Il commento

Nuovo Dpcm, Violi (M5S): «Fontana non ha più alibi: può chiedere misure differenziate»

Secondo il consigliere regionale bergamasco pentastellato il governatore potrà chiedere misure diverse «a seconda della gravità della situazione. Così viene messa al centro l'autonomia locale e non sarà più possibile lo scaricabarile»

Nuovo Dpcm, Violi (M5S): «Fontana non ha più alibi: può chiedere misure differenziate»
04 Novembre 2020 ore 18:40

«Anche con la Lombardia in “zona rossa” Fontana oggi può decidere e chiedere al Ministro della Salute di emanare un’ordinanza sulle zone della regione a basso contagio, dopo un confronto con i sindaci dei territori. Il governatore lombardo potrà dunque prendere misure differenziate a seconda della gravità della situazione in relazione al numero di contagi, Rt e pressione sugli ospedali. Con questo Dpcm viene messa al centro l’autonomia locale e non sarà più possibile giocare allo scaricabarile con il Governo».

Nell’attesa di scoprire quale sarà il destino dei lombardi, anche se sembra ormai inevitabile un nuovo lockdown pressoché identico a quello vissuto a marzo, il consigliere regionale bergamasco del Movimento 5 Stelle Dario Violi interviene nel dibattito politico in merito al nuovo provvedimento governativo. Un provvedimento che aveva scatenato forti reazioni da parte dei presidenti di regione, in primis Attilio Fontana che chiedeva misure univoche su tutto il territorio nazionale.

«Il nuovo Dpcm permette a Fontana, e a tutti i governatori regionali, in accordo con il Ministro Speranza, di allentare le misure restrittive in alcune zone della regione, comprese le limitazioni agli spostamenti tra comune e orari aperture di esercizi commerciali – aggiunge Violi -. È il giorno delle responsabilità in Lombardia. Fontana pretendeva misure uniformi su tutto il territorio nazionale con chiusure che valessero per tutti. Il Governo, invece, ha agito con razionalità per preservare la salute ed il tessuto economico»

Per salvaguardare le imprese costrette nuovamente alla serrata Palazzo Chigi avrebbe messo sul piatto 5 miliardi di euro di “ristori”. «A fronte di tutto questo – conclude Dario Violi – Fontana non ha più alibi; ha tutti gli strumenti per agire».

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