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Una storia incredibile da Douma

Tre giorni sepolto sotto le macerie Torna a casa e trova il suo funerale

Tre giorni sepolto sotto le macerie Torna a casa e trova il suo funerale
Persone 22 Agosto 2015 ore 04:00

Il bombardamento di Douma, centro vicino a Damasco, è stato un atto di forza volto a intimidire i sostenitori dei ribelli, secondo gli analisti. Il tragico evento ha avuto luogo domenica 16 agosto, in concomitanza con il mercato cittadino. Il governo siriano avrebbe voluto dimostrare in questo modo che i suoi oppositori sono destinati a soccombere, siano essi civili o meno. Dal cielo sono piovute alcune bombe sganciate dagli aerei, che hanno provocato un centinaio di vittime durante il primo raid. I militari hanno colpito ancora proprio mentre i soccorritori cercavano sopravvissuti, una strategia già messa in atto da Israele durante l'attacco a Beirut nell'estate del 1982. Per l'opposizione siriana la violenza scatenata sulla città dal regime è stata un atto di barbarie immotivata, mentre per il regime si è trattato di una risposta ai colpi di mortaio che sono esplosi nel centro di Damasco una settimana fa, uccidendo sei persone.

116 le vittime. Durante i bombardamenti della città, sono morte per la precisione 116 persone, tra cui 16 bambini e sette donne. Nella lista delle vittime è stato inserito anche il nome di Mohammed Rayhan. I familiari non l'hanno più visto tornare dal mercato e hanno ovviamente pensato che fosse perito sotto i bombardamenti. Domenica, il giorno stesso dell'attacco, i parenti di Rayhan hanno incominciato la veglia funebre, che dura tradizionalmente tre giorni. Ma nella mattinata di martedì hanno avuto una sorpresa. Rayhan, infatti, non era affatto morto. Era rimasto sepolto sotto le macerie degli edifici e i soccorritori non si erano acccorti della sua presenza. Dopo 36 ore trascorse sotto i resti di case e palazzi, Mohammed si è svegliato, è riuscito a liberarsi e ha fatto l'unica cosa che un uomo nelle sue condizioni potesse fare: si è messo sulla via di casa. La sua apparizione deve avere destato non poco stupore tra i cari che ne stavano piangendo la scomparsa. Ricoperto di polvere da capo a piedi, Rayhan deve essere sembrato loro una sorta di fantasma. Il suo arrivo, peraltro, non poteva essere più tempestivo. Martedì era infatti l'ultimo giorno del suo funerale.

 

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È già successo altre volte. La storia dell'uomo che ha interrotto il suo stesso funerale è stata raccontata dall'Eastern Ghouta, che fa parte di una rete di attivisti dell'opposizione. Il gruppo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto di un raggiante Rayhan insieme alla sua famiglia, felice di abbandonare il proprio cordoglio. Nonostante la vicenda del siriano possa apparire straordinaria, l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha dichiarato che non è affatto così. Ciò che è accaduto a Mohammed è già successo a molti suoi altri compatrioti. In effetti, il capo degli attivisti, Rami Abdurrahman, ha affermato: «Molte persone spariscono, si perdono tra i detriti e ricompaiono anche giorni dopo. Succede spesso soprattutto con i bambini. Ho saputo di un piccolo di tre anni che è stato pianto dai suoi genitori, mentre in realtà era ancora vivo ed è stato ritrovato tra le macerie». La notizia non è molto incoraggiante. Se sono molti i casi di persone date erroneamente per morte, significa che lo stato di guerra in Siria è tale da essere difficile tenere i conti di vittime e sopravvissuti e, inoltre, che gli aiuti umanitari non possono fare fronte a tutte le emergenze, né condurre con scrupolo le operazioni di recupero dei superstiti. Stephen O’Brien, delle Nazioni Unite, si è detto «scioccato dalla totale mancanza di rispetto per la vita dei civili da parte di entrambi i contendenti».

Gli attacchi del regime. Il bombardamento di Douma non è stato soltanto un bagno di sangue. Il governo ha voluto lanciare un messaggio molto chiaro. Da quando la città di Idlib è caduta in mano ai ribelli, nel nord della Siria, i villaggi musulmani di Kifraya e di Foaa sono stati sotto assedio e negli ultimi giorni sono anche stati oggetto di continui attacchi da parte dei ribelli. Il regime, pertanto, ha voluto scoraggiare qualsiasi ulteriore azione sui due centri. Teme che verrebbero devastati, se la milizia Jaish al-Islam dovesse catturarli. In termini più generali, il governo siriano non si comporta diversamente dai suoi oppositori, e viceversa. A pagarne le conseguenze sono ovviamente i civili inermi.

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