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«Prostratisi lo adorarono»

Che cosa si festeggia all'Epifania (di preciso, e siamo a Betlemme)

Che cosa si festeggia all'Epifania (di preciso, e siamo a Betlemme)
Persone 05 Gennaio 2015 ore 17:51

La scena è di quelle indimenticabili: una carovana di gente proveniente da non si sa dove si aggira per Gerusalemme chiedendo a tutti dove sia nato «il re dei Giudei». Nientemeno. Gli interrogati scuotono la testa, ma i servizi - deviati o no, non ci viene detto - vengono a conoscenza della cosa e riferiscono.

Erode fa un tentativo. Il re, Erode, crea allora una commissione governativa nel cui documento finale si afferma che il sunnominato «re dei Giudei» sarebbe nato alcuni giorni prima a poca distanza da lì, in località Betlemme. Se ne deduce che i pastori, la notte di Natale, avevano parlato di quel che avevano visto solo con poche persone accampate nei dintorni e poi erano tornati a dormire. In città la notizia non era pervenuta. Acquisito il fascicolo, Erode pensa subito a come fare per togliere di mezzo il concorrente. Quegli stranieri fungeranno da cani da tartufo: «Trovate il re, che poi arrivo io», dice loro in una riunione riservata.

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Alla casa di Betlemme. Ma gli ospiti si insospettiscono: «Perché mai convocarci in privato per affidarci un incarico di natura squisitamente pubblica, come la ricerca di un re?». «Questo qui non ne sapeva nulla fino a due giorni fa, tanto che ha dovuto mettere in piedi una commissione». Qualcosa non torna. «Ne sappiamo più noi di lui: troviamo il piccolo e ce la filiamo direttamente». E infatti lo trovano. Stava in una casa. Noi pensiamo che Giuseppe l’avesse presa in affitto per non dover ripartire subito per Nazareth con un neonato e una moglie che aveva appena partorito. La stalla aveva risolto brillantemente un’emergenza, ma era impensabile restarci a lungo. Quelli, dunque, entrano nella casa e fanno capire ai genitori (immaginiamo) stupiti di quel trambusto che considerano il loro bambino un re, un personaggio divino, che però dovrà soffrire molto. Glielo dicono coi regali che tirano fuori dai bagagli: oro, incenso, mirra. Quanti sono quelli che entrano? La tradizione dice tre; ma il Vangelo non è così preciso: usa l’indefinito, parla di «alcuni magi». Potrebbero essere stati anche una ventina.

E «prostratisi lo adorarono». Magi: cioè, secondo Erodoto e altri storici di varia provenienza, appartenenti a un antico ordine sacerdotale al momento in minoranza, operante nei territori tra l’Iraq e l’Iran attuali. Qualcosa come gli Yazidi (anzi, forse, proprio Yazidi). I tre nomi che la tradizione attribuisce loro sono un modo per dire che provenivano genericamente da regioni ad oriente di Israele, come se noi usassimo Ulrich, Philippe e Pablito per indicare l’Europa Occidentale, dalla Germania alla Spagna.

La cosa strana è che, dice il vangelo, una volta ammessi in sala «prostratisi lo adorarono». Il testo greco ci aiuta a capire cosa fecero esattamente perché l’azione è detta col verbo prosekynēsan, e la proskynesis consisteva, ufficialmente, nello sdraiarsi pancia a terra davanti al sovrano per riconoscerne l’autorità. Dunque gli Yazidi erano certi di trovarsi di fronte al re per cui si erano messi in viaggio, un re molto importante, stranamente ignorato dai suoi concittadini. Un re per il quale si erano mobilitate le stelle, ma di cui nessuno dei locali sembrava essere a conoscenza; un sovrano che abitava in una cittadina qualsiasi e non nella capitale, un monarca celeste che cresceva in una casa d’affitto lasciando che quell’altro si trastullasse a Palazzo. Ce n’era a sufficienza per rafforzarsi nella decisione di andarsene più in fretta possibile da quel paese di matti.

 

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[Adorazione dei Magi, Jacopo Bassamo, 1555-56]

 

Che cos’è l’Epifania. La Chiesa ha chiamato questa situazione Epifania (in greco: il mostrarsi dell’invisibile) e la celebra dodici giorni dopo il Natale. Ma cosa mostra, in realtà, il complesso di avvenimenti che abbiamo raccontato? Diverse cose. Che spesso gli eventi decisivi per la vita del mondo succedono senza che nessuno se ne accorga. Nessuno, s’intende, “del giro”, di quelli - cioè - che dovrebbero aspettarseli se non altro per il posto che occupano e il ruolo che svolgono.

Che spesso chi è a conoscenza, per motivi suoi, del fatto che quegli eventi si stanno verificando, può però non sapere come entrarci in contatto e si aggira pertanto per il mondo facendo domande e creando una serie di guai. Se i magi avessero avuto un navigatore più efficiente di una stella che un po’ si vede e un po’ no, la strage degli innocenti non ci sarebbe stata.

Che, in genere, la provocazione messa in atto da questi “estranei che sanno” - la questione agitata da questi “lontani” che si mostrano in realtà più vicini degli altri al cuore della vicenda - non risulta alla lunga priva di fondamento: sollecitata a indagare, la Commissione Erode ammette - a rischio di venir incriminata di mancata o insufficiente vigilanza sulla sicurezza dello stato - che un re doveva effettivamente nascere a Betlemme. Che quando si accerta la reale consistenza del fatto, della “cosa importante”, il potere tende quasi per natura a volersene sbarazzare con qualunque mezzo. Di solito colpendo nel mucchio.

Concludendo: l’Epifania non è tanto la festa nella quale viene mostrato al mondo Gesù (la presentazione al Tempio c’era già stata), ma la festa in cui si evidenziano i diversi modi coi quali il mondo reagisce alla sua presenza sempre molto discreta, periferica, senza né trombe né tamburi: c’è chi - addirittura - attraversa il deserto per accertarsene e godere del compimento di un’antica speranza; i potenti si attrezzano per farla morire sul nascere; la gran parte della gente continua nervosamente a farsi i fatti suoi.

Un dato è comunque sicuro: che la famiglia proveniente da Nazareth non stava più nella stalla. Per questo alcune persone n.d.d (di natura da definirsi) il giorno prima dell’Epifania sostituiscono la scena del presepio con una casa in paese, col selciato in luogo del muschio e i picchetti con l’anello per legare i dromedari dei magi.

E la Befana, cosa ha a che fare la vecchia con tutto ciò? La Befana non c’entra nulla - assolutamente nulla - con tutto questo. Deriva da una storia di donne invecchiate (e imbruttite) nell’unico sogno di trovare dei manici di scopa tanto lunghi e grossi da poterci montare a cavalcioni immaginando di volare. La coincidenza delle due feste è pertanto da considerarsi - come scrivono alla fine dei film - puramente casuale.