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La Liberazione

Via Paglia, via Zelasco, via Zeduri... Tutte le strade di Bergamo dedicate agli eroi della Resistenza

Sono diverse decine e in centro ce ne sono tante, ma le vittime del nazifascismo sono ricordate anche nei borghi e in periferia

Via Paglia, via Zelasco, via Zeduri... Tutte le strade di Bergamo dedicate agli eroi della Resistenza
Persone Bergamo, 30 Aprile 2022 ore 09:18

di Paolo Aresi

Quante sono le vie di Bergamo dedicate ai concittadini che si opposero al fascismo e che animarono la Resistenza? Soltanto nel centro della città ne incontriamo dieci, alcune dedicate a delle persone, altre a momenti e movimenti. In realtà sono diverse decine nel perimetro comunale.

Bergamo venne liberata dai nazifascisti tra il 27 e il 28 aprile 1945, è l’occasione per ricordare quegli uomini e quei momenti. Cominciamo dal largo Bortolo Belotti, che scende da via Verdi e arriva ai giardini del Donizetti e al Sentierone, quindi la via Ezio Zambianchi, la via Rodolfo e Giovanni Zelasco, la via Duzioni, la piazza Giacomo Matteotti e il passaggio Pierantonio Cividini. Insomma, una toponomastica largamente legata al movimento antifascista. Tanti altri riferimenti li troviamo in altre zone della città.

Ma chi erano questi antifascisti che vivono nel nome delle vie del cuore cittadino? Bortolo Belotti era di Zogno, fu un intellettuale che scrisse la celebre “Storia di Bergamo e dei Bergamaschi”. Fu deputato al Parlamento prima del fascismo e sempre oppositore del movimento di Mussolini; venne confinato a Cava dei Tirreni dal 1930 al 1931, poi riparò in Svizzera, dove morì il 24 luglio 1944, aveva 67 anni. Giovanni e Rodolfo Zelasco erano rispettivamente padre e figlio. Giovanni era insegnante all’Esperia, aderì al Partito Socialista e si impegnò nella Resistenza, tra l’altro si diede da fare per salvare tanti perseguitati politici. Morì a Serina mentre ispezionava le formazioni partigiane, per un banale incidente stradale, il 18 ottobre 1944; Rodolfo venne arruolato dai fascisti nella divisione Monterosa, ma disertò ed entrò nelle formazioni partigiane della Liguria; nel dicembre 1944 venne ucciso vicino a Montedomenico, nella zona di Sestri Levante, che gli dedicò la scuola elementare. Norberto Duzioni era del 1910, ufficiale dell’esercito, capitano del 78° reggimento Lupi di Toscana. Dopo l’8 settembre 1943 lasciò l’esercito e diede una mano a fondare i primi gruppi partigiani; diventò comandante della divisione orobica di Giustizia e Libertà. Morì insieme a Zelasco nell’incidente stradale accaduto mentre era diretto a Oltre il Colle per incontrare le formazioni partigiane. Ezio Zambianchi era nato nel 1892; durante il periodo fascista aderì al partito Socialista. Era un direttore didattico, ma l’autorità lo allontanò perché “elemento pericoloso”; dopo l’armistizio divenne un esponente di spicco del Comitato di Liberazione Nazionale e dopo il 27 aprile 1945 fu il primo prefetto di Bergamo: morì pochi mesi dopo a 53 anni.

Abbiamo poi piazza Giacomo Matteotti, persona che non ha bisogno di presentazioni: venne rapito e assassinato il 10 giugno del 1924 da parte della polizia politica, su iniziativa di Benito Mussolini. Bergamo gli ha intitolato la piazza davanti al Comune. Meno famoso è Pierantonio Cividini, al quale è stato dedicato il passaggio tra via Tiraboschi e via Ghislanzoni. Cividini era un giovane esponente del movimento cattolico e si impegnò nell’antifascismo: venne arrestato l’8 settembre e deportato a Sandbostel in Germania: riuscì a tornare a casa dopo la Liberazione, ma molto debilitato e con la tubercolosi che lo portò alla morte il 29 novembre del 1962, a 43 anni. Vicino al passaggio Cividini si trova quello dedicato al suo amico don Antonio Seghezzi, sacerdote di Premolo, ordinato nel 1929. Dopo l’8 settembre si impegnò nella Resistenza organizzando una rete per far fuggire persone in pericolo per ragioni politiche o perché ebree: riuscì a salvare decine di fuggiaschi, ma le autorità nazifasciste scoprirono una parte del sistema; don Antonio Seghezzi, d’accordo con il vescovo Bernareggi, si consegnò ai tedeschi che lo deportarono a Dachau. Morì dopo la liberazione del campo perché gravemente ammalato, il 25 maggio 1945.

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Il passaggio Roberto Bruni lo si incontra in via Venti Settembre; Roberto, fratello di Eugenio e zio del Roberto che fu sindaco di Bergamo, morì a 31 anni; venne processato nel marzo 1942 per disfattismo - aveva imbrattato il monumento a Mussolini che si trovava davanti al Comune -, ma fu prosciolto per insufficienza di prove; dopo l’8 settembre 1943 entrò nella formazione partigiana di Ettore Tulli nella zona di Santa Brigida, in Val Brembana. Fu arrestato poco dopo e deportato: morì a Dachau il 12 febbraio 1945. A un altro partigiano, Mario Zeduri, venne dedicato un passaggio che collega via Tiraboschi con piazza Matteotti; Zeduri aveva diciotto anni quando venne ucciso dopo il combattimento alla Malga Lunga, dove i fascisti ebbero la meglio; venne fucilato sul posto, era il 17 novembre 1944; altri furono uccisi alcuni giorni dopo, tra questi il comandante della formazione, Giorgio Paglia, al quale è stata dedicata la strada tra via Bonomelli e largo Medaglie d’Oro. Giorgio Paglia venne catturato alla Malga Lunga e morì a Costa Volpino il 21 novembre; era figlio di una famiglia fascista, il padre era un decorato della Prima Guerra Mondiale: la famiglia riuscì a ottenere per lui la grazia, ma egli la rifiutò e volle morire fucilato per primo, davanti ai suoi compagni. Per questo suo esempio di abnegazione fu decorato nel Dopoguerra con la medaglia d’oro al valor militare.

Oltre il centro e nei borghi

Ci allontaniamo dal centro e approdiamo a via Broseta dove si trova il parco dedicato ai fratelli Locatelli, Albino, Guerino e Giuseppe. Quella dei fratelli Locatelli è forse una storia non abbastanza conosciuta: furono tutti e tre partigiani e tutti e tre morirono per mano dei nazifascisti. Albino e Guerino fondarono una squadra partigiana della Valle Taleggio; Guerino morì in uno scontro a fuoco il 27 giugno 1944, Albino fu catturato verso la fine del 1944 sul colle di Petosino; venne seviziato e torturato e poi ucciso con un colpo di pistola alla nuca e gettato dal ponte sull’Adda a Capriate. Il terzo fratello, Giuseppe, era infiltrato nella banda fascista del temuto Resmini e informava il Cln degli spostamenti dei nazifascisti; nel dicembre 1944 fu scoperto: lo fucilarono davanti alla chiesa di Sant’Agostino, alla Fara.

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