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La prima pugile italiana ai Giochi

Una piccola donna, ma picchia duro La boxe di Irma alle Olimpiadi

Una piccola donna, ma picchia duro La boxe di Irma alle Olimpiadi
Persone 15 Luglio 2016 ore 11:55
[Foto in apertura di Marcello Giulietti]

 

«La mia vita aveva un significato: quando lotti per qualcosa, cresci». È strano sentirglielo sussurrare, con quella voce da bimba e i capelli raccolti in una lunga, lunghissima coda, ché a guardarla Irma Testa è proprio chi deve essere: una ragazza di vent’anni appena, una piccola donna. Poi si toglie la leggerezza e la bellezza dagli occhi e sale sul ring. È lì che Irma ha incontrato il «significato», è lì che Irma ha trovato «quello che purtroppo manca a molti ragazzi della mia città». Cresciuta a Provolera, «uno dei quartieri più brutti di Torre Annunziata», Irma parteciperà alle Olimpiadi di Rio. È considerata la più forte under 20 del mondo, ma soprattutto sarà la prima pugile italiana a partecipare ai Giochi. In una lunga intervista a Donna Moderna Irma ha raccontato la sua vita, le sue passioni, e come tra le strade di Provolera «il mio allenatore raccoglie i bambini che marinano la scuola e li porta in palestra a imparare la boxe».

 

Boxe Vesuviana - Lucio Zurlo

[L'allenatore Lucio Zurlo e Irma Testa]

 

L’allenatore si chiama Lucio Zurlo, è uno di quei vecchi signori con le rughe rassicuranti che quando ti guardano sanno prendersi il rispetto. Qualche settimana fa, su Internazionale, è apparso un articolo (molto bello), un racconto sull’affetto (e il rispetto) che c’è tra Lucio e Irma. Non è la solita bella storia del maestro e dell’allieva, è molto di più. «La boxe mi era entrata dentro - ha raccontato Irma -, se saltavo un allenamento, mi mancava l’aria: avevo bisogno dell’odore dei guantoni, del sudore sulla pelle, delle grida dei ragazzi che facevano a pugni. Questo sport era la mia certezza». La certezza che la vita ti dà sempre una possibilità, e Irma l’ha saputa cogliere attraverso il sudore, i pugni, le sette ore sul ring ogni giorno, l’abnegazione per qualcosa (uno sport o il sacrificio). Mamma cuoca e papà cameriere erano contenti perché, ha detto Irma, «volevano che facessi uno sport e stessi lontana dalla strada». Da diversi anni ormai va ad Assisi, in Umbria, dove si allena con la Nazionale di pugilato.

 

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Quella di Irma è una storia di speranza: «Sapevo che se mi fossi impegnata, avrei ottenuto qualcosa di bello. Dopo anni di smarrimento, avevo un obiettivo da conquistare». Adesso l’obiettivo è l’oro. Irma lo ha detto chiaro e tondo, senza nascondersi: vincere. «Voglio dedicare l’oro a me stessa, alla mia famiglia e agli allenatori che mi hanno aiutato nei momenti difficili». E ce ne sono stati. Non quelli dell’infanzia, «quando mio nonno mi portava a pescare di mattina presto e guardavo il sorgere del sole e pensavo che quella era l’alba di Torre Annunziata. Ora giro il mondo, ma di posti così belli non ne ho mai più trovati». Invece l’adolescenza sì, quello è stato «il peggiore»: Irma era sola e lontana dagli affetti, «ma a differenza dei miei coetanei non potevo permettermi di sbagliare: se lo avessi fatto, avrei buttato via tutto».

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