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Fa parte della squadra dei Rifugiati

Yusra, salvò 18 persone nell'Egeo e oggi gareggia in vasca a Rio

Yusra, salvò 18 persone nell'Egeo  e oggi gareggia in vasca a Rio
Persone 09 Agosto 2016 ore 12:03

Dalle acque dell’Egeo per scappare dalla guerra, alle acque delle piscine di Rio per gareggiare alle Olimpiadi. È questa la sintesi della storia di Yusra Mardini, la nuotatrice 18enne siriana che dopo essere fuggita da Damasco è riuscita a coronare il sogno che coltivava fin da bambina. Figlia di un allenatore di nuoto, nata nel 1998 a Damasco da una famiglia cristiana, Yusra nuota da quando aveva tre anni e in patria era una brillante atleta, avviata verso la carriera agonistica supportata dal Comitato Olimpico Siriano. Nel 2011, con lo scoppio della guerra civile in Siria, la sua vita è radicalmente cambiata. Sebbene nel 2012 abbia partecipato ai Campionati mondiali di nuoto in vasca corta a Istanbul, rappresentando la Siria, Yusra un anno fa ha maturato la decisione di lasciare il suo Paese, anche perché la sua casa venne distrutta da un bombardamento. Da Damasco è arrivata in Germania, passando per Beirut, Istanbul, Smirne e Lesbo, e risalendo quindi la cosiddetta rotta balcanica, un po’ in treno e un po’ a piedi, e attraversando l’Austria.

 

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Refugee Swimmer Yusra Mardini - Photocall
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Yusra Mardini IOC
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Yusra_Mardini
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L’impresa eroica. Comunque vadano le gare – dopo l’eliminazione nella semifinale dei 100 farfalla mercoledì gareggerà nei 100 stile libero – Yusra la sua medaglia l’ha già vinta. Perché nel 2015 il suo coraggio e la sua forza le hanno permesso un’impresa eroica: ha salvato la vita a 18 profughi che insieme a lei erano su un gommone nelle acque dell’Egeo alla volta dell’isola di Lesbo. Erano a bordo di una carretta del mare che poteva trasportare al massimo sei persone. Delle 20 che si erano stipate a bordo, solo in quattro sapevano nuotare. Quando il motore dell’imbarcazione entrò in avaria, a circa cinque chilometri dalla costa, e il gommone iniziò a imbarcare acqua, Yusra si tuffò in acqua insieme alla sorella e ad altre due persone, e insieme spinsero il gommone per tre ore e mezzo, fino a riva. Con la sola forza delle braccia. Più volte nelle interviste Yusra ha dichiarato che per lei tuffarsi fu un imperativo: «Sarebbe stato davvero ingiusto morire in mare, visto che sono una nuotatrice. Il mare era scuro e ora dopo ora diventava più freddo. Avevamo buttato tutto in acqua, tranne la nostra custodia resistente all'acqua con i passaporti, i soldi e il telefono». Da quella volta ha cominciato a odiare il mare aperto.

 

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L’ingresso in squadra. Una volta arrivata a Berlino, grazie all'aiuto di un interprete egiziano che parlando con lei ha scoperto il suo passato da nuotatrice, Yusra è entrata in contatto con il Wasserfreunde Spandau 04, uno dei club sportivi più antichi della città e dopo settimane di prova è stata scelta dal suo allenatore tedesco Sven Spannekrebs per entrare a far parte della squadra. Godendo dei benefici concessi dal sistema scolastico tedesco per tutti coloro che si distinguono per meriti sportivi, Yusra dopo due anni di inattività ha avuto la possibilità di tornare ad allenarsi due volte al giorno in una piscina olimpionica. Ogni mattina sveglia alle sette, due o tre ore di nuoto intensivo in vasca, poi a scuola per le lezioni e nel pomeriggio altre ore di allenamento in piscina. Questi sforzi, che ora appaiono poca cosa rispetto alla sua fuga da Damasco, hanno dato i loro frutti e Yusra è stata scelta dal Cio per far parte della squadra dei rifugiati. Le sue specialità sono i 100 farfalla e i 100 stile libero, anche se il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di riuscire a qualificarsi per i 200 stile libero. Un’impresa per cui ha già deciso di impegnarsi in vista dei Giochi di Tokyo del 2020.

 

Refugee Swimmer Yusra Mardini - Photocall

 

La nazionale dei rifugiati. Yusra gareggia nella squadra degli Atleti Olimpici Rifugiati, il team creato da Comitato Olimpico per quegli atleti che non hanno più una nazionalità e una bandiera sotto cui gareggiare e hanno avuto la possibilità di proseguire la loro carriera sportiva in un altro Paese. In totale, sono 10: 6 uomini e 4 donne, di nazionalità siriana, sud-sudanese, etiope e congolese. Insieme rappresentano i 65 milioni di persone in fuga nel mondo. La loro bandiera è quella con i cinque cerchi olimpici, e Papa Francesco è il loro primo tifoso.

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