta di Donizetti

Il sedrinese geniale che terminò l'opera incompiuta di Donizetti
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Ricorre in questi giorni, esattamente l’8 aprile, il 170esimo anniversario della morte dell’illustre compositore bergamasco Gaetano Donizetti, certamente fra i più celebri dell’Ottocento e le cui opere sono ancor oggi rappresentate nei teatri di tutto il mondo. Negli anni che precedettero la malattia e quindi la morte, Donizetti lavorò fra le altre a due opere: L’Ange de Nisida e Il Duca d’Alba, destinate a veder la luce sulle scene soltanto dopo la morte dell’autore.

La partitura ritrovata. È delle ultime settimane la notizia (lanciata dall’inglese Observer) del ritrovamento della partitura originale de L’Ange de Nisida, ultima opera compiuta composta dal bergamasco Gaetano Donizetti e ad oggi mai messa in scena. Fu composta nel 1839, ma lo spartito andò disperso in Francia, complice il fallimento della compagnia teatro Renaissance di Parigi destinata a rappresentarla. Come previsto da contratto, l’opera andò in prova a partire dal febbraio del 1840, ma il teatro chiuse nel maggio dello stesso anno, prima che essa potesse essere rappresentata.

Donizetti rimaneggiò l’opera in seguito per dare vita nel 1840 a La Favorita, ove l’originale storia legata ad un’amante del Re di Napoli fu trasformata nella vicenda di un re medievale di Castiglia, per evitare guai con la censura. A ridare ordine e vita alle pagine originali de L’Ange de Nisida (rinvenute nella Bibliotheque Nationale di Parigi) è stata la musicologa calabrese Candida Mantica, che ha lavorato otto anni presso la britannica Southampton University sulla base di una bozza di libretto conservata dalla Fondazione Donizetti di Bergamo.

 

 

«La musica dell’Ange de Nisida – spiega Mantica – si poteva leggere, solo sulle pagine autografe di Donizetti. Alcune furono inserite nella partitura autografa della Favorite, dove Donizetti le modificò pesantemente. Al momento non si conosce la collocazione della partitura autografa della Favorite, ma essa è consultabile in microfilm – in bianco e nero – alla New York Public Library. Le pagine non confluite nella Favorite (e che costituiscono più di metà dell’opera), sono invece conservate a Parigi, alla Bibliothèque Nationale de France, in diciotto cartelle differenti che non seguono un ordine preciso. Si era a conoscenza dell’esistenza della partitura smembrata dell’Ange de Nisida, sebbene essa non fosse mai stata studiata approfonditamente. A lungo si era dibattuto sulla possibilità di una sua ricostruzione, ritenuta poco fattibile da diversi studiosi in considerazione del suo stato frammentario e della difficoltà di leggere le parti confluite nella Favorite. Queste ultime riportano infatti numerose e pesanti cancellature e sostituzioni al di sotto delle quali, come in un palinsesto, si sarebbe dovuto decifrare lo strato risalente all’Ange de Nisida. Mi è stato possibile ripristinare l’ordine delle pagine dell’opera grazie ad una bozza di lavoro del libretto (di mano di uno dei due librettisti, Gustave Vaëz), che si conserva alle Archives Nationales di Parigi». L’Ange di Nisida verrà rappresentato per la prima volta il prossimo 18 luglio alla Royal Opera House di Londra, sotto la direzione di Mark Elder, protagonista la soprano libano-canadese Joyce El-Khoury.

«Sebbene l’opera possa dirsi completa nel suo insieme – aggiunge Mantica – mancano alcuni recitativi (non più di qualche pagina), evidentemente andati persi durante il processo di smembramento della partitura autografa dell’Ange de Nisida. Quattro dei quattordici numeri che costituiscono l’opera sono completi nella loro struttura generale, ma non interamente orchestrati. Per l’edizione promossa da Opera Rara, tutte le sezioni sopraelencate sono state completate e/o orchestrate da Martin Fitzpatrick, che di recente ha portato a termine un lavoro analogo – per la stessa casa discografica – per Le duc d’Albe di Donizetti».

 

 

L'opera completata in Val Brembana. Un destino sostanzialmente simile, per certi versi più travagliato, toccò a un’altra opera che Donizetti non riuscì a completare: il Duca d’Alba. A darle compimento, nel 1882, fu un compositore bergamasco, nato alla Botta di Sedrina, all’imbocco della Valle Brembana, il 12 novembre 1816. Il Duca d’Alba era una cosiddetta grand opéra di fatto abbandonata da Donizetti, nonostante il libretto completato (in lingua francese) da Eugène Scribe e Charles Duveyrier, che nel 1855 fu utilizzato per la messa in scena a Parigi de I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi. Del Duca Gaetano Donizetti musicò soltanto i primi due atti. Matteo Salvi lavorò al completamento dell’opera, pur fra lo scetticismo di molti, con la traduzione del libretto affidata ad Angelo Zanardini. A sostenere il lavoro di Matteo Salvi ci fu anche Amilcare Ponchielli, che al conservatorio di Milano ebbe fra i propri allievi Pietro Mascagni e Giacomo Puccini. La prima del completato Duca d’Alba, nel 1882 al Teatro Apollo di Roma, fu resa possibile da Giovannina Strazza Lucca, editrice musicale amica che contendeva a Ricordi (senza esclusione di colpi) il monopolio nel melodramma. Di quell'opera Matteo Salvi scrisse fra l’altro l’aria Angelo casto e bel, facilmente rintracciabile online nelle esecuzioni di Placido Domingo, Josè Carreras e del compianto Luciano Pavarotti.

Un compositore dimenticato. Matteo Salvi è però un compositore sostanzialmente dimenticato, se si esclude l’intitolazione (appena due anni fa) del Centro Polivalente a Sedrina. Eppure, come affermò Leopold Kanter nella biografia di Salvi pubblicata da Pierluigi Forcella nel 1987 (centenario della morte), «non è dire troppo che, senza la conoscenza della musica di Matteo Salvi, non si conosce un importante capitolo della storia del teatro dell’opera». Salvi nacque a Botta di Sedrina nel 1816, primo di sei figli in una famiglia povera, trasferitasi a Bergamo in cerca di miglior sorte nel 1828. Matteo fu iscritto alle lezioni caritatevoli del maestro Simone Mayr, cui il sedrinese dedicò poi la cantata La Musica e la gloria, una delle sue prime composizioni, presentata nel 1841 in un’accademia cui partecipava anche Gaetano Donizetti.

Botta di Sedrina primi del 900 sulla destra casa natale
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Botta di Sedrina, primi del Novecento: sulla destra, la casa natale di Salvi.

La targa che dedica a Matteo Salvi l Centro Polivalente a Botta di Sedrina
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Matteo Salvi in un ritratto del 1859
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Matteo Salvi in un ritratto del 1859.

Matteo Salvi in un'immagine del 1863
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Matteo Salvi in un'immagine del 1863.

Di Donizetti Salvi fu allievo di alta composizione a Vienna, dove aprì una scuola di canto e pianoforte. Nel 1847 ricevette il titolo di maestro di cappella e successivamente diresse il Teatro Imperiale di Porta Carinzia. Nel periodo austriaco, Salvi compose quattro opere: La prima donna, Lara (con prima alla Scala di Milano il 4 novembre 1843), I Burgavi e Caterina Howard. Si trasferì successivamente a Budapest, sino al 1875. In quell’anno, dopo la traslazione delle spoglie di Simone Mayr e Gaetano Donizetti in Santa Maria Maggiore, ritornò a Bergamo e due anni dopo fu nominato alla direzione dell’Istituto Musicale di Bergamo. A giocare contro di lui (anche nei commenti riguardo il Duca d’Alba completato) fu probabilmente il suo passato viennese, in un’Italia neorisorgimentale. E i patrioti volevano, non soltanto in teatro, tutta un’altra musica.

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