L'intervista

Emilio Del Bono candidato alle elezioni regionali 2028? «Gli unici veri autonomisti siamo noi del Pd»

L’ex sindaco di Brescia è stato incaricato dai Dem di girare la Lombardia e dare vita a un progetto di governo alternativo

Emilio Del Bono candidato alle elezioni regionali 2028? «Gli unici veri autonomisti siamo noi del Pd»

Mancano due anni alle prossime elezioni regionali. Un lasso temporale che, nella politica odierna, rappresenta un’eternità. Ma se non vinci da oltre trent’anni non puoi certo permetterti di prendertela comoda. Per questo il Partito democratico ha lanciato il “Laboratorio Lombardia 2028”, un percorso teso a costruire un progetto alternativo in vista della futura tornata elettorale.

A coordinare il tutto c’è Emilio Del Bono, ex sindaco di Brescia, vicepresidente del Consiglio regionale e, nei fatti, il candidato dem alla guida di Palazzo Lombardia. Da tempo ha iniziato un “tour d’ascolto” che ha fatto tappa anche in Bergamasca.

«Il Pd mi ha chiesto di girare i territori, rafforzare le relazioni e ascoltare tutti per raccogliere elementi, suggerimenti e valutazioni fondamentali per arrivare alle elezioni del 2028 – spiega -. Parallelamente stiamo lavorando a dei documenti programmatici che consegneremo alla coalizione per arrivare preparati all’appuntamento e proporre così un’alternativa forte e credibile dopo 33 anni di governo del centrodestra. È fisiologico e necessario».

Cosa non va in Lombardia?

«Questo è il mandato più stanco della storia della nostra Regione. E stanno arrivando i nodi al pettine: la crisi del sistema sanitario, ma anche della competitività. Siamo oggi una delle Regioni che cresce di meno, siamo poco sopra lo zero per cento. Questo ha acuito le disuguaglianze tra i territori: le valli si spopolano e faticano e la bassa Lombardia è in crisi profonda. Solo l’area urbana intorno a Milano regge. Non c’è omogeneità».

Ed è aumentata la povertà.

«I dati dicono che i redditi sono cresciuti meno che in altre parti d’Italia, la Lombardia è quartultima per crescita negli ultimi dodici anni e mezzo».

Quindi non siamo più la locomotiva d’Italia?

«Economicamente parlando, la Lombardia resta leader, ma sta perdendo terreno. Se non s’inverte la tendenza è chiaro che questa narrazione d’eccellenza diventerà solo un ricordo. Lo si vede da diverse graduatorie. Veneto ed Emilia stanno reagendo molto meglio. E questo perché manca una politica di governo. Le faccio un esempio: le nostre infrastrutture viabilistiche sono rimaste quelle di mezzo secolo fa. Il sistema ferroviario è quasi tutto a binario unico e la viabilità su gomma, tranne per alcuni tentativi affannosi, è ancora inadeguata. È un sistema che tende al collasso. Siamo praticamente l’unica regione europea a dover affrontare questi problemi. È tutto più lento, costoso, faticoso».

Eppure governo centrale e governo regionale sono dello stesso colore politico. Questo non dovrebbe facilitare le cose?

«Il problema è il peso politico della Lombardia, che è in costante calo. Nella Conferenza Stato-Regioni siamo quasi irrilevanti, così come sono ai minimi i rapporti con la Commissione europea. Ci siamo isolati seguendo l’idea della politica sovranista e così facendo ci siamo indeboliti. Io vedo tanti manifesti, sento tanta propaganda, ma la vera voce della Lombardia la si percepisce pochissimo. C’è stato un crollo di autorevolezza politica (…)

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